Sono sempre più numerosi in libreria i saggi che hanno come tema il mondo di internet. Analisi sociologiche, psicologiche, manuali, libri tecnici o meno tecnici, ce n’è per tutti i gusti. Ed è difficile orientarsi tra tutte queste pubblicazioni, così come spesso è difficile trovare una voce originale, qualcuno che si imponga per la forza delle sue tesi.
Diario tardivo, provinciale e retorico di una disastrosa, depressiva e umiliante stagione politica – quella dell'Italia forzista, a un passo dal tracollo, a un soffio dal ventennio – “Sentimenti sovversivi” è un libro scritto con dignità, angoscia e sentimento ma con una differita abbastanza eccessiva. L'attacco frontale al berlusconismo andava pubblicato almeno quindici anni fa: almeno dieci anni fa: almeno cinque anni fa. Addirittura almeno tre anni fa. Adesso è un po' superfluo: peraltro è un po' troppo facile. Comodo non ancora: il sultano sta ancora là, il potere della sua famiglia e dei suoi scherani fa ancora paura, le sue televisioni provvedono alla causa con la potenza e l'invadenza di sempre, il parlamento obbedisce ai comandi, somaro.
“Tecnica del colpo di Stato”, sorta di “manuale del perfetto rivoluzionario” d'ascendenza marxista (e di guida per il saggio democratico in cerca d'antidoti: è un testo bifronte, in piena schizofrenia malapartide), apparve originariamente in Francia nel 1931, per Grasset; per la prima edizione italiana (Bompiani) dovemmo attendere sino al 1948. “Proibito in Italia da Mussolini – scriveva Malaparte nella prefazione – costituisce oggi per il lettore italiano una novità, cui la situazione internazionale e quella interna del nostro paese aggiungono purtroppo un interesse di viva attualità.
Esce per le Edition d'en bas un libretto agile e intelligente, un pamphlet di denuncia del mondo accademico moderno. La firma è di quelle che faranno stridere denti e stirare acidi sorrisi, perché Libero Zuppiroli è un professore universitario, direttore dell'istituto di optoelettronica della top ranking university EPFL (Politecnico di Losanna).
"A destra per caso" è un pamphlet nato sulla scia di una convinzione di Sciascia; ossia che ogni scrittore è politico, e che il giusto sentiero della scrittura politica è offrire la propria responsabilità a tutti. E così Carlo Gambescia e Nicola Vacca raccontano la loro esperienza di intellettuali e giornalisti culturali passati, accidentalmente, a scrivere per l'area politica destrorsa, nel periodo delle sue maggiori trasformazioni ideali, essenziali ed estetiche; l'esperienza di Gambescia e Vacca ha finito poi per soffrire un eccessivo disorientamento e uno straniamento senza precedenti.
Salim Lamrani e Gianni Minà all’attacco della blogger. Strategia mediatica contro la pressante richiesta di libertà
Raoul Vaneigem, scrittore belga classe 1934, già protagonista del movimento situazionista, è un intellettuale eretico, apocalittico, visionario. Nella nuova edizione del suo “Avviso agli studenti” (1995), completa del saggio breve “Terrorismo o rivoluzione” (1972), possiamo apprezzare l'intelligenza dissacrante di un pensatore che ha saputo spiegare – per dirla con le parole del curatore, Sergio Ghirardi - “Come reagiscono le nuove generazioni al consolidarsi dell'alienazione, aggravata dal ricatto economico che un capitalismo alla deriva fa pesare sulla sopravvivenza economica, ambientale e persino fisica degli esseri viventi” (p. 17).
1916. Marinetti, ferito, convalescente all'Ospedale Militare di Udine, detta questo libretto a Bruno Corra; si limiterà a correggerne le bozze, prima di tornare al fronte, volontario bombardiere. L'incipit dell'operetta contestualizza per bene il momento, lo spirito e il senso di questo divertissement: “Un libro sull'arte di sedurre le donne, ora? Sì, ora, nella conflagrazione futurista delle nazioni, nella nostra guerra igienica liberatrice novatrice centuplicatrice io sento il bisogno di dirvi come si seducono le donne. La guerra dà alla donna il suo vero sapore e il suo vero valore. Questo libro sarebbe stato un anacronismo se fosse apparso o prima o dopo la guerra” (p. 21).
“L'italiano non ha paura / della legge di natura / e talvolta, anzi, corregge / la natura della legge” (“Benedetti italiani”, p. 153): dimenticate l'orgoglio patriottico localissimo dei “Maledetti toscani”, dimenticate quanta ostilità e quanto sarcasmo si nascondeva in quelle righe nei confronti di tutti quei cittadini che non fossero toscani; dimenticatelo, ché Malaparte ha giocato un'altra volta al gioco del contradditorio, all'amplificazione parossistica della doppiezza, al gusto di avere stile nell'essere prima guelfo e poi ghibelllino.
Albert Einstein diceva che fosse più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo. Proprio perché tende a rigenerarsi, proprio perché tende al limite ad assopirsi ma mai a svanire. Da contemporanei, possiamo e dobbiamo dedicarci a questa battaglia, perché è una questione di giustizia e d'uguaglianza. Scopriamo allora Brigitte Gresy, già direttrice del gabinetto del Ministero per le Pari Opportunità, oggi ispettrice degli Affari Sociali, esperta di questioni femminili sul lavoro e «image des femmes dans les medias».
Vicenza, 13 febbraio. Nutrita affluenza di pubblico all'inaugurazione della nuova sede della libreria Mondadori “Quarto potere”, in Ponte Pusterla. Ospite d'eccezione Gian Mario Villalta, col suo Padroni a casa nostra. Perché a Nordest siamo tutti antipatici (Mondadori, 2009), che ha aperto le danze degli eventi CaRtaCaNta per il 2010. Ha dialogato con lui il gran cerimoniere Alberto della Rovere. In questa sede il mio intento è stato quello di condensare e offrire al lettore alcuni tra i vari spunti di riflessione e di analisi che l'autore ha rivolto alla platea.
Orgia – ovvero: quali differenze tra me, la politica attuale, gli italiani attuali, il PDL, l'IdV e il PD?
Fine maggio 2009. Le Elezioni Europee e Amministrative sono imminenti. Io sono uno che se ne frega abbastanza di politica e di realtà, certo, perché faccio lo scrittorucolo, il padre di famiglia e l'insegnante d'italiano all'estero; tuttavia ho anche gli occhi per vedere, un cervello per pensare e soprattutto una sensibilità per sentire quel che mi accade intorno. L'Italia, voglio dire, la so a memoria e dove la memoria manchi la vedo in multiformi maniere – telefono e altre stramberie elettroniche moderne, si sa.
Lotta contro le ingiustizie, combatti la menzogna, non aver paura di essere forte: rifiuta i compromessi, opponiti alle astuzie e ai sotterfugi, rivendica la verità – per quanto ti sia possibile riconoscerla – e rigenerati dedicandoti allo studio delle arti e delle scienze. Vivi con intensità, nemico dei pregiudizi e delle false morali borghesi. Non abiurare la tua essenza. E che il tuo egoismo sia sempre altruista: come è scritto nell'essenza e nella storia autentica della tua razza – la razza umana.
Clandestino bianciardino illustrato, “I piccoli borghesi” è l'ennesima, provocatoria digressione di Longanesi dedicata a una classe sociale che ha fiducia soltanto in sé stessa, nemica del grande capitale e del proletariato, custode dello stravagante ordine della nazione, rimasta com'è fuori dal tempo, fedele a un risparmio “che non serve più” se non per valore morale. La vecchia borghesia, l'indimenticata e stoica vecchia borghesia.
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