Un vecchio è seduto sulla panca davanti a casa sua e il vicino passa e gli domanda:
Beh, che fai, stai seduto lì a pensare?
E l'altro risponde: No, sto seduto qui e basta.
Questa storiella è la descrizione più sintetica di cosa sia l'ovvietà. La conosco da vent'anni e da allora mi vado a sedere accanto al vecchio sulla panca. Ma ancora non sono riuscita a credergli fino in fondo.
Frammenti tratti da un'intervista a Herta Müller, apparsa per la prima volta nel periodico romeno 22 nell'ottobre del 2003. Pezzo inedito in Italia e di notevole pregio, sia per l'intervistata che per l'intervistatrice, Gabriela Adameşteanu, tra i maggiori prosatori contemporanei. Testo importante per comprendere temi e preoccupazioni dell'opera della Müller.
La lingua romena partecipa alla lingua tedesca in cui scrivo
“Dimentica solo chi vuole dimenticare. Io non ho dimenticato nulla. E non voglio farlo”. Anzi Lev Razgon “sente il bisogno di raccontare almeno una parte del dramma che ha vissuto con la sua generazione” e sceglie di scrivere, di trasformare la propria “vita offesa” in un lungo romanzo. Le pagine, quindi, raccolgono i ricordi, ma non si tratta di mera esposizione dei fatti: ogni episodio, ogni stadio della sua terribile esperienza è sviscerato e commentato nella ricerca tenace di risposte impossibili.
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