“Esistono case nelle quali può essere pericoloso, per il proprio equilibrio mentale e per quella che chiamiamo anima, mettere piede sia pur soltanto per il più breve intervallo di tempo (…). Sono entrato in queste case dopo che chi le abitava era stato scacciato dal terrore e dalla disperazione” (p. 7)”. Ed entrando in quelle case maledette, ho avuto conferma dell'esistenza del male, scoprendo che finiva per infestare tutti quelli che ci vivevano. E ho rischiato di restarne infetto io stesso. Questa sembra essere la morale della favola del secondo, gotico divertissement del misterioso Raymond Rudorff (cfr. “Gli archivi di Dracula”).
Postmoderno prequel di “Dracula” di Bram Stoker, il bizzarro pastiche “The Dracula Archives” apparve nel 1971; per questa sua prima edizione italiana abbiamo dovuto aspettare circa quarant'anni. L'autore, Raymond Rudorff (1933-1992), era un uomo che preferiva restare nell'ombra, e a quanto pare nell'ombra riposa; a quasi vent'anni di distanza dalla sua morte, è discretamente complicato riuscire a ricostruire notizie biografiche credibili e poggiate su fonti di prima mano. Sembra che Rudorff sia stato uno storico e un giornalista inglese, traduttore dal francese e dall'italiano.
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