Ne "L'assassino di Banconi" lo scrittore originario del niger Moussa Konaté ci aveva fatto conoscere il commissario Habib, uomo di solidi principi e ultrasensibile al degrado morale ed economico della propria nazione, e l'ispettore Sosso, giovane e inesperto ma più scaltro e desideroso di cambiamenti, durante un'indagine a tutto campo nei quartieri malfamati di Bamako, capitale del Mali, ed ecco che, proposta sempre da Del Vecchio Editore, esce la loro seconda avventura "L'onore dei Keita" dove i due poliziotti vengono chiamati a investigare sulla morte di un uomo trovato cadavere all'interno una vasca di un cantiere: "Il cadavere che galleggiava nella vasca era orr
Nato a Copenaghen nel 1970, ma trapiantato a New York durante l’infanzia, Nicolas Winding Refn è probabilmente il maggior talento che il cinema danese ha partorito dai tempi in cui s’affermò a livello mondiale Lars von Trier. Come von Trier, anche Winding Refn è stato consacrato dal Festival di Cannes, vincendo il premio come miglior regista per Drive. Sorpresa perché Drive, dal 30 settembre nelle sale italiane, è sostanzialmente un film di genere, una sorta di thriller-action, tratto dall’omonimo romanzo di James Sallis, che nelle mani del regista danese si trasforma in un noir romantico dalle atmosfere incubotiche e dal fortissimo impatto visivo.
- Hai letto la Bibbia, Pete?
- La Sacra Bibbia?
- Sì.
- Sì, mi pare di sì… comunque ne ho sentito parlare.
È stata una gradita sorpresa ricevere un libro da un ragazzo, Francesco Manarini, che non sentivo da anni, lo è stata ancora di più quando questo libro, scritto in coppia con Massimo Rodighiero, ha saputo tenermi sulla graticola per tutto il pomeriggio che ho impiegato nel leggere le sue duecento pagine, con una tensione costante molto più intensa di quella che ho trovato negli ultimi mesi in tanti, troppi romanzi pubblicati presso affermate case editrici e incensati, spesso senza alcun motivo, da pubblico e critica.
Immaginatevi per un attimo la situazione in cui un vostro ex compagno di studi con il quale avete condiviso lezioni, avventure sentimentali, concerti, magari anche un gruppo musicale si trasformi nel terrorista numero 1 al mondo ed immaginatevi anche di diventare voi stessi uno degli obiettivi del terrorista. Immaginatevi anche di trovarvi invischiato in una storia malatissima per cercare di fermarlo. Come vi sentireste se tutto ciò accadesse? Immaginate anche di essere una persona normale, con una famiglia, un figlio e di trovarvi sequestrato e di rischiare la morte. Riuscite a farlo?
La Yellow Medicine è una contea situata nella parte meridionale dello stato del Minnesota, uno di quei luoghi che non dice niente alla stragrande maggioranza della gente. Qualcuno che avrà seguito le vicende de “La casa della prateria” si ricorderà forse che la famiglia Ingalls viveva proprio nel Minnesota, per la precisione nel villaggio di Walnut Grove, per qualche amante della storia dei conflitti indiani, leggere Minnesota potrà ricordare la ribellione scoppiata nel 1962 dei Sioux Santee conclusasi con 38 impiccagioni di indiani, per gli amanti degli sport americani, qualcosa di football e basket, per il resto credo che sarà il vuoto più completo.
“Mario Bermudez, nessuno lo conosceva bene. Sembra che fosse uomo di poche parole, un po’ vigliacco e, secondo alcuni vicini, “un uomo debole”. Per questo nessuno sentì la sua mancanza quando scomparve. Per questo rimase tre giorni nella vasca da bagno a decomporsi. Per questo una perdita del rubinetto era riuscita a farsi strada fino all’osso attraverso la pelle della sua fronte. Per questo non ci fu nessuno che gli chiudesse gli occhi, che rimasero socchiusi, come pezzi di ghiaccio rinsecchiti.
Prendete una cittadina dispersa nel deserto di uno stato degli Stati Uniti come l’Oklahoma dove furono confinate le Cinque Tribù Civilizzate e migliaia di altri nativi americani, che visse nel 1893 quella grande corsa alla terra che in pratica chiuse l’epoca del Far West (celebrata dal romanzo di Edna Ferber e dall'omonimo film “Cimarron” e successivamente nella pellicola “Cuori ribelli”), la stessa Oklahoma che fu poi scenario della fuga della famiglia Joad nel romanzo “Furore” di John Steinbeck e poi buttateci dentro Quentin Tarantino, Jim Thompson, Joe R.
L’ambiente editoriale costituisce lo sfondo dell’ultimo romanzo di Raul Montanari, L’esordiente, che racconta la storia di uno scrittore a lui molto somigliante, nei mesi a ridosso del più importante premio letterario italiano – o del più triste, indovinate quale.
Se anche voi non sopportate i maltrattamenti sugli animali, la vivisezione, i soprusi gratuiti, e siete animalisti non solo con le parole, il nuovo libro di Deborah Gambetta, È tutto a posto, è una lettura che non potete tralasciare.
E non soltanto per la trama ben congegnata, ma soprattutto per l’argomento trattato e per l’importante messaggio che questo romanzo porta con sé. Senza retorica, ma soprattutto senza mezze misure e con una scrittura serrata e avvincente, l’ultimo libro della collana Noir di Ecomafia di Verdenero (in libreria dal 16 marzo) riesce a catapultare il lettore in un mondo violento, sanguinario e senza scrupoli.
È appena uscito in libreria Milano Criminale - Il romanzo, la storia di un’epoca e di una città che evoca le canzoni della mala di Ornella Vanoni, il poliziottesco di Castellari e Steno, il Tomas Milian visto in Milano odia: la polizia non può sparare di Umberto Lenzi, il Luc Merenda sopra le righe di Milano trema: la polizia vuole giustizia di Sergio Martino e pure le atmosfere di Milano violenta girato da Mario Caiano, interpreti Claudio Cassinelli e Vittorio Mezzogiorno. Il romanzo racconta la grande epopea criminale degli anni Sessanta e Settanta, rievoca le atmosfere noir e i leggendari protagonisti di una Milano che ispirava registi e scrittori, ma che è esistita davvero.
Ciao, vorrei cominciare questa chiacchierata ripercorrendo la genesi della Del Vecchio Editore: quando, dove e come è nata questa casa editrice? Chi sono stati i protagonisti della sua nascita? E qual è l’anima che vorreste dare alla vostra casa editrice?
Derek Raymond scriveva noir perché il noir era la sua missione sociale: perché il noir era speculare alla sua esistenza. Scriveva noir perché aveva rifiutato di essere ciò che era, un borghese, un borghese figlio dell'alta borghesia britannica; e voleva raccontare tutto quel che non andava nella nostra società, nella società occidentale, animando e plasmando le sue storie. Scriveva noir per capire che cosa significa essere umani, e che cosa sia l'umanità. Scriveva noir perché aveva saputo diventare un bandito, e vivere vicino ai criminali.
Col trascorrere degli anni diventa sempre più difficile districarsi nella sterminata produzione dello scrittore statunitense (texano) Joe R.
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