Qualche mese fa con “Il figlio del vampiro” della statunitense Heather Brewer avevamo conosciuto Vladimir Tod, un giovanissimo vampiro mezzosangue, figlio di un vampiro e di un’umana morti misteriosamente in un incendio, ed ecco arrivare in Italia in questa settimana, sempre per la casa editrice Nord, il secondo volume della sua saga, dal titolo “L’apprendista vampiro”.
Negli ultimi anni si è assistito ad un proliferare di pubblicazioni e film dedicati ai vampiri, un virus contagioso e molto redditizio che spesso con i Vampiri ha poco a che fare. Qualcosa insomma che sa di strategia ben pianificata, di prodotti seriali destinati al pubblico per fare cassa nella maniera più semplice. Vampiri mescolati nella plastica, ripuliti di ogni possibile ambiguità e sparati nelle case di un pubblico di acquirenti la cui età anagrafica si abbassa sempre più. Vampiri che fanno poca paura, molto “stilosi”, molto emo soporiferi, una via di mezzo fra Beautiful e Beverly Hills. Vampiri che non mordono nemmeno più, vampiri buonissimi e bellissimi contro vampiri cattivissimi e molto stereotipati.
“Sferragliando verso sud suona proprio bene e rende al meglio l'idea di questi viaggi programmati dalla solita improvvisazione e compiuti su treni a dire poco in disarmo su lunghi ferrosi e arrugginiti binari, verosimilmente lunghi come tutta questa inverosimile nazione e attraversati da infinite genti che vorrebbero solamente e semplicemente essere altrove” (Izzo, “Balla Juary. Sferragliando verso Sud”, p. 21).
Gianfranco Nerozzi è uno degli autori italiani contemporanei più interessanti, perché fa narrativa di genere senza rinunciare alla letteratura e soprattutto perché è capace di scrivere romanzi corposi all’americana, seguendo l’insegnamento di Stephen King.
L’indimenticabile esordio di Daniel Keyes è uno dei libri più profondi, intensi e intelligenti del Novecento: è un ibrido tra un romanzo di science fiction e un diario esistenzialista, una superba riflessione sull’intelligenza e sulla dialettica tra esseri umani, una amarissima elegia della diversità. Il talento dello scrittore americano dà vita alla rappresentazione del linguaggio e della mente d’un ritardato prima e dopo un intervento che lo renderà un genio: incontreremo, nelle pagine iniziali, una lingua sghemba, sconnessa ed elementare, flagellata da un’ortografia inaccettabile e su
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