Recensione idiota.
Ma insomma, com'è questa arte del piano B?
È un'arte artigiana, agricola, industriale, intellettuale, cazzona, pure.
Pure cazzona?
E certo. Quale arte non è un po' cazzona?
….
Che la politica non fosse rose e fiori, che fosse il luogo principe di compromessi, mediazioni e piccoli grandi ricatti; che in un grande partito convivano diverse anime e diversi interessi, che la concorrenza interna ad esso sia spietata, dal vertice alla base, non ce lo doveva certo spiegare George Clooney, che al suo quarto lungometraggio dietro la macchina da presa sceglie un thriller politico dal taglio esplicitamente morale per convincere il pubblico e i membri dell’Academy che si possono fare film che coniugano impegno civile e intrattenimento.
Libro concentrato sul cittadino americano, uomo “politico” come ogni adulto dovrebbe essere, dunque sull’artista nel suo complesso piuttosto che sul mero musicista, questo Leonard Bernstein, - Vita politica di un musicista americano, biografia del fantasioso adorabile direttore d’orchestra, compositore altalenante, interprete ammirato del grande Gustav Mahler. Basata sui dossier targati FBI e documenti inediti, l’opera è firmata dal saggista Barry Seldes.
Dalle mie parti la chiamano "malerba" ma credo che possa essere facilmente assimilata alla "malapianta". Si tratta di una coltura infestante, particolarmente nociva che cresce rapidamente, senza difficoltà e che è complicato estirpare. Il parallelismo tra la "malapianta" e la 'ndrangheta è lampante. Ma la "malapianta" ricorda anche la struttura di tronco, rami e foglie che caratterizza la 'ndrangheta la quale si basa, ormai da secoli, su una gerarchia di poteri ben definita ed inviolabile tenuta assieme soprattutto grazie a vincoli di sangue e al silenzio omertoso di chi ne fa parte.
Quando l'allora ventiquattrenne letterato giuliano Giani Stuparich [1891-1961] pubblicava “La nazione czeca”, era, come cittadino triestino, un cittadino austriaco, compatriota dei cechi e degli slovacchi: era un cittadino e un intellettuale triestino che aveva ideato e composto questo saggetto in un tempo in cui “prevedere il conflitto odierno era compito soltanto dei diplomatici, e prepararlo dei militari”, rivendicava con orgoglio nella premessa. Stuparich era un intellettuale che confidava si potesse dare vita, nel contesto austroungarico e in prospettiva in quello europeo, a una famiglia di nazioni confederate, ognuna espressione d'uno Stato democratico.
Personalmente, mi ero già occupato di questo libretto straordinario, fondamentale, qualche tempo fa. Ora fa piacere tornarci per una nuova edizione che dobbiamo alla combattiva casa editrice chiarelettere. Parliamo del Discorso sulla servitù volontaria del cinquecentesco Étienne de La Boétie, amico del grande Montaigne che lo definì “filosofo stoico”. Il libretto è ora preceduto da un breve saggio di Paolo Flores d’Arcais e da uno scritto di poche pagine di Paul H.D. d’Holbach (“Saggio sull’arte di strisciare a uso dei cortigiani”) dai chiarissimi intendimenti.
La 'ndrangheta è una religione. Di più, è una fede. La 'ndrangheta avviluppa tutto l'Occidente e non risparmia altre aree del mondo, anche quelle apparentemente più insospettabili. Il libro di Nicola Gratteri, magistrato e procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, e di Antonio Nicaso, giornalista, scrittore e storico esperto di organizzazioni criminali, oltre che a rappresentare una denuncia, compie una ricognizione, affascinante ma sconcertante, di un universo, quello degli 'ndranghetisti, che mescola rituali para-religiosi e giuramenti di sangue, attività illecite di ogni genere e omertà, assenza dello Stato e giustizia sommaria e senza sconti.
Sono nata e vivo nella Marsica. Il terremoto fa parte di quella storia sottopelle che trovi fissata in certi muri segnati, nei racconti di chi racconta che c'era e nelle scosse che, a modo loro, da sempre, ricordano che qualcosa di incontrollabile e più grande di te può devastarti l'esistenza. Alle 3.32 del 6 aprile 2009 dormivo, come tanti. Prima di quel momento anche qui, a una quarantina di chilometri in linea d'aria da L'Aquila, la terra aveva tremato in vari momenti. Nulla di eccezionale, in fin dei conti. Era già capitato. Poi, però, alle 3.32 la scossa più potente ed infinita. Questo ricordo più di tutto: sembrava non voler finire. Perché è proprio ciò che speri in quegli istanti: che finisca prima possibile. E il buio.
Il titolo “Piccoli padri” al plurale è riferito a tutti quegli uomini, politici e studiosi che negli anni, forti di una convinzione federalista e spesso nell’ombra, hanno contribuito al consolidarsi della Comunità europea prima e dell’Unione europea poi. Dietro i “grandi padri” come Adenauer, De Gasperi, Schumann, Spaak, Spinelli c’erano tanti funzionari che lavoravano e organizzavano i lavori delle istituzioni con uno spirito di servizio ormai desueto; e questo libro, nel celebrare uno di loro, ci ricorda una politica che non era disgiunta da utopie difficilmente realizzabili, ma di cui avremmo forse bisogno come medicina per volare più alto e distanziarci dalle attuali mediocrità.
È ancora possibile sperare in una civiltà del dialogo? Questo interrogativo è capitale nelle riflessioni di Enzo Bianchi che da anni nei suoi scritti si prodiga per il raggiungimento di una completa e civile umanizzazione. Al dialogo tra cristiani e non cristiani, tra cattolici e laici, tra italiani e stranieri il priore di Bose ha dedicato tre libri. "La differenza cristiana", "Per un’etica condivisa", "L’altro siamo noi" sono stati raccolti in un unico volume: "Insieme" (Einaudi, pagine 177, 12 euro).
"Il libretto viola” è un bel libro e non nell’accezione più semplice e ovvia del termine, è un bel libro non solo per il suo contenuto interessante, ma per la sua componente estetica che va dal formato alla copertina di Maurizio Ceccato, dall’aspetto generale fino al dettagliatissimo colophon che recita “Qui finisce il libro… Ma non finisce qui” e una miriade di notizie precise ci illuminano sui materiali che hanno consentito la realizzazione del libro, nel rispetto dell’ambiente.
Nelle società occidentali è più facile finire investiti da un'auto che essere picchiati, è più facile ritrovarsi senza casa che essere pugnalati, è più facile essere abbandonati dal proprio compagno, nell'arco di dieci anni, che ritrovarsi la casa svaligiata. E tuttavia moriamo di paura: per le cose sbagliate. E tuttavia concentriamo le nostre inquietudini sull'angoscia d'una possibilità d'aggressione, di una rapina, di una violenza. I media mainstream ci intontiscono con una pletora di dettagli e una valanga di piccoli aggiornamenti e di colpi di scena su drammatici episodi di cronaca nera che si ripetono una volta ogni tre anni: intanto ogni anno, per le strade, soltanto qui in Italia, muoiono 5000 persone.
Premessa: per poter capire questo articolo, é necessario conoscere almeno in parte l'organizzazione della Confederazione elvetica. Ho scritto un articolo dove spiego in grandi linee com'é organizzata la Svizzera...
Siamo nella Quarta o nella Quinta Repubblica. La politica è andata oltre la destra e la sinistra. Le elezioni sono state abolite, gli esecutivi pure. La democrazia parlamentare è stata definitivamente sostituita dalla telecrazia. Il ministro unico (così si chiama adesso il Presidente del Consiglio) è eletto dal televoto. Questo è il futuribile presente narrato da Marco Bosonetto nel romanzo Nel grande show della democrazia (Laurana editore, pagine 248, 16,50, euro). Già dal suo titolo il libro pugnala con un’ironia singolare. Nella trama fitta di eventi rocamboleschi si leggono le preoccupazioni dell’attuale deriva istituzionale. Siamo in un’Italia in cui si vola con l’eliscooter e si telefona col videoguanto.
Domenico Di Tullio, avvocato e scrittore romano-sannita classe 1969, ha esordito qualche anno fa pubblicando il saggio “Centri sociali di destra. Occupazioni e culture non conformi” per la Castelvecchi diretta, allora, da Alberto Castelvecchi. Era il 2006. Non tutti i lettori italiani ricordano che la pubblicazione di quel libro scatenò le proteste della sinistra antagonista, comprensive di una simbolica (e conforme) occupazione della casa editrice. L'accaduto fu un discreto volano pubblicitario per l'opera prima di DDT. Posso confermare che la redazione superstite, qualche anno più tardi, ricordava l'episodio con una certa allucinata angoscia. E un pizzico di incredulità.
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