ANGOSCIA E TIMORE NELLA MESSA DA REQUIEM DI VERDI.
Nel giorno che la Chiesa cattolica dedica alla celebrazione di tutti i Santi, il Polo lirico-sinfonico regionale M3, nell’ambito del progetto “Palcoscenico Marche”, ha messo in scena la “Messa da requiem” di Giuseppe Verdi, la sola composizione celebrativa realizzata dal cigno di Busseto. Il vibrato teso, serrato di questo imponente monumento alla memoria di Alessandro Manzoni, che rappresenta un contributo alla musica sacra inconsueto e per l’autore e per il periodo in cui venne concepito, ha raccolto un nutrito pubblico convenuto al Teatro Le Muse di Ancona attirato da una composizione che si è rivelata imperiosamente grande per dimensioni, respiro, potenza vocale e strumentale.
Pertanto Il suo disperato e bruciante grido di dolore per la dipartita dell’autore dei Promessi Sposi, nei confronti del quale egli nutriva una stima incondizionata, assume i toni di una laica meditazione sul mistero angosciante della morte. Tuttavia in lui non prevale il bieco risentimento di un uomo sedotto dall’invincibile richiamo dell’ambito terreno, nei cui confronti avverte peraltro un lancinante senso di inadeguatezza, ma al contrario un senso angoscioso dell’esistenza che lascia intravedere un’ansia di trascendenza ben adombrata nello struggente lirismo del “Lacrimosa”.
Ma l’incedere tonante e la virulenza espressiva dell’incipit del “Dies Irae” , rivela la sconcertante distanza che lo separa da un Dio che avverte lontano e inesorabile e che, nello squassante fragore della scansione fonica, incute un senso di terrore e di sgomento. Incerto ed angosciato decide allora di rivolgere ne “l’Ingemisco” , intonato in maniera suprema dal giovane basso polacco Rafal Siwek, un’invocazione a Dio sul misterioso significato della morte. Ne l’ “Offertorio” e l’ “Hostias et preces” la tensione improvvisamente cala, l’animo si placa in un clima di trasognata pensosità e di sospensione strumentale, che precede il disperato urlo del rimpianto a cui si abbandona definitivamente nel “Libera me” conclusivo.
Donato Renzetti ha diretto con piglio superbo la massa orchestrale dell’ormai blasonata Filarmonica Marchigiana ed il coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini, offrendoci una prestazione trascinante, piena di pathos e vigore, senza rinunciare al suo consueto ed impeccabile marchio d’eleganza ed equilibrio.
MESSA DA REQUIEM di GIUSEPPE VERDI
Teatro Le Muse di Ancona 01.XI.2007
Direttore Donato Renzetti
Soprano Carmela Remigio
Mezzosoprano Anna Smirnova
Tenore Fabio Sartori
Basso Rafal Siwek
Orchestra Filarmonica Marchigiana.
Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini
Gian Paolo Grattarola 02.XI.2007
Commenti
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"offre da sempre un?Irrinunciabile terreno di confronto con le composizioni omonime di Mozart e di Brahms, nelle quali la morte è percepita con uno stato d?animo di sereno equilibrio che derivava loro dal clima di profonda fede religiosa in cui erano avvolti. Mentre nel compositore italiano, privo di ogni fideistica certezza nel post mortem, prevale al contrario una mancata rassegnazione, un?atmosfera di inquietudine e di terrore."
> Due future pagine, allora, qui annunciate. GPG su Mozart e su Brahms. Aspettiamo.
Caro Gian Paolo, definisci "angosciante" il mistero della morte? Ma non ti pare che Verdi ci voleva indurre a evitare proprio una simile immagine stereotipata? La Morte di Verdi è spaventosa, ma liberatoria. Eì come lo schiaffo di un padre, che richiama all'ovile.
Un saluto,
Giusy.