Dopo l’allontanamento di Francesco Renga, in partenza verso una brillante carriera solista fatta di canzoni melodiche e vittorie sanremesi, la storica formazione rock di “Viaggio Senza Vento” torna con un album ricco di spunti e idee interessanti.
Torna la storia di Joe, a otto anni dal disco che li consacrò come una delle migliori rock band italiane, strano personaggio in giro per gli stati e le città del mondo in un lungo viaggio psichedelico-allucinatorio. Questa volta parte da un albergo messicano, “El topo Grand Hotel”, e attraversa lo spazio ed il tempo – da Riccione all’Appia Antica, da Amsterdam 1971 a Pavia, fino a Mexico City nel 2019 e alla partenza per lo spazio con l’alieno Mork – lungo diciannove intense canzoni.
Si inizia con “Sole Spento”, canzone manifesto dell’album, “dedicata a tutti gli amici e gli sconosciuti che dal carcere ci hanno scritto”, brano simbolo di quella generazione “senza vento” di cui Omar Pedrini e la sua band fanno ancora parte. (“Finché arriverà il mio momento / Stammi accanto / Col pensiero tu, tu stammi accanto / Sole spento / Io ti sento con me”).
La seconda canzone è “Cielo immenso”: cupa nelle prime note, delicata nelle strofe successive, mentre la voce femminile che fa da controcanto è da pelle d’oca. Da ricordare anche per l’intermezzo musicale di flauto peruviano.
L’inizio di “Mandami un messaggio” è a dir poco travolgente, mentre il testo scorre via ironico e beffardo (“Mandami un messaggio mentre il falso movimento si riposa / Sogno l’isola di Wight / Pelle di serpente va sicuro tra la gente / E in un bagno sta scrivendo Dio è un DJ”). Un pezzo trascinante, che chiude benissimo la fantastica tripletta iniziale che apre il disco.
“Vincent Gallo Blues” è una ballata blues sofferta e intensa, con il suo delicato arpeggio di chitarra ed il canto sconsolato di Pedrini. Il personaggio al centro della canzone, soprattutto del ritornello che Pedrini ripete sconsolato, è il bravo attore americano, regista e protagonista di Buffalo ’66.
In “Joe (part 2)”, puro rock con splendido riff di chitarra, il protagonista del concept-album dichiara di voler andar via, lasciare tutto e tutti ed arrivare in Messico (“Joe se ne andò, è troppo tardi baby / Joe se ne andò, non torna più / Joe se ne andò, è troppo tardi baby / Joe se ne andò, in Mexico”). Originale e spensierata.
“Supermarket” è sonorità metropolitane, mentre la voce distorta intreccia italiano e francese, raccontando la parentesi criminale di Joe, che rapinava supermarket.
“Neve (il capostazione)” racconta dei tempi morti tra un treno e l’altro in stazioni sempre uguali, soprattutto d’inverno quando tutto è coperto di neve, mentre si vaga senza meta alla ricerca di qualcuno, o qualcosa.
In “1971 (live in Amsterdam)” Joe arriva in Olanda, osserva la città, tra luoghi comuni ed il solito coffee shop. Un pezzo ben suonato, molto orecchiabile.
“Magico” è un intermezzo di puro rock, che alterna una strofa lenta ad un ritornello coinvolgente (“Io sono qua, guerriero di città / E vivo il mio momento magico / E intorno a me, tutto è possibile / E canto un nuovo mondo magico”).
Il testo inglese di “Ferlinghetti Blues” vede, appunto, la partecipazione di Lawrence Ferlinghetti, che recita una sua poesia su una bella base di sax.
L’allegrotta “Sunday”, scanzonato pezzo rock, è semplice e diretta, ma è uno degli episodi meno riusciti del disco.
In “Valentine (l’ultima tentazione di Joe)” partecipa anche J Ax degli articolo 31, mentre Joe saluta la sua fiamma, e in “Febbre” patisce, probabilmente, le conseguenze di questa storia d’amore, sul proprio corpo, con una febbre intollerabile. Una delle canzoni più emozionanti del disco, con un sax suonato divinamente.
Strumentinomexico” è 41 secondi di sperimentazioni sonore, mix e scratches, “Mexico” è un’adrenalinica canzone rock, ruvida e selvaggia. Splendide chitarre in evidenza, ma anche la voce di Omar Pedrini emoziona nei suoi interventi: “Volerò più in alto verso il sole / Perché illumini anche me / Portami guerriero verso il cielo / Se mi sento inutile / I love you Mexico / I love you Hidalgo”. Forse il brano migliore dell’album.
“El Topo Grand hotel” porta Joe in questo strano albergo dove ad aspettarlo c’è un’astronave. Il finale è particolarmente intenso, con una citazione tratta da Alejandro Jodorowskj, “No basta decir”.
Elettrica, quasi dance, è la rivisitazione della canzone “Mork”, sigla del famoso telefilm interpretato da Robin Williams all’inizio della sua carriera. Mork, appunto, porta Joe nello spazio.
“Alba fragile (Ultima notte sulla terra)” è una ballata rock lenta e melodica, molto americana – ricorda il suono dei Nickelback – e dal bel testo pieno di speranze: “Sento che sei con me / In quest’alba fragile / Io lo so tu sarai / Giovane per sempre”.
Chiude il disco, infine “Cielo immenso 2”, energica versione della canzone inserita all’inizio del disco.

Questo è il bel disco dei Timoria, datato 2001: il secondo senza Renga, il primo album di una nuova band, si potrebbe definire, dopo l’incertezza di “Timoria 1999”.
La voce di Pedrini rimpiazza quella elegante e brillante di Renga rifondando lo stile e le prospettive della band.
Lo stile del concept album riprende un tipo di progetto che la band non affrontava da quasi dieci anni, e mescolando il giusto tocco d’azzardo con il suono ormai consolidato in quasi vent’anni d’attività.
In “El Topo Grand Hotel” c’è molto rock, innanzitutto. Ma non mancano, in ogni caso, reminiscenze degli anni Settanta, influenze rap, blues ed elettroniche. Tutto legato in un fiume sonoro vario e sorprendente, che colpisce soprattutto per la cura musicale e per i numerosi riferimenti letterari.
“El Topo Grand Hotel” è un disco sorprendente, davvero non ce lo aspettavamo. Non pensavamo che una band privata della propria spina dorsale musicale – la voce di Renga – potesse così presto rialzarsi e rielaborare un percorso musicale così coraggioso e pieno di grinta.
I Timoria ce l’hanno fatta, non c’è dubbio. E questo disco merita davvero di essere ascoltato.
TRACKLIST
Sole spento
Cielo immenso
Mandami un messaggio
Vincent Gallo Blues
Joe (part 2)
Supermarket
Neve (il capostazione)
1971 (live in Amsterdam )
Magico
Ferlinghetti Blues
Sunday
Valentine (l'ultima tentazione di Joe)
Febbre
Strumentinomexico
Mexico
El Topo Grand Hotel
Mork
Alba fragile
Cielo immenso 2
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
MACCHINE E DOLLARI – 1988, Polydor.
COLORI CHE ESPLODONO – 1990, Polydor.
RITMO E DOLORE – 1991, Polydor.
STORIE PER VIVERE – 1992, Polydor.
VIAGGIO SENZA VENTO – 1993, Polydor
2020 – 1995, Polydor.
ETA BETA – 1997, Polydor.
SENZA TEMPO – 1998, Polydor.
TIMORIA '99 – 1999, Polydor.
EL TOPO GRAND HOTEL – 2001, Polydor.
UN ALDO QUALUNQUE SUL TRENO MAGICO – 2002, Polydor.
GENERAZIONE SENZA TEMPO – 2003, Polydor
Approfondimento in rete: Sito ufficiale della band, sito non ufficiale.
Antonio Benforte, luglio 2005. Già su lankelot.com
Commenti
"?El Topo Grand Hotel? è un disco sorprendente, davvero non ce lo aspettavamo. Non pensavamo che una band privata della propria spina dorsale musicale ? la voce di Renga ? potesse così presto rialzarsi e rielaborare un percorso musicale così coraggioso e pieno di grinta.
I Timoria ce l?hanno fatta, non c?è dubbio. E questo disco merita davvero di essere ascoltato".
> e bentornato, ben ritrovato. Rileggo e riascolto con piacere;)
Ho ascoltato molto questo disco quando uscì. Secondo me i Timoria vanno meglio sui pezzi più tirati tipo "Supermarket", e sulle ballate elettriche tipo "Sole spento". Quando però si buttano su pezzi come "Vincent Gallo Blues" e "Alba fragile" li trovo irritanti. Quantomeno.
Bella recensione!