Quando una storia racconta d'un inventore di storie (in questo caso, un plagiario di talento, già da minorenne) si ha sempre la sensazione di ritrovarsi a essere spettatori d'un quadro di Escher. La letteratura scrive della letteratura: meglio, del problema dell'invenzione della scrittura, della sua genesi, della sua essenza. Il meccanismo, eccezionalmente autoreferenziale, può dare vita a librotti allegri e vivaci, mai dinamitardi (Gaarder, “Il venditore di storie”) oppure a robuste iniezioni di esistenzialismo (il Bandini di Fante, per dire: o il “Martin Eden” di London): leggiamo di scrittori che non sanno cominciare a scrivere, oppure che confondono vita e scrittura. Leggiamo uno scrittore che scrive di uno che vuole scrivere e magari non riesce.
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