A quattro anni di distanza dal suo esordio, avvenuto in una Transeuropa, 1998, con la raccolta di racconti “Veronica dal vivo”, lo scrittore siciliano Giuseppe Casa debuttò ad alto livello con questo generazionale romanzo di formazione – deformazione, avrebbe detto lui – apparso per Rizzoli. “La notte è cambiata” (13 euro e 50; pp. 282) era una storia che poteva essere raccontata soltanto quando Roma aveva ancora il fascino della città in cui succedeva tutto; vale a dire, fino agli anni Novanta, massimo primi anni Zero. È una storia che racconta cosa poteva capitare a un giovane provinciale sensibile, intelligente e pieno di vita, in questo Paese: cosa poteva capitare in un'anima portata a leggere bellezza e verità, e potenzialità, in ogni cosa.
“Sei bellissima” è un viaggio nel tempo, un viaggio nei primi anni '70, in un piccolo paese, Ponte agli Stolli, nei pressi di Figline Valdarno, in Toscana. È un romanzo di formazione, popolare, di paese, toscano, comunista.
Erri De Luca rifiuta l'appellativo di autore, non inventa storie, non lavora di fantasia, semplicemente racconta esperienze di vita. Nell'ultimo romanzo “I pesci non chiudono gli occhi” riconvoca intorno a sé il passato remoto dei suoi dieci anni, perché torni presente per lo spazio di poco più di cento pagine. L'uomo di oggi guarda al bambino di allora dalla distanza esatta di mezzo secolo e descrive l'ansia di crescere di un ragazzino che, finite le elementari con un anno di anticipo, supera l'età ad una sola cifra e avverte dentro di sé il cambiamento di chi non conosceva le lacrime e, invece, finisce col soffrire di una “dissenteria degli occhi”, che gli scuote il petto.
Clara e Ana sono due sedicenni che scoprono di amarsi non semplicemente come due amiche, scoprono di esser fatte l’una per l’altra e traggono reciprocamente piacere dai loro corpi giovani e freschi, all’insegna dell’allegria e della leggerezza.
William Goldman è uno degli sceneggiatori più noti e celebrati del cinema statunitense, basti ricordare pellicole come “Butch Cassidy” del 1969 o “Tutti gli uomini del presidente” e “Il maratoneta” ambedue del 1976 ed ecco la casa editrice Mattioli 1885 pubblica per la prima volta in Italia la sua opera d’esordio “Io sono Raymond” del 1956, uscita quando l’autore aveva appena 26 anni.
“Ciascuno ha una casa diversa. Qualcuno a est, qualcuno a ovest, qualcuno a nord, qualcuno a sud. Noi stiamo a ovest”. “L'ovest è meglio?”. “Non lo so. Non sono mai stato da nessun'altra parte”. “Ci andrai?” “Un giorno”. “Tornerai?”. “Certo”. “Volentieri?” “Certo”. “Perché?” “È sempre bello ritornare, ecco perché” [Saroyan, “La commedia umana”, 8, p. 39).
"Intanto, poco per volta, lentamente, stavo cambiando pelle, e gradualmente diventai un giovanotto in tutto e per tutto. Una fotografia scattata a quel tempo mostra un ossuto, alto contadinotto in scadenti abiti di scolaretto, dagli occhi smorti e dalle rustiche membra immature. Solamente la testa mostrava un po' di sicurezza e di precocità. Con una specie di stupore mi vedevo smettere le maniere proprie dell'adolescenza e attendevo, con oscuro presentimento di gioia, il tempo dell'Università[...]" (Hesse, "Peter Camenzind", cap. II)
“Padre padrone” [1975] è un libro destinato a restare nella storia della nostra letteratura italiana; non soltanto per la freschezza espressiva e per la sua straordinaria vivacità linguistica, e non soltanto per la credibile e dolorosa rappresentazione delle difficoltà esistenziali e delle contraddizioni culturali dei pastori sardi. È destinato a restare perchè riesce a interpretare con intelligenza, dignità e personalità il rifiuto del passaggio di consegne da padre a figlio; perché quando certe consegne sono sbagliate, a esse si deve disobbedire. Non c'è sangue e non c'è orgoglio per la tradizione che tenga.
Secondo della trilogia autobiografica iniziata con “Infanzia” e terminata con “Vergogna”, “Gioventù” è un vero e proprio romanzo di formazione, in cui l'intera narrazione ruota attorno alla ricerca dell'identità.
“Il principe Tristano davvero delirava quando diceva che la notte è più bella del giorno! Io, da quando sono nato, non ho aspettato che il giorno pieno, la perfezione della vita: ho sempre saputo che l'isola, e quella mia primitiva felicità, non erano altro che una imperfetta notte; anche gli anni deliziosi con mio padre, anche quelle sere là con lei! Erano ancora la notte della vita, in fondo l'ho sempre saputo. E adesso, lo so più che mai; e aspetto sempre che il mio giorno arrivi, simile a un fratello meraviglioso con cui ci si racconta, abbracciati, la lunga noia...” (Morante, “L'isola di Arturo”, IV, “Regina delle donne”, p. 187)
Ho letto questo romanzo di Lansdale, o meglio, riletto dopo un paio d'anni, subito dopo aver terminata la lettura de “Le onde” di Virginia Woolf. L'effetto, sul momento, è stato straniante. Come uno spumante dopo un brunello, per dire. Tanto pastoso e meditativo quest'ultimo quanto frizzante il primo. Non sono troppo certo di questo parallelismo, ma si fa per dire. Comunque una lettura che mi ci voleva, credo, per disintossicarmi dalla Woolf. La scrittura di Lansdale è piana, scorre via sotto gli occhi come i paesaggi dal finestrino di un treno, ma riesce a non essere mai banale, e tratta temi, a quanto ho letto anche nelle altre recensioni apparse qui su Lankelot, interessanti ed in modo piacevole.
A un passo dal Settantasette, Roma: una generazione sta per sprofondare nell'ultimo illusorio movimento di protesta politica, sognando una rivoluzione rossa e antiborghese, per ritrovarsi infine a ricostruire, con pazienza, la propria identità individuale, lacerata e sbranata dalla farneticazioni del delirio collettivo comunista.
“E poi sono qui per colpa tua. Non puoi lamentarti, Antonella, non puoi dirmi come mi devo comportare. Non sono qui per divertirmi, per conoscere il mondo, per fare esperienza. Sono qui per colpa tua. Se avessi voluto fare esperienza me ne sarei stato a casa. E lo so che stai pensando... Be’, amica mia, come dico sempre, ci sono punti all’interno della mia cameretta che non ho ancora esplorato”.
Traduzione di Floriana Bossi
Malcolm è uscito nel 1959.
Walk on the wild side di Algren nel 1956.
The catcher in the rye di Salinger nel 1951.
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