“E io che sono qui adesso, finalmente qui, ho aspettato per sentirmi parlare di com'era quando c'erano loro. Io che sono venuta ad esplorare i loro luoghi, voglio sapere da Lawrence com'era prima, com'era quando c'era Jack, e Allen e Neal, e Gregory e tutti gli altri santi della vita” (O.C.).
Il trombettiere è la storia quasi vera di Giovanni Martini, trombettiere, che fu con Garibaldi e Custer, a Cuba e Nuova York, recita il sottotitolo, ma la cosa straordinaria è che David Riondino scrive in decime, strofe da dieci versi che ricordano l’ottava rima della Maremma toscana, la decima cubana e lo stile dei poeti repentisti come Alex Díaz Pimienta. Il lavoro è impreziosito dalla stupende tavole di Milo Manara, forse il miglior disegnatore italiano, noto per aver collaborato anche con Federico Fellini e Roberto Vecchioni.
“La zona portuale invece, poco illuminata durante la notte, diventava il teatro di un carnaio. Le vittime erano perlopiù nude, e pochi indossavano un costumino da spiaggia, molto stretto, e delle luride infradito. Alcuni spavaldi nel loro tremore incosciente. Altri invece quasi invitavano ad essere calpestati, per avere almeno uno scopo reverenziale verso i loro padroni, diverso da quello cui erano destinati.” (pag. 53)
“Del dolore scelsi il percorso/ e non più di sopire il cuore/ d’incompiuto sentire svanire” ("Incipit").
L’ultima raccolta poetica di Enrico Pietrangeli – che esce quattro anni dopo “Ad Istanbul tra pubbliche intimità” – è breve e intensa. Raccoglie sia testi composti in concomitanza di un tour ciclistico, il CicloInVersoRoMagna 2011, di cui l’Autore è stato uno dei protagonisti, sia testi precedenti rielaborati. Ci si muove quindi all’insegna della continuità e, nello stesso tempo, della progressione, o meglio, dell’approfondimento di un tema centrale che scandisce tutte le dodici sezioni del libro: il dolore.
Donatella Bisutti ha vinto nell'84 il Premio Montale per l'Inedito con il volume "Inganno Ottico"; nella giuria di quel tempo facevano parte poeti come Bassani, Caproni, Luzi, Gramigna, Spagnoletti... un bellissimo imprimatur per una poetessa che ha poi pubblicato molti libri e saggi, come traduttrice ha inoltre fatto conoscere diversi autori stranieri. Per il poema "La caduta dei tempi", di Bernard Noel - edito da Guanda 1997 - prese il premio Biella per la traduzione.
A quasi quattro anni di distanza da “Lavorare stronca”, l'anarchico e corrosivo outsider Angelo Zabaglio, alias Andrea Coffami, torna a pubblicare: e torna a pubblicare per la gioia e per il divertimento dei suoi lettori e dei suoi spettatori, conquistati sul campo, negli anni, da protagonista di eventi, letture e performance di vario ordine e grado in tutto il territorio nazionale. Zabaglio è pieno di personalità, di sentimento e di rabbia; di sofferenza e di voglia di vivere, e di divertire.
Antonio Veneziani spiazza tutti: proprio quando in tanti aspettavamo uscisse il suo romanzo in versi, o almeno la nuova edizione del suo famigerato “Brown Sugar”, è spuntata fuori questa stravaganza decisamente inedita: “D'amore e di libertà” è un balocco da bibliomani e collezionisti di bizzarrie editoriali, pubblicato da un picco
“un poeta è difficile dire cos’è.
un poeta vede le cose.
un editore indipendente è un coraggioso.
un editore indipendente che pubblica poesia è un visionario.
i coraggiosi e i visionari servono a questo mondo molto più delle creme antirughe.
gli editori che pubblicano bei libri servono a questo mondo molto più delle creme antirughe.
io faccio uso di creme antirughe e scrivo poesie. a volte sono coraggiosa.
i bravi poeti servono a questo mondo più delle creme antirughe.
se io sono poeta e brava lo dovete decidere voi. io continuerò comunque a fare uso di creme antirughe” [Alessandra Racca].
Non è soltanto un quaderno d’appunti su Trieste e Umberto Saba: “Interni con figure” è l’ultima riscoperta, in ordine di tempo, tra gli scritti inediti di Stelio Mattioni (1921-1997), scrittore triestino tra i più importanti del dopoguerra italiano.
Un ragazzino timido e ritenuto quasi dislessico, che non aveva nessuna inclinazione per la scuola e a nove anni non sapeva ancora leggere. Un attaccamento fortissimo alla campagna irlandese per la quale continuava a struggersi da Londra e Dublino. Chi avrebbe scommesso che dentro questo involucro imbranato, all’apparenza privo di attitudini, aspettasse di rivelarsi il grande poeta? Non furono le precoci esperienze nelle grandi città d’Europa a segnarne l’immaginazione ma i saltuari ritorni nella nativa Contea di Sligo. Qui crebbe in lui «un vecchio istinto di razza, come di un selvaggio» che investì la sua vita, facendogli sempre bramare fino alle lacrime un pezzetto di terra di quei campi da stringere tra le mani.
Questa nuova raccolta di poesie di Paolo Ruffilli affronta il tema dell'amore adulto, in modo completo e maturo, fresco e originale. L'artista aveva già toccato il tema dell'amore in “Piccola colazione”, Garzanti 1987, nella sezione dal titolo “Per amore o per forza”. Qui l'autore tratta di un amore giovanile, volto alla ricerca dell'assoluto. “Staremo sempre insieme./E ci diremo tutto.” E ancora: “Dai metti la tua/nella mia mano./Eccola presa nel laccio che la tiene./Giura che mai, per/nessun'altra, la lascerai”.
“Ho vissuto nel mondo naturale per tutta la mia vita. È un mondo che ho investigato a fondo. So che gli animali e gli uccelli hanno una loro vita personale, proprio come ce l’abbiamo tutti noi. Conosco lo spirito della tempesta del mare o della neve, della montagna o della pianura, così come conosco i miei vicini di casa. Tutti noi ci parliamo. Le mie poesie sono un tramite per tutti questi esseri che parlano attraverso di me” ( J. K.)
“Ognuno sapeva di far parte della Storia tranne il defunto che non capiva mai esattamente cosa stava succedendo anche quand'era vivo” (A.G.).
Allen Ginsberg è morto il 5 Aprile del 1997, aveva 71 anni e una settimana prima gli avevano diagnosticato un cancro al fegato. Forse l'epatite C presa nel '60 in Sudamerica era degenerata in cirrosi e poi in cancro. Il 31 Marzo subito dopo aver ricevuto la notizia Ginsberg scrisse l'ultima poesia della sua vita: "Cose che non farò" ("Nostalgie"). E' un elenco di tutti gli impegni, gli incontri, i piaceri che non vivrà più. Eccone alcuni versi:
Nel 1933, mentre García Lorca attraversava l’oceano diretto a Buenos Aires, affidando ad alcune pagine scritte in viaggio la presenza del duende, l’Europa si affannava a scacciare il demone buono dell’arte e lo gettava in pasto ai suoi carnefici.
Scrittura fluida e profondamente evocativa alla maniera di un mantra, questo librino può leggersi quasi come uno spartito musicale, che segna il tempo di una performance tenuta da Lorca davanti agli ascoltatori latino americani, pronti ad abbandonarsi con entusiasmo alla sua danza.
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