Caratteristiche portanti di questo romanzo di Stanislao Nievo, pronipote di Ippolito Nievo, sono l'originalità letteraria e il contenuto affettivo che porta in sé. Letterariamente il romanzo è costruito su diversi piani narrativi. Inizia come romanzo storico, raccontando l'ultima giornata di vita di Ippolito Nievo, vice intendente generale dell'esercito garibaldino che aveva guidato la spedizione dei Mille e gestito l'amministrazione del Regno delle Due Sicilie.
All’ombra del Castello di Sassari è, prima che un romanzo, il gioco letterario di un docente di Diritto in pensione.
Romanzo storico ambientato una manciata d'anni dopo l'anno Mille, in una fase di drammatica decadenza civile, sociale e culturale, “Il trono della bestia” è la trasfigurazione della corruzione, della fatiscenza e dell'abnorme disordine della Romana Chiesa nel momento di massimo declino: quando si poteva diventare papa magari a vent'anni, e non senza robusti giochi di potere.
1912. Anatole France, di lì a poco Nobel per la Letteratura (1921), pubblica una lettura scolastica dei giorni dell'odio e della decadenza della Rivoluzione Francese: non snatura gli eventi, ma li semplifica cancellando, per quanto possibile, contrasti e sfumature. L'intento è abbastanza limpido: prendere le distanze dalla violenza, dal fanatismo, dagli sciagurati eccessi dei giorni del Terrore. Un pizzico di approfondimento delle dinamiche psichiche dei personaggi avrebbe senza dubbio assicurato un salto di qualità dell'opera, così costretta, a distanza di un secolo dalla pubblicazione, a un'esistenza preclusa al grande pubblico e limitata agli studiosi e agli appassionati del genere (romanzo storico).
Per la comprensione di questo romanzo dell’esordiente Antonello Pellegrino bisogna fare un piccolo ripasso di storia, prendendo a prestito in particolare le teorie di Leonardo Melis: L’età del bronzo, quella in cui le antiche popolazioni sarde erigevano i nuraghi, fu un periodo di grande fulgore. I sardi, abili artigiani e navigatori, lavoravano il bronzo con grande maestria. In effetti la Sardegna è ricca di miniere di rame, ma dove i Sardi si procuravano lo stagno? In quell’epoca si poteva andare in Africa, in quelle che venivano chiamate le miniere di Re Salomone, nello Zimbawe. Lì si trovano costruzioni a tronco di cono molto simili ai nuraghi. Quindi le popolazioni sarde si erano spinte sino all’Africa?
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