"Gli' è un'offesa ai' popolo italiano!".
Parte subito incazzato Mario Cioni all'apertura di "Berlinguer ti voglio bene: il filmino soft-core in programmazione al cinema non soddisfa affatto le aspettative onaniste sue e dei suoi amici Bozzone, Gnorante, Buio. Effettivamente il povero Mario non se la passa troppo bene: 25 anni da sottoproletario, rapporto edipico con una mamma megera, tanto sesso bricolage, le chiacchierate con Berlinguer lo spaventapasseri del campo.
Mario e gli amici vanno a ballare in un'orrida balera e, appena Cioni pare aver conquistato una bionda grazie ad una virilizzante bottiglia di coca cola nelle mutande, ecco che giunge la beffa degli amici: la notizia della morte della madre.
“Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla. Come in una favola, c’è dolore. E come una favola, è piena di meraviglia e felicità”
(Incipit del film. Trascritto, per quanto possibile, fedelmente).
Introduzione.
Roma, 2003. È alle porte l’invasione americana in Iraq. Attilio, stralunato poeta e padre di due ragazze, è innamorato di Vittoria. La segue ovunque ma senza alcun successo negli approcci, da un capo all’altro dell’Italia. Il corteggiamento incessante si arresta improvvisamente quando Vittoria, biografa del poeta Fuad, amico di Attilio, parte per Baghdad. Alla notizia che l’amata è in fin di vita per uno dei primi bombardamenti americani, Attilio s’inventa di tutto per poterla raggiungere: si finge medico della Croce Rossa e, tra alterne peripezie, trova il modo di arrivare sul luogo.
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