L’uniformità di contenuti non è, nonostante tutto, la miglior chiave di lettura per comprendere Piero Chiara. Serpeggia anche nei suoi estimatori, sempre e costanti nel tempo, questo concetto essenziale, che è riducibile ad una calcolata opzione per il marginale, ad un’insistente attenzione per la quotidianità, ad una predilezione per il ‘canone’ comico e ad una innata tendenza per il provincialismo e per i tratti ad esso riconducibile: trasgressione, insinuazione e pettegolezzo.
Giuseppe Guin, giornalista del quotidiano La Provincia, lo scorso anno ha pubblicato L’amore imperdonabile, un romanzo ambientato sul Lago di Como. Il libro è stato un successo: tre edizioni e un unanime consenso di critica e lettori. Al centro della storia le vicende grottesche ed esistenziali di una piccola comunità e della giovane Elisa Vannelli, che gestisce insieme al padre la Locanda del Nibbio, dove la sera del 12 novembre del 1957 è violentata da un uomo misterioso.
Guin, con una scrittura scorrevole, mette insieme una galleria di personaggi unici che con finiranno per essere coinvolti nell’intreccio misterioso dei fatti accaduti quella fredda sera d’inverno nella locanda del Nibbio.
Chi si ostina a pensare che il delitto perfetto non esiste, uscirà destabilizzato dalla lettura de I giovedì della signora Giulia. Pur presentando tutti gli elementi caratteristici della produzione di Piero Chiara (l’ambiente pettegolo della provincia, la villa tenebrosa, l’insoddisfazione femminile, il giovane arrampicatore sociale ecc.), quest’opera è decisamente atipica, più “gialla” di quelle che sarebbero seguite, “un precoce ibrido – per dirla con Mauro Novelli, il prefatore e curatore del testo – tra police procedural e legal thriller”.
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