U.S.A., New York, 1998. Cinque ragazzini imberbi, figli di papà e cresciuti ascoltando The Velvet Underground e Television decidono di mettere su una band. “Is this it” è il loro disco di esordio, datato 2001, che ha portato una vitale ventata di freschezza nel panorama rock mondiale conducendo alla notorietà questo gruppo strafottente e spregiudicato e le loro canzoni dirette e orecchiabili.
Molte cose si sono dette sul cantante e leader della band, Julian Casablancas, del suo papà talent scout di modelle, del batterista di origine italiana Moretti e del fatto che questi allegri ragazzi americani stiano antipatici un po’ a tutti per i loro atteggiamenti, i loro vestiti sgualciti ma griffati e i loro miliardari party in ville principesche, ma analizzando semplicemente ciò che si ascolta inserendo nel lettore il cd di esordio, ci si rende conto di avere a che fare con una band decisa a fare sul serio.
Da un punto di vista musicale, i cinque newyorchesi non hanno aggiunto nulla a quelli che sono i soliti tre accordi del rock, a parte il fatto di suonarli con convinzione e spregiudicatezza insolita per una band alla prima uscita discografica. Tutte le canzoni strutturate secondo una forma breve, intorno ai tre minuti, non di più; senza credere al miracolo bisogna ammettere che i “The Strokes” suonano davvero bene, chitarre in primo piano, lo stesso si può dire della morbida e accattivante batteria di Moretti e la voce inconfondibile di Casablancas che ha già ottenuto un posto tra le più particolari degli ultimi anni. Ebbene sì, era da un po’ che non si sentiva un disco di esordio così ben fatto, sebbene il secondo e il terzo album non abbiano confermato tutto quello che si diceva di buono su di loro.
Elettrizzante e magnetico, immediato e a tratti irresistibile, gli Strokes conquistano per il loro rock and roll genuino e provocatorio, attraverso le undici brillanti tracce di questo cd:
“Is this it” è la canzone che dà il titolo all’album, nella quale la voce gracchiante di Casablancas si sviluppa lungo un ritornello accattivante e coinvolgente.
“The Modern age”, martellante con la sua batteria in primo piano, ci offre una canzone dall’aria strafottente tipica di qualche night club newyorchese, con uno splendido crescendo di chitarra con relativo assolo.
“Soma” è un pezzo da ascoltare su una Cadillac mentre si attraversa la Route 66 per arrivare a vedere l’oceano, un rock fresco e accattivante che conquista.
Ancora “Barely legal”, primo singolo, chitarra ossessiva e tagliente, il ritornello entra in testa sin dal primo ascolto e ti ritrovi a cantarlo sotto la doccia senza neanche accorgertene, con l’adrenalina che intanto sale alle stelle.
“Someday”, diversa nell’impatto più allegro, scanzonato, il cantante tra le righe sembra dire, ammiccando: “hai visto quanto sono cool?”, mentre flirta con le ragazzine scatenate sotto il suo palco.
“Alone, together” ci accompagna con una carica esplosiva verso le restanti canzoni dell’album, permettendo al chitarrista di sfoggiare le sue indubbie qualità.
“Last Night”, urlata e semplicemente deliziosa, ha nel ritmo la sua arma vincente, è forse il pezzo più conosciuto dell’album, le dita schioccano freneticamente per questo pezzo irresistibile.
“Hard to explain” dà ancora conferma delle enormi potenzialità della band, con un altro convincente ritornello tutto da ballare.
Poi c’è “When it starter”, canzone che ha sostituito “New York City Cops” dopo l’11 settembre.
Si conclude con una emozionante “Trying your luck”, dove la voce di Casablancas, a tratti strozzata nei suoi acuti, rende la canzone stupenda, e una robusta scarica adrenalinica data da “Take it or leave it”, capolavoro di forza esplosiva e dall’impatto devastante.
Trentasei minuti di musica che lasciano senza parole, se si pensa che è il primo vagito di una band di sicuro proiettata tra le grandi rock-band del nuovo millennio. Piccolo gioiello che fa dell’immediatezza e dell’energia il suo punto di forza, “Is this it” è uno dei migliori album del 2001.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
Is This It (2001)
Room On Fire (2003)
First impression of heath (2006)
BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
Gli Strokes (Julian Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond JR, Nikolai Fraiture, Fabrizio Moretti) si formano a New York nel 1999. Molto influenzati dai Velvet Underground, offrono, sin dalle prime apparizioni nei locali, un rock diretto e coinvolgente. Nel 2001 esce il primo album “Is This It”, molto apprezzato sia dal pubblico che dalla critica. Due anni dopo esce “Room On Fire”, sulla falsariga del primo e senza particolari innovazioni. Terzo disco è First impression of heath del 2006.
Antonio Benforte, 2 aprile 2005.
Recensione apparsa originariamente sul sito www.ciao.it.
Commenti
http://it.youtube.com/watch?v=3tuvX_X7Rlw
last night!
Purtroppo non hanno confermato il botto del primo disco. mediocri, se visti nel complesso.
E figli di papà:) ma divertenti, dai.
http://it.youtube.com/watch?v=LFSYf-sgBIw REPTILIA, The Strokes.
il primo album, lo divorai. era molto bello, aveva un gran tiro. è vero certi riff erano 100% Lou reed, ma ci sta. dopo routine...
Il terzo a me è piaciuto più del secondo...(-:
davvero? Perché?
"Piccolo gioiello che fa dell?immediatezza e dell?energia il suo punto di forza, ?Is this it? è uno dei migliori album del 2001. "
> Eh sì, direi che siamo tutti concordi. Ha lasciato il segno, con la sua semplicità e la sua immediatezza. E poi - buttala via 'sta cosa - piace un sacco alle donne...;)
7. Ai tempi del primo album mi stavano sulle scatole. Il secondo non l'ho neppure considerato. Il terzo mi è piaciuto. Per un periodo l'ho ascoltato ogni giorno. Earth in a cage, Electricityscape, ma anche altre canzoni, a me piacciono. (-:
8- a sapere me lo giocavo di più con le donne, st'album, invece di puntare su Marvin Gaye e Bob Marley :)