“Voodoo Lounge” è un disco del 1994. Memorabile per una delle copertine più originali dell'anno, è il primo album della band di Mick Jagger e Keith Richards registrato in studio durante il decennio Novanta, dopo il live “Flashpoint” del 1991 e l’antologia “Jump back” del 1993. Al posto del bassista Bill Wyman, nella band dal 1962, c’è Daryl Jones, musicista in precedenza al servizio di Miles Davis e Sting.
È un album scritto da allegri e scapestrati cinquantenni che hanno fatto la storia della musica durante gli anni Sessanta e gran parte dei Settanta e, com’è ovvio immaginare, hanno poi avuto più di una difficoltà nel rinnovarsi e rinnovare il proprio sound, restando difficilmente al passo con le nuove mode dei tempi. Non aggiunge nulla di nuovo alla loro eccezionale discografia, se non un favoloso “Voodoo Lounge Tour” (1994/1995) che li affermerà come una delle più coinvolgenti rock band dal vivo, sebbene abbiano raggiunto un’età molto vicina alla pensione.
Batteria e chitarra sinuosa aprono “Love is strong”, nella quale Jagger canta con voce calda e sensuale alternandosi ad intermezzi di armonica tipicamente blues. “Love is strong / And you're so sweet / You make me hard / You make me weak”.
Molto potente è invece “You got me rocking”, con la voce arrabbiata di Jagger ed il ritornello accattivante: “Hey hey / You got me rocking now”. Suona sempre bene la chitarra di Richards, in un crescendo sonoro particolarmente coinvolgente.
“Sparks will fly” non sa bene se vuole essere punk o rock o un semplice successo commerciale, e lascia un po’ con l’amaro in bocca.
“The Worst” è una canzone melodica e delicata, dove anche la voce di Jagger emoziona per la sua espressività. C’è anche un violino suonato con grazia, mentre il ritornello è amaro e malinconico: “Oooh, put the blame on me / You ought to pass, you see / Somewhere outside / I threw love aside / Now it's a tragedy”.
“New faces” suona come già ascoltata, e non dice musicalmente nulla di nuovo, anzi, delude parecchio.
“Moon is up” gioca sulla rima facile e un testo piuttosto banale (“Moon is up The sun is down / You can't have it both ways round / Oooh babe, won't you / listen to me / We are words apart, you see / Where are you now / Crying out loud / Where did you go / When I needed you”), riecheggia alcune sonorità dei Cure, ma è una canzone orecchiabile e gradevole.
Un pianoforte introduce la voce di Jagger in “Out of Tears”, lunga ballata malinconica che ricorda molte alte altre del repertorio stones.
“I go wild” suona selvaggia, appunto, particolarmente “on the road”, ma non coinvolge più di tanto l’ascoltatore, per la sua ripetitività.
“Brand new car” ha un’eco jopliniana e sfrutta a pieno le tonalità calde della voce di Jagger. Il testo non colpisce per originalità (“I got a brand new car / And I like to drive real hard / I got a brand new car / And I’m feeling good so far”), ma la canzone, nel complesso, convince.
“Sweethearts together” torna alla ballata, con tanto di fisarmonica e ritmo rilassato. Con “Suck on the Jugular” torna il rock più duro, che si lascia ascoltare con gusto, anche se un po’ anni Ottanta.
“Blinded by the rainbows” ha una melodia ed un ritmo delicato ed avvolgente, ma forse arriva in un punto dell’album in cui si è stanchi di ascoltare canzoni così melodiche e si cerca freneticamente il buon vecchio rock degli stones. Resta, nonostante tutto, una bella canzone.
“Baby break it down” è una canzone rock che mantiene per tutta la sua durata una melodia anonima, leggera e poco incisiva, senza spessore, mentre “Thru and thru” ha uno strano inizio quasi senza musica, e continua con la quasi recitazione di Jagger che si alterna a cori e accordi di chitarra, fino ad esplodere in un finale rabbioso e convincente.
“Mean disposition”, ultima canzone del disco, è un blues travolgente e originale, che sfrutta tutte le potenzialità vocali di Jagger e la chitarra di Richards, attraverso un ritornello facile e orecchiabile: “She’s got a mean disposition / Got a big shooter too / She’s got a mean disposition / Really make a mess / Really make a mess out of you”.
Questo il disco. Si tratta di quindici canzoni ben suonate, ma che non riescono a ricreare le magiche e travolgenti atmosfere che si respiravano nei precedenti dischi dei “Rolling Stones”, fino più o meno a “Black & Blue”. Non si tratta di brutte canzoni, ma più semplicemente del fatto che sono lontane anni luce dai capolavori storici della band, e si finisce sempre per preferire quelli a queste nuove canzoni, che non riescono ad emozionare.
Anche se a suo tempo il disco impressionò favorevolmente i critici di mezzo mondo, arrivando anche a vincere un Grammy per il Miglior disco Rock, a distanza di dieci anni “Voodoo Lounge” è un lavoro che, nonostante la buona produzione e l’innesto di un ottimo bassista, fa piacere ascoltare solo una volta, perché già alla seconda annoia, facendo rimpiangere gli album del passato.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
Bridges To Babylon (1997)
Voodoo Lounge (1994)
Steel Wheels (1989)
Hot Rocks 1964-1971 (1986)
Tattoo You (1981)
Love You (1977)
Black And Blue (1976)
Exile On Main Street (1972)
Sticky Fingers (1971)
Let It Bleed (1969)
Beggar’s Banquet (1968)
Their Satanic Majesties Request (1967)
Between The Buttons (1967)
Aftermath (1966)
The Rolling Stones (1964)
Impossibile racchiudere in poche righe la storia di una delle rock band più importanti di tutti i tempi. Nata agli inizi degli anni Sessanta, la band di Mick Jagger si afferma subito grazie a potenti 45 giri e ad uno stile musicale diretto e coinvolgente, molto influenzato da blues. “Aftermath” nel 66 è il primo disco importante, ricco di splendide canzoni, con il quale i Rolling Stones diventano famosi in tutto il mondo. Dell’anno dopo sono due album, “Between the buttons” e “Their Satanic Majesties Request”. Nel 1968, sull’onda dei moti studenteschi, esce “Beggar’s Banquet”. La band sale alla ribalta delle cronache per i modi anticonformisti, i testi violenti, gli arresti per droga di Jagger e Richards e, soprattutto, per la morte di Brian Jones, nel 1969, trovato misteriosamente annegato nella sua piscina. Si è parlato di overdose d’alcool e stupefacenti, ma anche di omicidio o suicidio. Il gruppo si rialza con “Let it bleed” del ‘69, per poi proseguire la carriera in maniera altalenante, tra album favolosi (“Sticky Fingers” e “Exile On Main Street”) e dischi mediocri (“Bridges To Babylon”, “Voodoo Lunge” e “Tattoo You”).
Antonio Benforte, 15 luglio 2005
The Rolling Stones - Black & Blue di rapace
The Rolling Stones - Let it Bleed di rapace
The Rolling Stones - Voodoo Lounge di rapace
Commenti
così così, ma non si può pretendere di più, a settant'anni :)
"Si tratta di quindici canzoni ben suonate, ma che non riescono a ricreare le magiche e travolgenti atmosfere che si respiravano nei precedenti dischi dei ?Rolling Stones?, fino più o meno a ?Black & Blue?."
> Ma pochi anni dopo hanno scritto (copiato, se non ricordo male, da KD LANG) "Anybody seen my baby" che non era male:)
http://it.youtube.com/watch?v=ufp0RANigro
sì quella era bella. sì
Anto', senza i tuoi contributi nessuno aveva scritto una riga dei Rolling;). Grosso. Tra l'altro sei andato a scegliere tre dischi di tre momenti differenti della band, è una buona campionatura.
Davvero, molto bene;)
Posso dire una cosa, però? Non mi piace affatto come esponevo su carta la musica, almeno 3 anni fa. Presentare ogni singola canzone non è molto divulgativo, può annoiare, è difficile e risulta ripetitivo. Rispecchia comunque un mio modo di scrivere di allora. Oggi ne scriverei in modo diverso, in modo forse più breve, dando spunti e con un ritmo differente.
Io credo che qualche anno fa patissimo tutti, scrivendo recensioni, la mancata lettura di Lester Bangs. Ci premeva raccontare la musica e il testo di un disco che magari cominciava ad avere meno stampa e meno visibilità di una volta. Erano tentativi di presentare un album nella sua integrità e completezza.
Adesso molte cose stanno cambiando. Si torna alla logica dei 45 giri, con gli mp3. Alla logica dei singoli, delle compilation.
E' cambiata la cultura e il consumo della musica.
Proprio per questo le vecchie pagine sono importanti. C'era un respiro che adesso non c'è più: per andarlo a ritrovare devi pescare in siti & riviste specializzate (finché reggono...)
hai perfettamente ragione. Lester Bangs. Ma posso sempre ringraziarti nei commenti di ogni recensione? :)
Molte cose stanno cambiando, già. In bene o in male?
8. in male. L'album era un concetto, un'idea differente, intellettuale quanto vuoi e soltanto nei casi sbagliati "riempitiva" rispetto a 3-4 singoli. Casi sbagliati & industriali.
Ho molta nostalgia dei Cd.
Ho letto un libro utile a meditare, in questo senso, lo studio di D Gripphits su "Ok computer" dei Radiohead (No Reply edizioni, credo).La prima parte è tutta una riflessione sul formato. Preziosa.