"Sul versante opposto della valle la strada attraversava un terreno incendiato nero e spoglio. Tronchi carbonizzati e senza rami che si susseguivano a perdita d'occhio. Cenere che aleggiava sopra la strada e grappoli di cavi ciechi che penzolavano dai pali della luce anneriti gemendo piano nel vento. Una casa bruciata in una radura e più in là una distesa di praterie livide e desolate e una montagnola fangosa di terra rossa grezza con dei lavori stradali lasciati a metà, più avanti, cartelloni pubblicitari di motel. Tutto come una volta, solo sbiadito e sciupato dalle intemperie. In cima alla collina si fermarono nel freddo e nel vento a riprendere fiato. L'uomo guardò il bambino. Sto bene, disse lui. L'uomo gli mise una mano sulla spalla e fece un cenno verso la campagna che si stendeva ai loro piedi. Pescò il binocolo nel carrello e dalla strada osservò la pianura là sotto, dove i contorni di una città emergevano nel grigiore come i tratti di un disegno a carboncino su un paesaggio desolato. Niente da vedere. Niente fumo. Posso guardare?, disse il bambino. Sì. Certo che puoi. Il bambino si appoggiò al carrello e regolò il binocolo. Che cosa vedi?, disse l'uomo. Niente. Il bambino abbassò il binocolo. Sta piovendo. Sì, disse l'uomo. Lo so." (Cormac McCarthy, La strada)
Potrebbe essere la colonna sonora ideale del romanzo post-apocalittico di "Cormac McCarthy", "La Strada", l'album del 2003 "This Is Our Punk-rock, Thee Rusted Satellites Gather + Sing" dei canadesi A SILVER MT. ZION (o in forma più estesa "The Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La-Band With Choir), costola dilatata di uno dei gruppi capostipiti del post rock, i Godspeed You! Black Emperor, per la presenza di Efrim Menuck, chitarra, piano, voce; Thierry Amar, contrabasso; e Sophie Trudeau: violino.
Un'opera complessa, multiforme, stratificata che esige dall'ascoltatore un'immersione totale.
Chi vuole ascoltare veramente questo disco deve avere il coraggio e la voglia di ascoltarlo dall'inizio alla fine, senza cambiare pezzo, senza saltare un solo passaggio delle quattro composizioni di cui è composto questo album.
Se non siete in grado di farlo fate a meno di avvicinarvi a questo album.
L'entità "THE SILVER MT. ZION" (nome che muta continuamente forma nel tempo) fonde in se stessa le atmosfere dilatate del post rock, l'avanguardia minimale, la musica atonale, la musica classica contemporanea, i ritmi tzigani, il folk più cupo, il lamento blues, il noise ed infine la canzone di protesta.
Perchè questo disco diviso in quattro suite che superano o si aggirano sui 15 minuti è un'opera monumentale, unica, politica nei contenuti e nelle forme, un tragico atto di rivolta contro il vicino statunitense (le menti illuminate del Canada, un paese sia chiaro che non è il Paradiso in terra come tanti politicanti vorrebbero dipingere, vivono da sempre con estrema sofferenza la scomoda vicinanza) impegnato in guerre in tutto il mondo, contro il progresso che distrugge l'ambiente e concentra gli umani in metropoli soffocanti spazzando via coloro che non si adeguano al nuovo corso ed eliminando scientificamente tutto ciò che si trova fra la vita e l'autodistruzione.
Un panorama apocalittico che ci aspetta dietro la porta.
La prima suite è "Sow Some Lonesome Corner So Many Flowers Bloom" che si apre con una voce agghiacciante in una sala da ballo che conta da 1 a 8 e la chitarra che lentamente la sormonta fondendosi in un coro funebre che si dilata in un mantra estenuante giocato sulle note musicali e che a metà brano lascia spazio ad un cielo etereo dai contorni ambient rinvigorito da archi e chitarra a disegnare un'atmosfera sempre più cupa, profonda, incalzante, con gli occhi pieni di disperazione chiusi su un paesaggio spettrale.
La seconda suite è "Babylon Was Built On Fire / Starsnostars": uno scenario etereo, baluginii di suoni, rumori, spazi saturi dove è impossibile muoversi ed in mezzo alla desolazione il canto straziante di Efrim:
"Babylon was built on fire
And the bones of useless machines
It hurt to breathe
You fell away from me
Packs of helicopters divide
Across a crowded sky
What angels did you ride
As i staggered at your side"
e sul gioco a due, tre voci, sgraziato, urlante, da brividi sulla pelle, sorretto da chitarra, archi, pianoforte:
"Citizens in their homes
And missiles in their holes
And citizens in their homes"
"The brightest night
I ever saw,
Across
An empty parking lot
No stars"
"This highway needs rain across
Both of its lanes until"
All that remains is
This heart and its flames
And the rumble of trains
'Neath a handful of stars"
ed infine placato, senza voce, distrutto.
La terza suite è "American Motor Over Smoldered Field" con la chitarra pizzicata appena, gli archi che entrano leggerissimi e poi divagano, dipingono distruzione, morte, sofferenza, con il cantato sempre lancinante, disperato: "It will not be a tender fire // Upon your postcard mountains // No golden children // Will write hymns about // The slow defeat of your reckless destiny" fino a sfogarsi in una progressione sonora che diventa un'apocalisse, giocata fra cori e litanie funebri innalzati da uomini liberi riuniti nei livelli più bassi di una metropoli del futuro (quanto mi ha ricordato questo pezzo alcune scene de "Il Cacciatore" di Michael Cimino), per concludersi di nuovo con la voce che intona, sottovoce, l'ultima strofa.
Ed infine la quarta e ultima suite: "Goodbye Desolate Railyard": evocativa, con un inizio soffuso di pianoforte, archi, chitarra e voce, che descrivono la fine del nostro mondo, dei nostri ricordi, dei binari che amavamo, del nostro territorio violentato e reso sterile: "So goodbye con un treno che a fine corsa deraglia e muore nello stridore dei freni, arrugginito, vecchio, stanco che lascia spazio ad una coda di bellezza cristallina: in un primo tempo solo voce e chitarra che intonano "Everybody gets a little lost sometimes", un verso che lentamente viene poi intonato da più persone, amici, fidanzati, fidanzate, morti, una moltitudine, in una stanza dove tutte le luci si spengono e alla fine resta solo il buio. Brevi note: Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band, band canadese nata nel 1999, a Montreal, Canada. Da notare come la band abbia cambiato nome durante la carriera. Componenti: Membri stabili: Efrim Menuck (chitarra, piano, voce, effetti); David Payant (batteria, percussioni); Sophie Trudeau (violino, voce); Thierry Amar (basso); Jessica Moss (violino, voce). Con l'aggiunta di Ian Ilavsky (chitarra, organo, harmonium, voce); Beckie Foon (violoncello, voce); Eric Crave (batteria, percussioni); Scott Levin Gilmore (batteria, percussioni, chitarra, mandolino, voce) Discografia: "He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner" (2000, Lp, Constellation, come "A Silver Mt. Zion") "Born into Trouble as the Sparks Fly Upward " (2001, Lp, Constellation, come "The Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La-Band") "This Is Our Punk-Rock," Thee Rusted Satellites Gather + Sing," (2003, Lp, Constellation come "The Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La-Band with Choir") "The "Pretty Little Lightning Paw" E.P." (2004, Ep, Constellation, come "Thee Silver Mountain Reveries") "Horses in the Sky" (2005, Lp, Constellation, come " Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band") "13 Blues fort Thirteen Moons" (2008, Lp, Constellation, come "Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band") Approfondimenti in rete: http://www.myspace.com/silvermtzion http://www.tra-la-la-band.com/ Su Lankelot: http://www.lankelot.eu/index.php/2008/01/15/mccarthy-cormac-la-strada/
Lovely traintracks
Goodbye
Broken trees
The devil
Poured his concrete
Across all
Our empty fields
From shadows
Across our sunrise
And sand beneath our wheels
So goodbye lovely warehouse
And goodbye sleeping weeds
Your beauty was a shining thing
That fell away from me"

Commenti
Un disco incredibile.
ASSOLUTAMENTE incredibile. Li adoro.
Decisamente.
anche io li adoro.
adoro anche quasi tutto (per quello che ho) il catalogo della Constellation.
Andrea, conosci i Baby Dee?
Non conosco. Che fanno?
(ispiratissimo. Procedo con l'ascolto)
Sistemato un po'. Ammetto di
Sistemato un po'.
Ammetto di avere ancora qualche difficoltà ad usare il sito. Cerco di imparare. Certe volte vedo tutto distorto o fatico a revisionare, sistemare delle cose.
stiamo imparando tutti,
stiamo imparando tutti, amice:). Se serve qualcosa, sono - siamo - qua;)