Cesare de Seta guarda alla Storia in retrospettiva, sceglie il terreno infido di una stagione la cui eco ancora stenta a spegnersi, ma ripercorre i clamori della primavera 1968 da un'angolazione intimista, servendosi di uno scrivere dallo stile lirico, a tratti di un'ironia irriverente, che dà luogo ad un romanzo psicologico in terza persona, capace di restituire l'illusione di un'età bugiarda in tutte le sue infinite sfumature.
Parte alla grande la nuova collana Rumore bianco diretta da Luigi Bernardi, ispirata al capolavoro di Don DeLillo e intenzionata a cercare uno squarcio di luce nel quotidiano. La grafica è a dir poco perfetta: libri agili, maneggevoli, belli da guardare, da sfogliare e da collezionare.
Afferma a un certo punto la voce narrante, che Berlinguer tra la folla provava disagio, vi stava con la discrezione minuta della sua persona, e quasi sembrava scusarsi; che quando da essa s’involava un saluto diretto, o si dipartiva un gesto d’affetto a ghermirlo, lui, signore modesto e cortese, non trovava da rispondere che con «buona sera, come sta?»; che quindi non era, come si può ben intuire, uomo da pacche sulla spalla. Il documentario è del 1988: si situa, come dire, al di fuori di ogni sospetto, a data di molto precedente l’elevazione della pacca sulla spalla a sistema di governo.
COME FARSI LEVARE LA DIREZIONE DI UN GIORNALE (o della giustizia del fu PCI)
Bilenchi era “per il colloquio con i cattolici, per l’unità sindacale, per l’unione delle sinistre, di tutte le sinistre di tutti i partiti”. Non credeva nella dittatura del proletariato: sapeva che avrebbe trascinato alla dittatura della polizia politica. Diresse per nove anni il suo quotidiano improntandosi a questi principi. S’infuriò e abbandonò il PCI – inevitabilmente il giornale, da quel partito ampiamente finanziato, venne chiuso un mese dopo – dopo aver difeso gli insorti di Poznan. Era il 1956.
Seppure scritti in un intervallo di qualche anno l’uno dall’altro – precedente il libro di Bettiza (2000) a quello di Rossanda (2005) – si tratta di due testi utili da affrontare parallelamente, per la certa ricorrente identità dei temi che vi vengono discussi e per il fatto che ciò avviene da punti di vista alternativi, talora apertamente discordanti.
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