“Let it Bleed” è un disco del 1969. Sono passati quasi quarant’anni ma non sembra risentirne affatto. Suona coinvolgente e vibrante come allora.È un album che chiude un decennio fantastico per la band londinese, fatto di capolavori quali “Aftermath” e “Beggar’s Banquet” che li hanno consacrati come star della musica mondiale. È un disco vigoroso e potente, molto importante nella visione complessiva della rock band di Jagger e compagni, perché esce immediatamente dopo un periodo particolarmente travagliato per il gruppo. Pochi mesi prima, infatti, muore Brian Jones, polistrumentista e elemento centrale della band, da poco scaricato da Jagger e soci e sostituito con Mick Taylor. Viene ritrovato senza vita nella propria piscina, il 3 luglio del ’69, probabilmente a causa di un’overdose d’alcool e droghe, ma non sarà mai completamente chiara la dinamica del suo decesso – i maligni arrivarono a parlare di suicidio e, addirittura, di omicidio. nio fantastico per la band londinese, fatto di capolavori quali “Aftermath” e “Beggar’s Banquet” che li hanno consacrati come star della musica mondiale. È un disco vigoroso e potente, molto importante nella visione complessiva della rock band di Jagger e compagni, perché esce immediatamente dopo un periodo particolarmente travagliato per il gruppo. Pochi mesi prima, infatti, muore Brian Jones, polistrumentista e elemento centrale della band, da poco scaricato da Jagger e soci e sostituito con Mick Taylor. Viene ritrovato senza vita nella propria piscina, il 3 luglio del ’69, probabilmente a causa di un’overdose d’alcool e droghe, ma non sarà mai completamente chiara la dinamica del suo decesso – i maligni arrivarono a parlare di suicidio e, addirittura, di omicidio.
Il disco esce verso la fine dell’anno, e dimostra subito di essere grintoso e tipicamente in stile “rolling stones”. Molto influenzato dal blues, offre un paio di canzoni diventate poi storiche (su tutte “Gimme Shelter” “Let it bleed” e “You Can't Always Get What You want”) ed un suono accattivante e selvaggio che si sviluppa in tutte le tracce.
“Let it bleed” continua ad evidenziare la grandezza del gruppo, confermando i “Rolling Stones” non soltanto come gli antagonisti, i rivali cattivi e ribelli dei “fab four”, i Beatles di Lennon McCartney, bensì una rock band di spessore e qualità incredibile, capace di creare melodie uniche e indimenticabili, spaziare tra i generi e gli stili musicali – qui soprattutto country e blues – e offrire una musica eccezionale ed eterna.
Fenomenale è l’inizio dell’album, con la vigorosa ed eccitata “Gimme Shelter”, dove la voce di Jagger si fonde perfettamente con quella del controcanto impetuoso e femminile di Merry Clayton e viaggia sullo splendido tappeto sonoro di chitarre, armoniche e batteria, concitato e coinvolgente. Una canzone da pelle d’oca, uno dei più travolgenti cavalli di battaglia del gruppo.
La seconda canzone, “Love in vain”, è più tranquilla e delicata: è la cover di una famosissima canzone di Robert Johnson, uno dei primi veri artisti del blues, una leggenda di quel genere, scomparso prematuramente a soli 29 anni.
La voce di Jagger, quindi, si adatta alle nuove melodie di questa traccia, blues al 100%, con la chitarra di Richards in primo piano, poi il mandolino di Ry Cooder e un’atmosfera calda e appassionata che sembra riportarci immediatamente sulle sponde del delta del Mississipi.
Ancora il blues è la linfa vitale della successiva “Country Honk”, che riprende “Honky Tonk Woman”, sempre del gruppo, e la riadatta in chiave country-blues. Eccellente è il violino suonato da Byron Berline ed il risultato complessivo è quello di una ballata calda e artigianale, molto originale.
“Live with me” torna al rock tipico della band, e lo fa con un pezzo particolarmente orecchiabile e complesso. Basso in evidenza sin dalle prime, poi batteria incisiva e chitarra che accompagnano la voce cattiva e aggressiva di Jagger (“Come on now, honey We can build a home for three Come on now, honey Don't you wanna live with me?”), insieme al pianoforte che crea un tappeto sonoro particolare e convulso, sino al lungo e improvviso a solo di sax che conclude il brano.
Poi è il turno del brano che dà il titolo al disco, “Let it bleed”. Molto americana e “on the road” nel sound, con spruzzate ancora di country e blues, ha nell’interpretazione di Jagger (che canta “Well, we all need someone we can lean on And if you want it, you can lean on me”) e nella chitarra di Richards i suoi punti di forza. Un pezzo molto coinvolgente, senza dubbio, impresso a chiare lettere nella storia della musica rock.
Basso, armonica e batteria sono l’asse portante dell’originale “Midnight Rambler”, inquieta e selvaggia ballata blues, dove il suono diventa sempre più concitato e ossessivo man mano si prosegue nel pezzo. Ancora chitarre, atmosfere sempre più deliranti lungo tutto il pezzo mentre Jagger racconta la storia di questo “vagabondo di mezzanotte”.
“You got the Silver” è cantata, stranamente, da Keith Richards, ed è davvero strano sentirlo interpretare questo brano blues quasi acustico, con toni melodici e malinconici, nei quali ogni tanto la chitarra elettrica fa sentire la sua presenza. Un pezzo triste ed eccezionale, che sale di tono nella seconda parte, dove Richards si lascia andare sia nel canto, che nelle eccellenti evoluzioni con la sua inseparabile chitarre.
“Monkey man” inizia con dei suoni cristallini e delicati, per poi dare ampio spazio al puro rock and roll: la chitarra di Richards emoziona e incanta, Jagger canta con violenza e grande partecipazione raccontando le vicende di questo “uomo scimmia”, fino alla conclusione gridata ed martellante del brano, con voce e chitarra follemente intrecciate.
Toni angelici, quasi da chiesa, introducono “You can’t always get what you want”. È il “London Bach Choir” che incanta con le sue celestiali voci. Poi la chitarra acustica di Richards, seguita dal canto malinconico ed emozionante di Jagger, in una lunga e perfetta ballata, per oltre sette minuti di splendida musica in stile stones, in cui si alternano e si fondono strumenti come l’organo e il corno, suonati da Al Kooper, e le percussioni di Rocky Dijon. Davvero splendida ed emozionante, forse il pezzo più bello dell’intero disco.
Uno degli album più intensi e vibranti del gruppo di Jagger e Richards, “Let it bleed” regala nove canzoni perfette, suonate in modo eccellente, da ascoltare e riascoltare all’infinito.
Anche a distanza di quasi quarant’anni questo disco non ha perso nulla del suo originale splendore. La carica esplosiva che esce fuori da tutte le tracce è incredibile, la voce di Jagger e la chitarra di Richards da pelle d’oca, ed il risultato è un disco che conclude alla grande il decennio dei Sessanta, con uno sguardo al passato ma in anticipo sui tempi, ponendo salde basi per le sonorità degli anni successivi e diventando un esempio da seguire per tutti i gruppi che, dopo di loro, hanno suonato musica rock.
Forse fu proprio con quest’album che le pietre rotolanti divennero una delle rock band più influenti e importanti della musica di tutti i tempi. Di sicuro, con “Let it bleed” i Rolling Stones riuscirono a superare un momento molto difficile e affermare con prepotenza il loro sound nel panorama musicale mondiale.
Tracklist
1. Gimme Shelter
2. Love in Vain
3. Country Honk
4. Live With Me
5. Let It Bleed
6. Midnight Rambler
7. You Got the Silver
8. Monkey Man
9. You Can't Always Get What You want
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
Bridges To Babylon (1997)
Voodoo Lounge (1994)
Steel Wheels (1989)
Hot Rocks 1964-1971 (1986)
Tattoo You (1981)
Love You (1977)
Black And Blue (1976)
Exile On Main Street (1972)
Sticky Fingers (1971)
Let It Bleed (1969)
Beggar’s Banquet (1968)
Their Satanic Majesties Request (1967)
Between The Buttons (1967)
Aftermath (1966)
The Rolling Stones (1964)
Impossibile racchiudere in poche righe la storia di una delle rock band più importanti di tutti i tempi. Nata agli inizi degli anni Sessanta, la band di Mick Jagger si afferma subito grazie a potenti 45 giri e ad uno stile musicale diretto e coinvolgente, molto influenzato da blues. “Aftermath” nel 66 è il primo disco importante, ricco di splendide canzoni, con il quale i Rolling Stones diventano famosi in tutto il mondo. Dell’anno dopo sono due album, “Between the buttons” e “Their Satanic Majesties Request”. Nel 1968, sull’onda dei moti studenteschi, esce “Beggar’s Banquet”. La band sale alla ribalta delle cronache per i modi anticonformisti, i testi violenti, gli arresti per droga di Jagger e Richards e, soprattutto, per la morte di Brian Jones, nel 1969, trovato misteriosamente annegato nella sua piscina. Si è parlato di overdose d’alcool e stupefacenti, ma anche di omicidio o suicidio. Il gruppo si rialza con “Let it bleed” del ‘69, per poi proseguire la carriera in maniera altalenante, tra album favolosi (“Sticky Fingers” e “Exile On Main Street”) e dischi mediocri (“Bridges To Babylon”, “Voodoo Lunge” e “Tattoo You”).
Antonio Benforte, 10 luglio 2005
Commenti
Stamattina non sono molto impegnato, si vede? Altra perla degli stones.
Caricamo Anto'!
Daje.
Sì ma ci tengo a ripetere: se non fosse stato per te...
http://it.youtube.com/watch?v=LJMnES7WoT4 Gimme Shelter!!!
3, ;).
4. http://it.youtube.com/watch?v=c0RZSoUj9wc You Can't Always Get What You Want-Rolling Stones
Vorrei dirti qualcosa in più su questo articolo e su questo disco, pal, ma manca nei miei archivi se non per via di qualche singolo. Da come ne parli, vien voglia di ascoltarlo per poter attingere alla stessa fonte che ispirò la band, per sprigionare forza nuova.