Gil, il protagonista di “Midnight in Paris”, è una Cenerentola al contrario. Nella favola, a mezzanotte, si ritornava alla vita agra; qui, invece, allo scoccare del nuovo giorno, succede il contrario, nasce la magia.Gil è un ordinario scrittore di sceneggiature, in vacanza a Parigi con la fidanzata californiana e i futuri suoceri, sostenitori del Tea-party, ricchissimi che lo considerano cheap, oltre che senza qualche rotella. Lui sta scrivendo un romanzo su un Negozio di Ricordi, capace di vendere i souvenir e, forse, anche il passato. In questo senso, il film può essere considerato un’opera meta-letteraria, visto che l’ assunto di esso è che ogni nostalgico può ritornare indietro alla propria età aurea.
“Non voglio essere interrogato, e non voglio nemmeno spiegartene il perché. Ti dovrei parlare di me, spiegarti me stesso, e non voglio, soprattutto non so, forse non c’è materia”.
Ha smesso di ascoltare, il protagonista de “Le stelle fredde”, e non sente alcun desiderio di parlare. Ricerca una solitudine capace di mettere distanza. Abbandona il proprio lavoro di pubblicitario, la donna che ha amato, il padre. Si lascia alle spalle l’intera vita, arrivando ad allontanarsi persino da sé stesso. Le pagine iniziali riportano un’insolita visita medica, volta ad accertare una presunta ipoacusia.
“Gli strati della nostra vita sono così sedimentati l’uno sull’altro, che nel dopo incontriamo sempre il prima, non come qualcosa di eliminato, di liquidato, ma come un che di presente e di vivo. Questo posso capirlo, eppure a volte lo trovo difficile da sopportare. Forse ho scritto la nostra storia proprio perché volevo liberarmene. Anche se non ci riesco.”
“Forse siamo fatti in ugual misura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere. E mi spingo a pensare che sia la finzione a raccontarci tutto questo, o meglio, a servirci da promemoria di quella dimensione che siamo soliti lasciare da parte al momento di raccontare e di spiegare noi stessi e la nostra vita. E oggi il romanzo è ancora la forma più elaborata di finzione”.
In quest’ottica Marías sceglie di dedicarsi alla menzogna dello scrivere, collocandosi nel dubbio, nell’incognita di un condizionale plausibile e tuttavia mai avverato. In quel futuro remoto cancellato dal fato e dalle scelte più o meno consapevoli.
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