Tortoise

Millions Now Living Will Never Die

Tortoise

Sperimentazione. Ecco di cosa avevano bisogno. Chicago, Illinois. Pieno fermento Grunge. Inizi anni novanta. I Tortoise scelsero un'altra strada. Post-Rock? E chi può dirlo. Sicuramente i tratti solcati, il minutaggio delle canzoni, il desiderio di non avere argini pre-calcolati ma ampie praterie dove poter sciogliere l'istinto e il talento musicale fu il desiderio, risuscito, di questa 'Super band'.

 

Millions Now living will never die è un disco per i pionieri del suono, delle novità. Senza filtri, senza paletti o limiti. Per chi ha bisogno di lasciarsi cadere nel vortice e nelle cadenze rallentate, rilassate, labirintiche. Nel non sapere dove la musica ti sta per portare. Un disco che gira, e tu insieme.

Secondo lavoro sulla lunga distanza. 1996. E le tartarughe sono in festa. In un attimo. Si viene catturati dal basso, da suoni di ignota provenienza. Parte “Djed”. E non hai la minima idea di dove ti porterà. Questo lungo intro, viene poi dominato dalla batteria che inizia la sua cavalcata. Epica. Il basso gira con lei. Ed intorno foreste sonore che si tramutano e si colorano. Cambiano angolazione. Diventano flusso, alquanto disordinato di melodia, instabile. Che viaggia. Siamo dinanzi ad una traccia di oltre 20 minuti. Che non ha intenzione, alcuna, di annoiare. Tenendo l'ascoltatore in uno stato di continua sorpresa, di voglia di sapere: ”Dove si va?”

Nel bel mezzo. La batteria cambia registro. Entra in uno stato di trip-pop, dub. In cui i suoni diventano sempre più strani e slegati. In completa libertà. Un sottofondo marino. Quando il colore delle macchine elettroniche cambia. Il basso spacca il muro, tagliente come una lametta. Uno scorcio di xilofono. Synth, suoni. Un momento di rarissima bellezza. Senza batteria.

Un carillon. Ecco. Preziosissimo. Altri effetti. La canzone sembra sgretolarsi. E il momento sembra come un vortice che ingurgita gli strumenti. Per poi risputarli fuori ancora una volta. Completamenti diversi. Un delirio, vero. Ritorna lo xilofono in primissimo piano, s'impasta con gli altri suoni. Generando altri carillon, in lontananza. Ipnoticamente una batteria elettronica di 'Bristoliana' memoria conduce questo regno musicale alla fine, trascinando ancora suoni 'elettropatici' in dissolvenza. Per me il disco può finire tranquillamente qui. Ed invece l'apertura chitarristica di “Glass Museum”, sorprende, bella e sognante e ti costringe ancora in questo stato di 'trip' di curiosità fortissimo. Estremamente interessanti sono le trame di elettronica, delle tastiere. Fondamentali sono la batteria e il basso che macinano un 'groove' azzeccatissimo.

E li dove pensi di aver capito dove andrà la canzone, c'è un malinconico collasso, di chitarre che disorienta ed incanta. Un respiro. Uno solo. Ecco il colpo di genio, la canzone si scaglia, nervosissima, a tutta velocità in questa trama melodica. Per poi spegnersi di nuovo ritmicamente, ricordando lezioni figlie di John Zorn. E ascoltando ancora una volta questo bagno di melodia, intrecciata e bramata, non si può che applaudire sinceramente.

A survey” si lascia accarezzare dal basso. Dall'ambientazione quasi subacquea. Contorno di suoni e rumori ignoti, vari ed eventuali. 3 minuti di assoluta improvvisazione cuore/mente che scivola via, donando belle sensazioni.

The Taut and Tame”, sottotitolo: "Canzone per batteristi folli”. Traccia totalmente storta e indefinibile. Cambio di tempi e di ritmo repentini e allucinati. Tutto intorno è una bellissima 'catastrofe' sonora. Di congegni elettronici che rendono la situazione ancor più delirante. L'impasto sonoro e ritmico è un macigno. Batteria, chitarra e basso sono spalla per questi disorientanti arrangiamenti strumentali d'elettronica derivazione, mischiati allo Xilofono che determina tratti di melodia più lineare. Il resto è 'caos controllato'.

Dear Grandma and Grandpa” ha inizialmente sembianze minimali, elettroniche. Può tranquillamente sembrare l'inizio di un brano con memorie 'Trip pop da viaggio', anche se rimane sottotraccia, in apnea. Senza una ritmica ben precisa. Una traccia d'attesa, di passaggio.

Along the banks of rivers” si apre, ricordando, probabilmente senza volerlo, colonne sonore appartenenti a film di “Tarantiniana” memoria. E nella melodia commuovente della chitarra di David Pajo(Membro fondatore degli Slint)ci si perde. Nello “Shuffle” notturno e malinconico di batteria si dondola, tra whisky e sigarette, pensando ad una voce, profonda e bassa che ti racconta una qualche storia acida, di suburbana memoria. Un brano che solca splendidamente limiti 'jazz'. Lasciando il piacere di farsi ascoltare. Scordandosi di identificare in un qualsiasi genere questa band. Si rimane impietriti ad ascoltare. Troppo suono, troppo per non smettere di farsi cullare.

Gamera” viaggia tra fili d'arpeggio di chitarra acustica. Un lungo fraseggio iniziale che rilassa, per un po', l'ascoltatore. E se pensavamo di rimanere in questo questo prato 'chitarristico', ecco arrivare da lontano un cavallo vestito da batteria. Un'altra cavalcata sonora. Ricoperta ancora di suoni di synth e arnesi elettronici di vario genere. L'arpeggio di chitarra elettrica ha una pasta melodico/sonora che ricorda situazioni vicine ai Sonic Youth, ma senza entrare nel 'noise'. 12 minuti, senza frontiere. Di nuovo. Cercando un equilibrio che si sposta continuamente in sali e scendi ricercatissimi ed intensi, giocando con la spigolosità della sezione ritmica che balla sui tempi e sui ritmi senza dare punti di riferimento. Ecco. L'intensità è davvero gigantesca. In alcuni momenti si viene completamente avvolti dal suono, meraviglioso. In altri si ha la sezione di cadere da questi argini sonori.

Goriri”: batteria, basso. Xilofono. Entra così, con un ritmo a dir poco ubriacante. Indecifrabile. Batteria, basso escono di scena. Come se le loro tracce fossero state strappate via da una mano birichina. Un unico suono, sotterraneo, come a voler rappresentare il movimento della terra.

Apparizioni di batteria elettronica. Ancora movimento. E la sensazione che sta per accadere qualcosa. Ecco infatti che questo 'groove' appena accennato prende forma come se stesse suonando dentro una lavatrice, insieme ad altri suoni che sembrano 'centrifugati'. E nella pazzia di questa traccia. C'è di nuovo collasso. Che termina in un feedback completamente storto di chitarra che muore sulla ripresa del ritmo elettronico di prima. Finendo.

Restless water” -  le uniche voci presenti in questo disco. Metalliche e intraducibili. Senza senso. Accenni trip-hop, da viaggio. Un gioiellino di elettronica nel ritmo e nelle armonie, melodie. Tranquillamente ascoltabile in una sala 'Lounge'. Suona dolce e delicata, un po' malinconica e riflessiva. Ottima, però, per risvegliarsi. Il viaggio, finisce qui.

Tortoise - Millions now living will never die

1996 Chicago, Illinois Etichetta:Thrill Jockey

Hanno suonato:

John McEntire – Batteria, tastiere

Doug McCombs - Basso

John Herndon – Batteria, tastiere, vibrafono

Dan Britney – Percussioni

David Pajo- Chitarra

Curiosità:

Millions now living will never die è considerato da molti il capolavoro di questa band, nonché disco fondamentale per la scena Post-rock. Questo Lp è uscito in 3 diverse versioni. Negli U.S.A. con 6 brani. In Giappone con 10. Nel resto del mondo con 9.

I Tortoise si sono formati nel 1990 ma solo nel 1993 hanno iniziato a far sentire qualcosa in giro. Sono ancora in attività e hanno al loro attivo 9 dischi, l'ultimo, uscito nel 2006 è una raccolta di materiale raro ed inedito.

Approfondimenti in rete:

Scaruffi   Ondarock

Mele Fabio Aprile 2009

ISBN/EAN: 
5034202016724

Commenti

Er Caraffa sui TORTOISE

Grazie per l'impaginazione, fratè!!! :)

;) er minimo. daje fa'!

caricamo qualche video der tube, così i ragazzi scoprono i tortoise...

Lo conosci questo disco Frà ?

manca... ho solo il disco omonimo, "Tortoise"

L'ho trovato per caso. La prima traccia è micidiale! Quando ci sarà calma te lo passo volentieri.. ;)

http://www.youtube.com/watch?v=5sps7YxLeYM

30 minuti di Tortoise live.. :)

grosso.
il basso è sempre ENORME

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.