Ci sono titoli (di libri, ovviamente) che “suonano” bene e rimangono in mente, catturano l’attenzione per un’atmosfera suggerita, una parola indovinata, messa lì al punto giusto e al momento giusto; titoli che stimolano fantasie e accendono lampadine di sana curiosità intellettuale, come fossero testimoni cartacei di una reale esigenza collettiva. È certo questo il caso dell’Arte del piano B di Gianfranco Franchi: classico esempio di titolo accattivante simpatia al massimo grado, visto il persistente disagio in cui ci ritroviamo tutti più o meno impantanati, qui, ora e per chi sa quant’altro tempo.
“The Treatment” è il secondo album del gruppo romano Soul of the Cave composto da Paolo Boni (chitarra), Giovanni De Sanctis (basso e voci), Giacomo Serri (chitarra e voci) più Flavio Gamboni alla batteria, prodotto da Adriano Angelini e che arriva a distanza di quattro anni di distanza dal precedente “Asphalt”.
A quattro anni di distanza dal suo esordio, avvenuto in una Transeuropa, 1998, con la raccolta di racconti “Veronica dal vivo”, lo scrittore siciliano Giuseppe Casa debuttò ad alto livello con questo generazionale romanzo di formazione – deformazione, avrebbe detto lui – apparso per Rizzoli. “La notte è cambiata” (13 euro e 50; pp. 282) era una storia che poteva essere raccontata soltanto quando Roma aveva ancora il fascino della città in cui succedeva tutto; vale a dire, fino agli anni Novanta, massimo primi anni Zero. È una storia che racconta cosa poteva capitare a un giovane provinciale sensibile, intelligente e pieno di vita, in questo Paese: cosa poteva capitare in un'anima portata a leggere bellezza e verità, e potenzialità, in ogni cosa.
A quasi quattro anni di distanza da “Lavorare stronca”, l'anarchico e corrosivo outsider Angelo Zabaglio, alias Andrea Coffami, torna a pubblicare: e torna a pubblicare per la gioia e per il divertimento dei suoi lettori e dei suoi spettatori, conquistati sul campo, negli anni, da protagonista di eventi, letture e performance di vario ordine e grado in tutto il territorio nazionale. Zabaglio è pieno di personalità, di sentimento e di rabbia; di sofferenza e di voglia di vivere, e di divertire.
Una grazia sconfinata, una grande semplicità, uno stile inconfondibile: queste le tre caratteristiche principe delle microbiografie scritte dalla bizantinista Silvia Ronchey, fautrice di un approccio originale, fiabesco e seducente alle vite di letterati, filosofi, poeti e santi, madri padri e padrini della nostra civiltà. “Il guscio della tartaruga” [Nottetempo, 2009] è un mosaico composto da sessantacinque argomenti diversi; è la storia di tante storie, scritta rispettando la lezione degli enciclopedisti e degli agiografi bizantini: sa essere evocativa in poche battute, sa scolpire il passato con lucidità e consapevolezza, sa affascinare e sa insegnare con deliziosa naturalezza.
Dopo il pogrom contro la minoranza Rom a Torino e la barbara uccisione di due senegalesi a Firenze, si rifa viva l'urgenza di parlare di minoranze etniche in Italia. I curdi non rappresentano numericamente un gruppo vasto. Sono molto più folte le comunità che si trovano in Germania, in Francia, in Inghilterra. Dato che però parlare di immigrazione nel nostro paese ci costringe proficuamente anche a parlare di altri luoghi, di tragedie che si consumano su altre terre, è giusto riconoscere il merito di questo volume apparso nel 2008 grazie all'impegno delle province di Milano, Roma, Venezia e dell'editore Terra Ferma.
Classe 1967, Roberto Baggio da Caldogno era uno che giocava con un'eleganza e una fantasia che sembravano semplicemente rinascimentali. Era nato per Firenze. Il destino era stato didascalico: dove poteva finire per giocare, quel ragazzo che aveva bellezza e grazia nel sangue, se non nella città di Dante? Ma l'Italia degli anni Ottanta e Novanta non conosceva saggezza, e forse non aveva voglia di ospitare leggende. E fu così che Baggio finì per diventare juventino, milanista, bolognese, interista, bresciano; tutto fuorché fiorentino, tutto fuorché artista fedele a una e una musa soltanto.
"Siderale – Racconti di confine” è il primo libro non autoprodotto di Claudio Collu, classe ’73, nato a Roma ma cresciuto a San Sperate in Sardegna, pubblicato dalla piccola casa editrice sarda Aipsa Edizioni nel 2010. È un volume di quasi 200 pagine composto da racconti, alcuni della durata anche di una sola pagina, e da alcune poesie poste in chiusura. “Siderale” è un raccolta di racconti che spaziano da quelli di ambientazione fantascientifica a quelli di spunto horror ambientati in varie epoche storiche fino ai giorni nostri, toccando luoghi e tematiche care alla letteratura western fino ad affreschi che arrivano fino alla lontana preistoria e anche al periodo del crollo dell’Impero Romano.
Piano B numero 1: ho un paio di miei amici che qualche tempo fa conducevano una vita tutto sommato tranquilla e invidiata da molti, avevano un lavoro, vivevano in affitto in un appartamento normalissimo ma a cinquanta metri dal lago, tutto bene a prima vista ma negli ultimi tempi avevano perso il sorriso, si erano fatti insofferenti, scuri in volto, poco ospitali, poi un giorno l’amico mi dice “Ti porto in un posto.” Abbandoniamo la città, saliamo in montagna e ci fermiamo davanti a una piccola cascina ancora da ristrutturare e mi dice “Fra un mese io e lei andiamo a vivere qua e ci mettiamo a fare quello che abbiamo sempre sognato.” Furono in molti a dargli dei pazzi. Tre anni dopo il loro Piano B è diventata una nuova vita.
Benedetto XVI ha recentemente affermato che il 2012 sarà, nonostante gli auspici nefasti di cui si vocifera di continuo e gli spread, l’anno della fede. Ma non sarebbe stato meglio, chessò, proclamare un anno del ‘mea culpa’ o meglio ancora uno della riconsiderazione, nonostante il pontificato di Woitila e l'attuale di Papa Ratzinger, del Concilio Vaticano secondo? Il bel saggio di Emilio Gentile Contro Cesare (Cristianesimo e totalitarismo nell’epoca dei fascismi – Feltrinelli 2011) ci offre la possibilità di fare chiarezza su alcuni punti che la miopia contemporanea, se non la cattiva coscienza, se non una muffetta ideologica persistente, ci ha impedito finora di considerare.
Dopo la raccolta di racconti “Auto-pseudo-biografo-mania”, pubblicata nel 2009 dai tipi di Ibiskos, Lorenzo Pompeo, slavista, traduttore di importanti autori ucraini contemporanei – Andrukovych, Zabuzhko e Zhadan – ha recentemente dato alle stampe il suo primo “lavoro sulla distanza”. "In arte Johnny (vita, morte e miracoli di Giovanbattista Cianfrusaglia)", romanzo breve dalla vena ironica e surreale, ambientato presumibilmente nella Roma dell’ ultimo decennio o di fine anni ’90, ripercorre l’ultimo giorno di vita di un ragazzo dell’Urbe che per una fortuita coincidenza si imbatte in una faccenda più grande di lui: il presunto ritrovamento dell’ultimo improbabile frammento dello Scudo Crociato.
Un libriccino sepolto ormai nella polvere del tempo: bellissimo perché lucido nella sua sostanza ideologica e soprattutto perché essenziale.
Scrive l’autore nella prefazione: Queste pagine, svolgendo rapidi appunti, - stenografia di vicende e pensieri più che di spiegate parole -, furono scritte dal 18 al 25 settembre del 1943.
Dunque giorni terribili per il nostro paese, dove la poca preparazione per l’improvviso armistizio e lo smarrimento, soprattutto dei militari, aumentò vertiginosamente la paura del domani.
Nella sciagura di un paese costretto a un armistizio disperato, di un popolo che non poteva più né fare la guerra né fare la pace, è possibile ancora cantare?
I libri di critica letteraria, per i bibliofili, sono una bella opportunità. Quando sono belli, come questo, portano alla conoscenza di due buoni scrittori: quello oggetto (dell’opera) e quello soggetto dell’azione (l’autore). Le due entità, nell’opera, si fronteggiano. Danno vita ad un incontro-scontro, che tanto dice e tanto rivela della personalità e del talento di entrambi. Da un lato abbiamo uno scrittore monumento, Antonio Debenedetti, ammirato e coccolato negli ambienti letterari, forse un po’ trascurato dal grande pubblico. Dall’altro Marco Onofrio, critico, scrittore, ma soprattutto letterato dalla sconfinata passione, dalla curiosità inesauribile e dai gusti mai troppo scontati.
Allucinazione splatterosa, romanesca, dark e malaticcia, “Vloody Mary” è il nuovo, divertente e delirante romanzo di Paolo Di Orazio.
Tenuta a battesimo da Mino Maccari nelle stanze del “Mondo” di Pannunzio, “L'Italia dei poveri” è un'appassionata raccolta di racconti-inchiesta firmati dal giornalista salernitano Giovanni Russo. Si tratta di scritti composti tra 1950 e 1957, senza pensare ad una futura pubblicazione in volume: sono pagine che erano rimaste, tendenzialmente, al di fuori dell'articolo commissionato dal giornale o dalla rivista.
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