A otto anni dal discusso Irreversible, film in cui sesso e violenza erano presentati in modo esplicito e disturbante, il quarantottenne regista e sceneggiatore argentino, trapiantato in Francia, Gaspar Noé torna a far parlare di sé con una pellicola ambiziosa e di difficile lettura immediata, in cui centrali sembrano essere i temi della morte e della vita dell’anima, nel momento in cui la stessa lascia il corpo: un dramma psichedelico e allucinogeno, a detta dell’autore, che nell’immaginare la pellicola non nasconde di aver fatto uso di droghe.
La fine del mondo secondo Lars von Trier. Ecco cosa potrebbe sembrare a prima vista Melancholia, nuovo tassello di una cinematografia eccessiva, disturbante, furba, ammiccante ma sicuramente sempre originale di uno dei più acclamati e discussi cineasti europei contemporanei. Il regista danese, anche stavolta, nella presentazione consueta a Cannes, non si è fatto mancare i motivi di polemica, con le dichiarazioni su Hitler (“in fondo lo capisco, mi fa simpatia”) e sugli ebrei (“Israele è un dito al culo”, oppure “Credevo di avere origini ebraiche, invece ho scoperto di essere un vero nazista”), mentre la sua protagonista, Kirsten Dunst, sussurrava uno sbigottito “Oh my God!”. Lars von Trier, nazista?
Si può provare un’angosciante forma di angosciante empatia per un uomo sgradevole e ripugnante come il “Wilson”, protagonista assoluto dell’omonima graphic novel, la prima non uscita a puntate, dell’artista statunitense Daniel Clowes, noto probabilmente ai più per “Ghost World” ma autore anche di altre splendide opere come “David Boring” o “Ice Haven”?
“De l'inconvénient d'être né” (Gallimard, Paris 1971; Adelphi, Milano 1991) è una raccolta di aforismi, paradossi, appunti e considerazioni sparse nata per sintetizzare e universalizzare il male di vivere di Cioran, e la sua stravagante, cupa e tenebrosa Weltanschauung. Ho scelto una serie di passi, suddividendoli per temi: “Essere al mondo”, “Sensazioni”, “Dio”, “Morte”, “Paradossi”, “Eventuali”. Man mano glosso, quando e se necessario. Oppure, v'accompagno.
IL GRAN NEMICO DELL'IDEALISMO. Il paradosso di Cioran è che scrive come Zarathustra e tuttavia nega di esserlo. “In ogni uomo sonnecchia un profeta, e quando si risveglia c'è un po' più di male nel mondo”, predica, in piena contraddizione. Predica il diletto della creazione e della distruzione dei valori: ritiene che al di là della creazione e della distruzione del mondo, tutte le iniziative siano senza senso. È convinto che si possa cambiare idea così come ci si cambia una cravatta. Nega l'esistenza dell'Assoluto. Sostiene che la vita si regga sul niente. Crede che vita e amore siano menzogne assurde. Giura che ogni essere non sia che una pretesa del nulla. E che vivere significhi credere e sperare, mentire e mentirsi.
"Avete la libertà senza la guerra; per forza dovrete vivere tra un'infinità di crimini."
"Non mi perdono di essere nato. E' come se, insinuandomi in questo mondo, avessi profanato un mistero, tradito un qualche impegno solenne, commesso una colpa di inaudita gravità. Mi capita però di essere meno perentorio: nascere mi appare allora una calamità che sarei inconsolabile di non aver conosciuto."
Difficile parlare di Cioran senza iniziare con un aforisma d'omaggio inaugurale. Difficile parlare di Cioran filosofo, meglio parlare di Cioran pensatore. Francese d'adozione, transilvano d'origine, Emil Cioran supera le scomode barriere dell'agnosticismo, oltrepassa il tanto caro e confortevole nichilismo, per approdare al Pessimismo.
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