The Roots

Phrenology

The Roots

 

Al primo ascolto “Phrenology” non sembra essere un disco dei “The Roots”. Non sembra perché mescola una tale quantità di suoni incredibili, di brillanti idee e geniali trovate musicali che l’ascoltatore abituato ai precedenti lavori non può che restare almeno disorientato. In questo album, infatti, il consueto hip-hop e le rime calde e armoniche di Black Thought si mescolano abilmente con il rock (“The Seed (2.0)”), la sperimentazione sonora (“Water”) sonorità estreme (“!!!!!!!”), l’improvvisazione strumentale (“Break you off”), la melodia soft (“Sacrifice” e “Complexity”) e l’R&B (“Quills”) lasciando, al termine dell’ascolto, un vertiginoso senso di euforia e spaesamento.

Quinto album in studio del complesso hip-hop di Philadelphia, a due anni di distanza dal live “The Roots come alive”, “Phrenology” coincide con il decennale della band e si caratterizza, sin da subito, per le tonalità eclettiche e sperimentali, molto diverse dai precedenti lavori. 

Lo dimostrano le prime tre tracce dopo l’intro parlato – “Phrentrow” – tutte diverse tra di loro, per stile, ispirazione e influenze musicali. Si parte con “Rock you”, dal sound aggressivo e violento, una base martellante accompagna il travolgente rap di Black Thought. Una traccia di estrema potenza sonora, con degli intensi crescendo durante tutto il pezzo, fino a sfociare nell’incredibile esperienza sonora offerta dal minuto scarso di “!!!!!!!”, pezzo brevissimo, un intermezzo sonoro gridato e vertiginoso, impossibile da trovare in un disco rap.
Il tono torna pacato e soft nella successiva “Sacrifice”, che si avvale del riconoscibile featuring di Nelly Furtado nel ritornello e dell’originale rap durante le strofe. I primi tre pezzi, dunque, tutti diversi tra loro, testimoniano la voglia della band di provare nuove strade, esplorare territori ancora sconosciuti per il rap e l’hip-hop e fare della parola sperimentazione il loro obiettivo primario.
“Rolling with Heat” ha, invece, Franck Knuckles alle percussioni e Talib Kweli alla voce. Il pezzo è morbido e denso, un caldo tappeto sonoro che invoglia sin da subito a muoversi dondolando.
La voce femminile di Ursula Rucker, invece, introduce “Waok (AY) Rollcall”, per poi mescolarsi ad altri vocalizzi e spezzoni di frasi e sfociare nella trascinante “Thought @ work”, nella quale la voce del frontman e rapper Black Thought ha il ruolo di assoluto protagonista, si arrampica su sbalorditivi labirinti vocali ed entusiasma incredibilmente l’ascoltatore. Anche il ritornello, molto curato e delicato, è un vero toccasana per gli amanti e i non amanti di questo genere di musica.
È poi il turno della canzone che li ha definitivamente resi famosi in Italia, quella “The Seed (2.0)”, di Cody ChesnuTT, che tanto ci ha fatto cantare e ballare qualche estate fa. ChesnuTT canta nel ritornello, Black Thought rappa nelle strofe, per la canzone più rock e orecchiabile del disco.
“Break you off”, con la partecipazione di Musiq, dallo splendido e curato tappeto sonoro che accompagna l’incedere della narrazione di Black Thought e i coretti del ritornello, lungo sette minuti di musica eccezionale che termina con le note delicate di un violino.
Estremamente carica e coinvolgente, invece, è la sperimentale “Water”, che alterna il rap più classico a ritornelli funky, fino ad esplodere in quasi cinque minuti di folle sperimentazione sonora, con pianoforte, batteria e suoni particolari, ossessivi, martellanti. Incredibili.
Atmosfere tranquille e distese, invece, nella successiva “Quills”, dove “The Roots” tornano alle antiche sonorità rap venate di puro R&B.
La radio passa in rassegna innumerevoli stazioni, invece, prima di entrare nel ritmo travolgente di “Pussy Galore”, dal sound ricercato e particolarmente riuscito.
Chiudono il disco, infine, la ritmata e sudamericana “Complexity”, con Jill Scott che incanta con il suo canto, morbido e avvolgente, e crea un’atmosfera molto rilassata e soul e l’affascinante “Something in the Way of things (in town)”, traccia sperimentale nell’introduzione parlata, che poi si trasforma in una base di batteria frenetica e in un susseguirsi esaltato di rime e suoni.

Come sempre accade nei dischi dei “The Roots” non mancano inoltre due ghost track davvero interessanti.
Davvero originale il quinto album del gruppo fondato dal batterista ?uestlove e dal rapper Black Thought. Molto diverso da “Things Fall Apart”, più lineare e tipicamente rap, che aveva consacrato la band come uno delle più importanti nel panorama americano, “Phrenology” è, sin dal titolo e dalla originale copertina, più colto e sofisticato, alla ricerca del suono originale e spinto al di là del puro e semplice hip-hop, come testimoniato anche dalle parole di Black Thought: “Noi vogliamo sperimentare e trascinare l’hip-hop verso frontiere mai raggiunte prima d’ora pur mantenendo intatti i principi base che hanno reso il nostro stile un elemento vitale della musica afroamericana degli ultimi anni” (tratto da suono.it).

Per questa nuova prova della band hanno dato il loro contributo artisti di primissimo piano, come Nelly Furtado, Jill Scott, Talib Kweli e Cody Chesnutt.
In dieci anni di attività la band ha rivoluzionato e sconvolto le regole e la forma hip-hop, mescolandola con le influenze più svariate, spostando sempre un po’ più in là le frontiere delle loro sonorità.
E “Phrenology” è la conferma di come si possa fare un disco hip-hop senza dovere, per forza e solo, parlare di belle donne, soldi e rappare su basi quasi sempre poverissime. Per questo motivo, come ricordato spesso, “The Roots” sono prima di tutto degli ottimi musicisti, in grado di usare campionature ma amanti, soprattutto, della musica creata attraverso gli strumenti.

“Phrenology” proprio per questo motivo è un disco incredibile, dalle mille sfaccettature, coinvolgente, a tratti eccessivo e esagerato, per l’enorme quantità di idee che vi sono all’interno, ma sicuramente di altissimo livello. Un disco che non deve mancare nella collezione di chiunque ami la buona musica suonata con eleganza e passione. Si tratta pur sempre di hip-hop, ed il genere di certo non piacerà a tutti. Ma se tutto l’hip-hop americano fosse come quello dei “The Roots”, siamo certi che questo tipo di musica crescerebbe nettamente di livello e avrebbe moltissimi estimatori in più di quanti ne ha attualmente.

Tracklist
1. Phrentrow
2. !!!!!!!
3. Rock you
4. Sacrifice
5. Rolling with Heat
6. Waok (AY) Rollcall
7. Thought @ work
8. The Seed (2.0)
9. Break you off
10. Water
11. Quills
12. Pussy Galore
13. Complexity
14. Something in the Way of things (in town)

“The Roots” sono:
?uestlove. Batterista.
Hub. Bassista.
Black Thought. Voce.
Malik B. Voce
Maldog. Tastiere
Ben Kenney. Chitarrista.
 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
ORGANIX – 1993, Remedy Records
DO YOU WANT MORE?!!??! – 1995, MCA
ILLADELPH HALFLIFE – 1996, MCA
THINGS FALL APART – 1999, MCA
THE ROOTS COME ALIVE – 1999, MCA
PHRENOLOGY – 2002, MCA
THE TIPPING POINT – 2004, OK PLAYER

“The Roots” nascono a Philadelphia alla fine degli anni Ottanta, quando Tariq Trotter (Black Thought) incontra Ahmir Khalib Thompson (?uestlove) e insieme iniziano a suonare rap, accogliendo poi il bassista Leonard Hubbard (Hub), il rapper Malik B. Il primo album della band è Organix, del 1993. La vera svolta avviene nel 1995, con “Do you want more?!!??!”, album che li consacra come innovativi artisti rap. Illadelph Halflife è il successivo disco, del 1996 e consolida la loro posizione nel panorama black americano. “Things Fall Apart” esce nel 1999 ed è un immediato successo commerciale, seguito subito dal live “The Roots come Alive”. Nel 2002, con “Phrenology”, album originale e sperimentale e due anni dopo, nel 2004, “The Tipping Point”, con cui il gruppo si conferma come una delle realtà più influenti e importanti della black music americana e non solo.

Antonio Benforte, 30 giugno ’05.

ISBN/EAN: 
0008811299620

Commenti

http://it.youtube.com/watch?v=sFb9UqELX8w the seed 2.0
la canzone più nota del gruppo, tormentone di un'estate intera

potente:)

grande Antonio. Una giornata decisamente solare e dedicata alla musica, su Lanke. Era ora;).
mi mancava questo clima.

(sai che mi ero dimenticato "The Seed"? era divertente...)

divertente ma non rende l'idea. non sono così commerciali.

A chi potresti accostarli o assimilarli?

"Come sempre accade nei dischi dei ?The Roots? non mancano inoltre due ghost track davvero interessanti, una delle quali molto insolita per un gruppo rap: è un brano quasi techno, dalla base martellante "

> Ocio che forse manca qualcosa, in coda

no, finiva così. ho eliminato la parte sospesa, in attesa di ritrovare il cd e riascoltarlo. altrimenti avrei dovuto inventare :)

ah ok;).
a posto.

4 - Gli outkast, ad esempio.

sì, ma anche quella: Hey ya è una canzone fin troppo commerciale :)

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