Prima edizione italiana delle “Questions de littérature légale” di Charles Nodier, “Crimini letterari” è stato intelligentemente ridotto e strutturato in sezioni di immediata accessibilità e facile consultazione. A circa duecento anni di distanza dall'originaria pubblicazione francese, scopriamo quella che secondo Speziale, Schifani e Carbone è “Un'opera-mondo”, in cui il mondo è l'universo della Repubblica delle Lettere. I Duepunti sostengono sia “un mondo strutturalmente criminale, dove l'appropriazione indebita, la rilettura scorretta, il plagio, il sovvertimento della regola sono motore generativo, ragione della fecondità stessa” (p. 7).
Quando una storia racconta d'un inventore di storie (in questo caso, un plagiario di talento, già da minorenne) si ha sempre la sensazione di ritrovarsi a essere spettatori d'un quadro di Escher. La letteratura scrive della letteratura: meglio, del problema dell'invenzione della scrittura, della sua genesi, della sua essenza. Il meccanismo, eccezionalmente autoreferenziale, può dare vita a librotti allegri e vivaci, mai dinamitardi (Gaarder, “Il venditore di storie”) oppure a robuste iniezioni di esistenzialismo (il Bandini di Fante, per dire: o il “Martin Eden” di London): leggiamo di scrittori che non sanno cominciare a scrivere, oppure che confondono vita e scrittura. Leggiamo uno scrittore che scrive di uno che vuole scrivere e magari non riesce.
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