Più sentimentale che esistenziale, più rosa di quanto ci si poteva aspettare, tenendo presente il promettente e radicale esordio, la raccolta di racconti “Antropometria” [Neo Edizioni, 2010], il primo romanzo dell'ingegner Paolo Zardi, da Padova, è una robusta e discretamente letteraria meditazione sul senso dell'amore, e delle appartenenze; sulla fertilità e sull'opportunità del tradimento, sulla coscienza delle vigliaccherie, sulla centralità del sesso. Sulla menzogna, intesa come norma prima di ogni cambiamento.
Una raccolta di racconti è sempre pericolosa. Non soltanto la vulgata editoriale vuole che abbia poco pubblico rispetto al resto del mondo narrativo, ma capita spesso che in quel poco pubblico s'aggirino creature cresciute leggendo i racconti di Borges, quelli di Landolfi, quelli di Calvino, di Pirandello, di Verga, oppure nutrite dai grandi narratori americani del Novecento, da Fitzgerald in avanti. Questi lettori sono creature cresciute bene, belle viziate, pretenziosette. Stavolta possono stare tranquille: l'esordio di Paolo Zardi, Antropometria (Neo Edizioni, 175 pp., € 15,00), è davvero intelligente e seduttivo, capace di scandagliare dinamiche e contrasti psichici in frangenti liminari.
Comisso aveva a Trieste una società letteraria che lo comprendeva e lo giudicava. Le due colonne portanti erano Italo Svevo e Umberto Saba. “Questa era Trieste; ma così erano anche Parigi e la Russia di Lidin o di Babel. Tutta l'Europa era in attesa della nostra parola, e noi non sapevamo di vivere in un'epoca di così alta civiltà. Dovevano ancora avvenire le guerre e le loro e le nostre esasperazioni”, commentava, nel 1968.
Geremia è all’apparenza uno dei tanti uomini soli e grigiastri che incrociamo quotidianamente per strada o al supermercato. Malgrado la fisicità invadente (centosette chili) la sua preoccupazione è restare invisibile. Non ama gli specchi per strada, non ama stare in mezzo alla gente e assolutamente odia che qualcuno si impicci delle sue cose. Fa l’informatico e nel suo lavoro è inappuntabile, puntuale, preciso, scrupoloso. Non ti aspetteresti nessuno slancio da uno così.
“Purtroppo lottiamo in Italia non solamente contro alcune necessità, vere e presunte; ma contro il modernismo rozzo, il gusto della distruzione, la volgarità presuntuosa e volontaria. Vi è chi distrugge il bello per sentirsi meglio e per mettere il mondo in armonia con se medesimo; ognuno ritrova la pace della coscienza come può” (PIOVENE, “Viaggio in Italia”, 1953-1956. In “Bergamo”, p. 159 edizione Baldini Dalai, Milano 2003)
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Pamphlet di un decano dell'Università di Padova, il Professor Longo, letterato e storico veneto classe 1930, “Galileo Galilei. L'uomo che contava le stelle” è strutturato in nove capitoli, da considerare – stando alle autoriali istruzioni per l'uso – un invito alla lettura degli scritti di GG: un percorso di lettura, non un trattato o un manuale, da seguire assecondando le proprie inclinazioni e le proprie curiosità, senza paura di saltare un capitolo o un altro: ogni capitolo è autosufficiente, assicura l'autore.
“Dieci leghe si percorrono in fretta, anche su un treno italiano” (Gautier, 1850)
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