Chi ha amato il primo album della band newyorkese “Is this it”, vera e propria ventata di freschezza nel panorama rock americano, non potrà non provare le stesse emozioni per il secondo lavoro dei “The Strokes”, gruppo che ha come leader il cantante Julian Casablancas, figlio del famoso talent scout di modelle John, alla batteria l’italiano Fabrizio Moretti, Nick Valensi e Albert Hammond Jr alle chitarre e Nikolai Fraiture al basso. Il primo album della band, che aveva ampiamente convinto la critica ed entusiasmato il pubblico, era un brillante esordio di puro rock, di quel rock veloce che entra subito in testa, in cui le canzoni vanno subito al sodo e non si perdono in tanti fronzoli. Inoltre, la particolare voce del cantante, roca e strillante, li proiettava di diritto nell'olimpo nella nuove band del millennio.
Episodi quali “Barely legal”, “Last Nite” e “Someday”, singoli esplosivi ed orecchiabili, offrirono subito la notorietà alla band ma, allo stesso tempo, il difficile compito di ripetersi allo stesso livello con il secondo album. Con questo secondo album i “The Strokes” scelgono di non rischiare, e di andare sul sicuro. Questo nuovo lavoro, infatti, si pone nella scia del precedente, è molto simile per sonorità e approccio alle canzoni, pressoché identico nelle melodie e nelle interpretazioni. Qual è, quindi, la reazione che si ha dopo averlo ascoltato? Sorpresa e stupore, innanzitutto, nell’ascoltare alcune canzoni quasi doppioni del disco precedente. Ma poi, in un secondo momento, riesce ad appassionare e coinvolgere, per raggiungere, in alcune tracce, quasi il livello del disco precedente. C’è chi obbietta che siano troppo commerciali, strafottenti e odiosi nei comportamenti, ma se si tratta di analizzare la musica, siamo convinti che il nome “The Strokes” sarà destinato ad accompagnarci per parecchio. Alla band viene spesso rimproverato il fatto di essere composta da figli di papà che passano il loro tempo tra cool parties in compagnia di bellezze mozzafiato, ma a parte un po’ di invidia, non abbiamo nulla da rimproverare loro, forse in ambito musicale unicamente il fatto di non avere osato di più in questo secondo lavoro ma di avere deciso la facile strada del precedente secondo la formula “squadra che vince non si cambia”.
Ma le canzoni sono coinvolgenti comunque. Undici tracce belle, dirette, che ti prendono subito facendoti andare su e giù con la testa. Apre “What ever happened?” e si capisce subito che gli Strokes hanno sviluppato un loro sound riconoscibile, con una buona chitarra e una batteria ossessiva e ritmica, che li identifica facilmente, anche se li definisce sempre più come debitori infiniti dei Velvet Underground. La voce di Casablancas è roca e strozzata, come sempre e continua per le successive dieci canzoni, vivaci e adrenaliniche, a partire da “Reptilia”, o dal frizzante primo singolo “12:51”, alla malinconica “Automatic Stop”, la ciondolante e disinvolta “Between love & hate”, che si caratterizzano per la rapidità e la presenza di ritornelli facilmente orecchiabili e cantabili. Possiamo continuare all’infinito a rimproverare loro il fatto di essere fighetti, figli di papà, strafottenti e bizzarri, di aver suonato un secondo disco identico al primo, ma non possiamo non ammettere che questa seconda prova dei ragazzi di New York sia nuovamente molto gustosa. E c'è chi dice che servano molto per conquistare e far sciogliere le ragazze. Per questa volta, gli perdoniamo la mancanza di coraggio. Ma, la prossima volta, desideriamo anche un pizzico di sfrontatezza e audacia musicale in più.
TRACKLIST:
What Ever Happened?
Reptilia
Automatic Stop
12:51
You Talk Way Too Much
Between Love & Hate
Meet Me in the Bathroom
Under Control
The Way It Is
The End Has No End
I Can't Win
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
Is This It (2001)
Room On Fire (2003)
First impression of heath (2006)
BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
Gli Strokes (Julian Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond JR, Nikolai Fraiture, Fabrizio Moretti) si formano a New York nel 1999. Molto influenzati dai Velvet Underground, offrono, sin dalle prime apparizioni nei locali, un rock diretto e coinvolgente. Nel 2001 esce il primo album “Is This It”, molto apprezzato sia dal pubblico che dalla critica. Due anni dopo esce “Room On Fire”, sulla falsariga del primo e senza particolari innovazioni. Terzo disco è First impression of heath del 2006.
Antonio Benforte, 2 aprile 2005.
Recensione apparsa originariamente sul sito www.ciao.it.
The Strokes - Is This It di rapace
The Strokes - Room on fire di rapace
Commenti
neo ANT!
C'e' anche un Fabrizio Moretti, nel gruppo. Ammazzao'! Il contributo italiano al rock internazionale - spero diverso dal contributo inglese alla gastronomia internazionale di cui parla il film ''Un pesciolino di nome Wendy'' riferendosi alle patatine fritte. Ah ah ah!
Ciao belli
Il fabrizio moretti se no nsbaglio è famoso anche per essere il compagno di drew barrimore