Prendete un brillante film di mezzo secolo fa, con un giovane ma già carismatico Peter Sellers e un Alec Guinness forse mai più così bravo nella sua carriera. Aggiungeteci due fratelli dal talento al di fuori del comune, capaci di realizzare capolavori quali l’originale "Barton Fink", l’ottimo "Fargo" e l’irresistibile "Il grande Lebowski".
Dolce e amara la figura di Richard Henry Sellers: uno dei comici più fenomenali del secolo scorso, meglio noto però come Peter, che era il nome del gemello nato morto, con cui i genitori si ostinarono a chiamare il sopravvissuto per preservare la memoria dell’altro. Curioso che una sorta di cortocircuito fra copia e originale, fin dall’esordio, segni l’esistenza dell’attore dalle identità polimorfe, dal trasformismo parossistico del “Dottor Stranamore” e di “Lolita”.
Il dottor Stranamore: l’origine, e qualche appunto.
Stanley Kubrick lesse nel 1958 il romanzo “Two Hours to Doom”, dell’ex tenente dell’aviazione della RAF Peter George, pubblicato con lo pseudonimo di Peter Bryant. Comprò i diritti dell’opera assieme a James Harris per 3500 dollari. L’adattamento del romanzo fu inizialmente curato da Kubrick e George a New York e quindi dal regista e dallo scrittore texano Terry Southern a Londra.
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