Su Facebook si è scritto e si scriverà molto, ma è possibile parlare di questo fenomeno in maniera giocosa e divertente, senza demonizzarlo? La risposta – affermativa – viene da questo romanzo-saggio di Luca Martello, giovane sardo di talento e dallo spiccato senso dell’umorismo (chi ha letto i suoi racconti sul vecchio lankelot.com se ne sarà già accorto). Martello riesce a inventare una scherzosa e grottesca avventura che ha per protagonisti un coniglio e nientemeno che Zygmunt Bauman.
Ci sono titoli (di libri, ovviamente) che “suonano” bene e rimangono in mente, catturano l’attenzione per un’atmosfera suggerita, una parola indovinata, messa lì al punto giusto e al momento giusto; titoli che stimolano fantasie e accendono lampadine di sana curiosità intellettuale, come fossero testimoni cartacei di una reale esigenza collettiva. È certo questo il caso dell’Arte del piano B di Gianfranco Franchi: classico esempio di titolo accattivante simpatia al massimo grado, visto il persistente disagio in cui ci ritroviamo tutti più o meno impantanati, qui, ora e per chi sa quant’altro tempo.
«L'uomo del piano B è uno che non te ne sei nemmeno accorto ma tutto a un tratto ha preso e ha cambiato lavoro e ha cambiato casa. Oppure ha cambiato estetica, e ha cambiato lessico. Non ti ha semplicemente disorientato: t'ha proprio spiazzato.»
Mi sono sentito gradevolmente in sintonia con questo arguto libro di Franchi, non solo perché di recente ho cambiato lavoro e in parte stile e organizzazione della mia vita – a chi potrebbe interessare, in questa sede? -, bensì per il fatto che L'arte del piano B è una panacea concepita e realizzata con sorprendente tempestività. Il libro giusto, edito nel momento giusto da un editore giusto e interessante quanto fortunato, che ha trovato in uno dei suoi autori la propria icona.
Recensione idiota.
Ma insomma, com'è questa arte del piano B?
È un'arte artigiana, agricola, industriale, intellettuale, cazzona, pure.
Pure cazzona?
E certo. Quale arte non è un po' cazzona?
….
Nostalgia della “Collina dei conigli” di Richard Adams? Siete in compagnia dell'autore di questo giocattolo pianobista, il sardo Luca Martello, classe 1983: uno che ha pensato di raccontare la dipendenza dal web, l'alienazione di una generazione intera e la farraginosa cultura dei social network con una favola postmoderna, molto strampalata e bizzarra, protagonista e narratore un coniglio:
“Lettere dalla Terra” è probabilmente il Mark Twain che non ti aspetti. A fronte delle “Le avventure di Huckleberry Finn”, “Tom Sawyer”, “Il principe e il povero”, “Un americano alla corte di re Artù”, le opere più famose dello scrittore americano e nello stesso tempo considerate tra quelle più adatte ad un pubblico di bambini o ragazzi, parte dei lettori avranno pensato ad un Twain quasi come una versione maschile della maestrina dalla penna rossa. Ed invece niente di più sbagliato.
Altri hanno già scritto e recensito. Perciò queste righe si presentano più con lo spirito di chi viene a rendere omaggio che di colui che recensisce, e vogliono porgere, per quel che conta, la mia personale eco. A lettura appena ultimata. Qualcuno si potrebbe aspettare che io parafrasi le parole dell'autore, spiegando la mia personale visione/interpretazione del Piano B. No, non accadrà. È vietato: la prima regola del Piano B è che non si parla mai del Piano B. Lo si vive semmai. Lo si disegna: e il disegno ha in più questo, rispetto alla scrittura: il silenzio. La segretezza. Basti dire che sentir nominare il Piano B serve in primo luogo a farci rendere conto di quanto siamo incastrati nel Piano A.
Devo ammettere, ancora una volta e senza particolari obiezioni di sorta per le modalità con cui continua a sorprendermi, che il caro amico Gianfranco Franchi, - che prima d’essere amico, nella fattispecie, si conferma soprattutto intelligente letterato - è riuscito nell’arte, sempre rigenerante, di muovermi a dubbio e riflessione: di scalfirmi un po’, che ce ne è sempre bisogno. Di crearmi anche qualche lieve disturbo e difficoltà, nel leggerlo.
Nella vita bisogna avere una strategia alternativa. Un piano B, una scelta da fare per cambiare vita, cambiare direzione, una volta per tutte. Una via di fuga, quando necessaria, per “tornare a stare bene”. Gianfranco Franchi ci guida nel mondo del “Piano b” in questo saggio arguto e originale pubblicato da Piano B edizioni, una piccola casa editrice di Prato.
“L’arte del Piano B. Un libro strategico” è probabilmente l’esito più felice di Gianfranco Franchi, poiché si presenta come un ipotetico (e non ultimo) traguardo d’un percorso cominciato precocemente. Capitoli che sono racconti brevi, interludi dialogati come sceneggiature, senza dimenticare scottanti manifesti editoriali e dolorosi scorci autobiografici che riportano alla memoria le esperienze dell’alter ego Guido Orsini. Il Piano B è la svolta, il cambiamento, la rivoluzione personale. Anche se è chiaro che quando un intellettuale denuncia una decadenza non si riferisce a un’esperienza isolata: perché il Piano B è strettamente legato alla disperata condizione dell’italiano onesto sotto il melmoso regime di Silvio Berlusconi.
Vi assicuro che vedere un titolo come “La trincea del premier e il piano B.” di Verderami sul Corriere della Sera, subito dopo aver finito di leggere l’ultima opera di Gianfranco Franchi, è stato un attimo spiazzante. Ma solo un attimo perché non ci vuole molto per capire come i due “piani B.” non abbiano proprio nulla in comune, non fosse altro che il “B” del premier è in realtà sempre il solito “piano A” per fare quello che ha sempre fatto, mentre il “B” virtuoso di Franchi rappresenta una guida “ludica, trasversale, solare e pop alla via di fuga”.
“Il Piano B è uno stato mentale. Un atteggiamento esistenziale. Un approccio intellettuale” (G.F.)
Piano B numero 1: ho un paio di miei amici che qualche tempo fa conducevano una vita tutto sommato tranquilla e invidiata da molti, avevano un lavoro, vivevano in affitto in un appartamento normalissimo ma a cinquanta metri dal lago, tutto bene a prima vista ma negli ultimi tempi avevano perso il sorriso, si erano fatti insofferenti, scuri in volto, poco ospitali, poi un giorno l’amico mi dice “Ti porto in un posto.” Abbandoniamo la città, saliamo in montagna e ci fermiamo davanti a una piccola cascina ancora da ristrutturare e mi dice “Fra un mese io e lei andiamo a vivere qua e ci mettiamo a fare quello che abbiamo sempre sognato.” Furono in molti a dargli dei pazzi. Tre anni dopo il loro Piano B è diventata una nuova vita.
“Le Marchesi! Che strane visioni di esotiche cose evoca solo il loro nome. Nude uri... banchetti cannibaleschi... boschi di noci di cocco... banchi di corallo... capi tatuati e templi di bambù; valli piene di sole dove cresce l'albero del pane... canoe intagliate che si cullano sulle splendenti acque azzurre... selvagge foreste custodite da idoli terrificanti... riti pagani e sacrifici umani” [Melville, “Typee”, Piano B, Prato, 2011; p. 23].
“Non molto tempo fa, avendo pubblicato due resoconti di viaggi nel Pacifico che da più parti vennero accolti con incredulità, mi venne l’idea di scrivere un vero romanzo di avventure polinesiane e di pubblicarlo come tale, per verificare se la narrativa di invenzione venisse accolta come cosa vera: l’esatto contrario, in un certo senso, della mia esperienza precedente” – incipit di Mardi, terzo romanzo di Melville
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