Trilogia della montagna II. Secondo capitolo della Trilogia della montagna firmata negli anni Sesssanta da Yaşar Kemal, lo scrittore turco, di origine curda, più tradotto e conosciuto all'estero prima della comparsa del Nobel O. Pamuk. Scrittore prolifico e fluviale.
Trilogia della montagna I. Spesso apostrofato all'estero come “lo sciamano delle lettere turche”, Yaşar Kemal si appresta a compiere la veneranda età di ottantanove anni. Quaranta le opere al suo attivo, che comprendono romanzi, racconti epici, racconti per l'infanzia, reportage e studi sperimentali.
Da ormai almeno un secolo, l'ossessione del popolo curdo è la frontiera. Nel caso specifico le frontiere (5): quelle che si interpongono alle sovranità territoriali di Iran, Iraq, Siria e Turchia. Lo stesso per gli abitanti della diaspora, che la frontiera la astraggono, la sublimano e ne fanno un sentimento: l'esilio. La frontiera può servire a definire un luogo, un'identità. Ma serve anche a dividere e ad allontanare. Se spacca un popolo in quattro porzioni ineguali, la frontiera è uno strumento di guerra e di governo, secondo il vecchio adagio latino divide et impera. È la premessa delle pratiche assimilatorie.
Nel 1953 quando scrive “Il prete bello”, Parise è un letterato che si trova a Milano per lavorare presso la casa editrice Garzanti. Sebbene sia contento della sua nuova attività, vive “ore di vuoto, di tristezza, di solitudine” nella grande città, specie la sera.
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