Forse ci vorrebbero più film come questo, forse se tutte le pellicole avvinte ai proiettori del cinema volessero raccontarci storie che sanno far riflettere da sé non ci sarebbe bisogno neanche di scriverne a posteriori.
Forse questo prodotto spagnolo è sfuggito al censore di turno, ché non posso certo credere che le forti immagini e, ancora di più, le forti idee che veicola al pubblico non abbiano fatto ribollire il sangue nelle vene di qualche parruccone seduto sul proprio trono.
Sorpresa: passati i sessant'anni, Carlo Cassola contraddice la sua estetica e si concede un romanzo storico. Storico e basta? Storico-politico, va da sé. E ben ideologico. Era il 1980, si viveva il clima politico del “compromesso storico”: s'andava cercando di fondare una solida e duratura alleanza tra le forze democratiche di centro e quelle di sinistra, riconoscendo fraternità o almeno similitudini tra il vangelo spirituale di Gesù e quello tutto materiale di Karl. Non tutta la sinistra era convinta dell'opportunità di questa scelta; non ne era affatto convinta la sinistra dogmatica, rivoluzionaria (e intollerante, e non proprio pacifista). Da posteri riconosciamo quanto sana e santa sia stata la scelta d'un sentiero dialettico e democratico.
Il popolo finnico ha smesso di adorare i suoi dei, e di consacrare loro ricchi e opportuni sacrifici: s'è fatto cristiano e ha rinnegato le sue origini. Oggi, ammettere di adorare il Dio dei cristiani implica manicomio o gravi guasti sociali. L'antico capo degli Dei è stato tollerante per parecchi secoli: adesso non ne può più d'essere trascurato, e medita di radere al suolo la Finlandia. Gli altri dèi domandano un'ultima riunione per provare a salvare il salvabile. La storia la racconta – a modo suo – il grande Arto Paasilinna. Magnificamente blasfema, satira di un'intelligenza sovrumana, “Il figlio del dio del tuono” è un'opera esemplare. È spirituale e credibile, rigenerante e solare. Vivere questo romanzo è stato folgorante.
Qualche lettore si lamenta perché spesso si preferisce alla descrizione lineare della trama l’aspetto valutativo dell’opera, influenzando quindi a priori l’eventuale libero arbitrio del lettore. Sacrosanto appunto. Ma mi chiedo: e che ci stiamo a fare? Preferite che raccontiam barzellette? Dal momento che la critica contemporanea, soprattutto in alcuni campi, ormai s’è estinta, come i dinosauri, facciam (che bello troncare i verbi) almeno che non s’estingua quel po’ di materia grigia (o cellule grigie come diceva il vecchio, caro, Poirot) che si sospetta ancora in ognuno di noi.
1) Se il tuo libro avesse avuto dietro una forte casa editrice - sono convinto - sarebbe stato un caso. E tu agli occhi di un critico o di un lettore poco attento o addirittura in virtù di strategie commerciali saresti passato per nostalgico o revisionista. Ci hai mai pensato?
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