Chi li ha conosciuti tramite l’ultimo disco “Urban Hymns”, li ha assaporati nello sviluppo di una creatività che li ha portati a suoni molto differenti da quelli dei loro inizi.
Questo primo album – non prima registrazione, lo precede l’Ep “The Verve” – è del tutto dominato da colori, suoni e parole completamente ipnotici e di grande impatto; uscito nel 1993, getta l’ombra di un estro decisamente particolare e sinfonico, capace di avviluppare l’ascoltatore con suoni acquosi ed un cantato distante e riverberato, in un continuo down tempo trascinato per tutto l’album.
Richard Ashcroft (Voce e chitarra), Nick McCabe (Chitarre), Peter Salisbury (Batteria) e Simon Jones (Basso); questa la promettente formazione che nel 1993, dopo tre anni di un’intensa attività live diede vita a “A Storm In Heaven”.
La qualità di questo album risiede nella grande suggestività del suono che i quattro hanno costruito; in questo disco si ritrova una miscela affascinante di luce ed oscurità, che ha celebrato i Verve alla testa di quel genere a cavallo tra l’Indie-Rock ed il moderno Brit-Pop nelle sue più brillanti e profonde applicazioni. Del resto fa la sua parte il carisma del leader del gruppo, una figura spigolosa ma decisa, contro la quale forse hanno dovuto urtare gli altri elementi dei Verve, tanto che infatti il gruppo si scioglierà dopo il terzo album, quel “Urban Hymns” che ha segnato lo spartiacque per Ashcroft tra l’esperienza con la band e quella da solista – esperienza degnamente espressa da “Alone With Everybody” e “Human Conditions”.
Gettandosi a capofitto su di una traccia esemplare, di sicuro “Butterfly” fa due passi avanti come rappresentante di “A Storm In Heaven”.
“You could flap you wings a thousand miles away/ Butterfly/ A laughing salesman sings/ His world so far away/ Butterfly/ Butterfly (repeat)/ You could take the storm away forever every day/ Cause you're mine/ And I don't know what to say/ You could let my smile disappear for a year/ Cause you're mine/ That's the only way I like it to be/…/ “ (Butterfly)
Partendo da un’ossatura dalle vaghe vibrazioni rock-blues, muta rapidamente su semitoni magnetici, caricando il testo ed esplodendo continuamente; l’influenza poi della psichedelia e di alcuni aspetti del progressive, emerge nella parte di cesello dei fiati che appaiono anticipando esperimenti alla “National Anthem” dei Radiohead di “Kid A”. Altri pezzi esibiscono una strumentalità più accentuata, sulla quale aleggia il cantato di Richard Ashcroft, come accade nella lunga “Virtual World”, per la quale non è azzardato richiamare il nome importante dei Doors.
“See the water break my hand/ No one knows my name/ I'm not in demand/ Signs are right/ The sighs are here/ Who needs virtual world/ When I can see it now/ I can see it now, oh now, oh now, now/ …/ Have you ever seen the book/ The one on my help/ The one entitled self death, self death/ How to earn a million pounds/ I can see it now oh the hearse/ She's breathing down in a hole in my head/ In the dirty half light were/ Time means nothing at all/ I'm calling out to some one/ Anyone who'll have me?/ Does anyone need me?/ Does anyone know how to cry?/ What happens when I go?/
What happens when it snows?/ I bet you could if you want'd to end” (Virtual World)
Il loro esordio fu dunque di grande impatto, e già nei primi anni ’90 i Verve diedero la loro personale impronta all’alveo di quel fiume musicale definito Brit-Pop; forti delle loro capacità tecniche ed artistiche, scontarono purtroppo una non rapida affermazione verso il grande pubblico; pur calamitando i numerosi fans con i loro concerti, questo disco restò infatti in disparte rispetto all’attenzione di molti ascoltatori.
Eppure nella loro carriera non delusero quanto riuscirono ad anticipare con “A Storm In Heaven”, ed anche se per molti i Verve sono solo l’ombra di un artista solista, oppure ancor più riduttivamente coincidono con un unico album, questo disco segna l’importante primo passo di una band capace di fare musica creando la propria voce musicale.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e GENESI DEL GRUPPO
Urban Hymns, Virgin, 1997.
A Northern Soul, Vernon Yard, 1995.
No Come Down, Vernon Yard, 1994. (b-sides e inedite)
A Storm in Heaven, Vernon Yard, 1993.
The Verve E.P., Vernon Yard, 1992.
All in The Mind, Hut, 1992. (Three tracks single)
Wigan, Lancashire, tardi anni Ottanta. Lo sciamanico chitarrista e cantante Richard Ashcroft(classe 1971), il batterista Peter Salisbury, il bassista Simon Jones, amici sin dai tempi della Upholland High School, incontrano il cupo e introverso chitarrista Nick McCabe, cultore dei Joy Division, all’epoca studente del Winstanley College.
È la nascita d’un gruppo storico della scena indie rock inglese: i Verve.
La band firmò il suo primo contratto con la Hut e debuttò nel marzo del 1992 con l’introvabile singolo “All in The Mind”, seguito, in rapida successione, da altri due singles: “She’s a superstar” e “Gravity Grave”. Larga parte dei brani ospitati nei tre dischi furono ristampati nel primo, omonimo e leggendario E.P.
Siamo, per intenderci, nel periodo in cui i Verve erano definiti “l’essenza liquida del rock’n’roll”. Ottenuti ottimi riscontri sulla scena indie, reduce da una tournée americana al fianco dei Black Crowes, la band di Wigan incise il primo album, “A Storm in Heaven”, annunciato dal singolo “Blue”. Apparso nel 1993, acclamato dalla critica, non rappresentò tuttavia un successo di vendite. La fama dei Verve come band eclettica e atipica(convergenza e fusione di psichedelia e pop) s’accompagnò rapidamente con quella di band “must” dal vivo: negli spettacoli live, Ashcroft era trascinante, estremo e magnetico, calamitava gli spettatori.
Eccessi e stravizi iniziarono ben presto a segnare l’attività del gruppo: Ashcroft più volte ricoverato per l’eccessivo deperimento, Salisbury arrestato per aver distrutto una camera d’albergo, in Kansas. Nel frattempo, Nick McCabe si mostrava sempre più insofferente nei confronti del leader e frontman della band, l’uomo che, per dirla con Gallagher, “As he faced the sun he cast no shadow”: l’incredibile personalità di Ashcroft (appassionato studioso, tra l’altro, della cultura rosicruciana) oscurava il resto del gruppo.
Nel 1995, sotto l’effetto di pesanti quantitativi di extasy, i Verve registrarono un album che sembrava poter rappresentare il congedo della band: “A Northern Soul”. Il disco, nonostante ospitasse brani come “History” e “On Your Own” non ebbe fortuna: soltanto qualche mese dopo, Ashcroft abbandonava la band, salvo poi fortunatamente ritornare sui suoi passi. McCabe, tuttavia, non fu immediatamente d’accordo e venne rimpiazzato da Simon Tong, chitarrista e tastierista, altro vecchio compagno di scuola. Trascorrono due anni: il tempo necessario al transfuga per tornare sui suoi passi, il tempo necessario per ideare il Disco Definitivo. 1997.
“Urban Hymns” è il caso discografico dell’anno. Trascinato dal singolo “Bittersweet Symphony”, cover “spuria” di “The Last Time” dei Rolling Stones(il brano campionava un sample di una esecuzione orchestrale dell’originale), e dalla malinconica ballata “The Drugs Don’t Work”, l’album è stato un successo internazionale. Seduti sul tetto del mondo: fin quando, neppure un anno dopo, Nick McCabe ha definitivamente alzato i tacchi, rompendo per l’ennesima volta con la band. I Verve si sono ufficialmente sciolti nel 1999.
Richard Ashcroft, attraverso una felice collaborazione con il progetto Unkle del Dj Shadow (“Lonely Soul”) e una discreta prova con i Chemical Brothers (“The Test”), s’è avviato ad una carriera da solista: il primo, promettente album, “Alone with Everybody”, pubblicato nel 2000, trascinato dal fortunato singolo “Song for the Lovers”, è stato un successo internazionale.
Il secondo disco, “Human Conditions”, è piuttosto fiacco e deludente: introspettivo ed eccessivamente intimista, segna un momento di transizione.
Peter Salisbury collabora irregolarmente ai dischi di Ashcroft.
Il bassista Simon Jones ha fondato, assieme a Simon Tong e all’ex Stone Roses John Squire (poi sostituito da Dan McBean), un nuovo gruppo: “The Shining”(nome scelto in omaggio al film di Kubrick e al romanzo di King).
Il primo, interessante album, “True Skies”, è stato pubblicato nel 2003.
L’inquietante e talentuoso Nick McCabe ha collaborato con il progetto Faultline e con i Neotropic. Fonte principale delle informazioni biodiscografiche è stato, oltre al solito, monumentale allmusic, il sito ufficiale della band Sito ufficiale dei The Shining THE VERVE in LANKELOT:
Sito non ufficiale di Nick McCabe
Sito ufficiale di Richard Ashcroft
“History has a place for us. It may take us three albums, but we will be there”. (Richard Ashcroft, 1993).
Andrea Vergani.
Commenti
Prima pubblicazione: lankelot.com
"Questo primo album ? non prima registrazione, lo precede l?Ep ?The Verve? ? è del tutto dominato da colori, suoni e parole completamente ipnotici e di grande impatto; uscito nel 1993, getta l?ombra di un estro decisamente particolare e sinfonico, capace di avviluppare l?ascoltatore con suoni acquosi ed un cantato distante e riverberato, in un continuo down tempo trascinato per tutto l?album."
> la fase psichedelica dei Verve era adorabile...
"anche se per molti i Verve sono solo l?ombra di un artista solista, oppure ancor più riduttivamente coincidono con un unico album,"
> in realtà stiamo scoprendo che l'anima vera era il timido e introverso Nick McCabe, che ci siamo un po' persi per strada. Ashcroft era un grande frontman ma ha avuto un'involuzione inattesa...
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