The Rolling Stones

Black & Blue

The Rolling Stones

 

Disco minore e poco conosciuto dei “Rolling Stones”, “Black & Blue” si caratterizza, sin dal primo ascolto, come un lavoro facile ed immediato. Si tratta, infatti, di un album che vira decisamente verso il pop, la ballata rock leggera, addirittura il reggae; pur riscuotendo, a suo tempo, un discreto successo commerciale, grazie a pezzi quali “Hot Stuff”, “Hey Negrita”, “Hand of Fate” e “Fool to cry”, oggi suona un po’ povero di idee e coraggio, rispetto ad altri famosi 33 giri del gruppo londinese, pur restando un album degno d’ascolto.

Il disco è del 1976, e si situa in mezzo ad una serie di album che escono a breve distanza l’uno dall’altro – Goat’s Head Soup (1973), It’s Only Rock’n’Roll (1974), Love You Live (1977) e Some Girls (1978) – incapaci di aggiungere qualcosa di positivo al suono della band, di incidere in qualche modo sulla loro musica.

È un disco che cerca di trarre nuova linfa vitale da una certa sonorità reggae e soft rock, attraverso orecchiabili ballate e canzoni al confine con il pop, e sebbene sia, alla fine, un disco ben suonato, con quattro cinque canzoni indovinate e la sempre splendida voce di Jagger che regala qualche emozione, fondendosi con la chitarra di Richards, appare ben lontano dai capolavori degli anni Sessanta. 

La copertina è al limite della foto amatoriale, con Jagger imbronciato in primo piano, Keith Richards che sembra sussurrargli qualcosa in un orecchio e Bill Wyman, con il bavero alzato, che li osserva stando alle loro spalle, mentre ancora più dietro si intravede una lingua di mare. Forse è una strana associazione mentale, ma è proprio al mare, al sole e all’estate che si pensa ascoltando questo disco, che è forse il più solare e leggero dell’intera discografia “stones”.

L’album inizia con “Hot Stuff”, dall’accattivante riff di chitarra, sul quale si sommano progressivamente batteria, piano e la voce di Jagger che ripete: “Hot stuff / Hot stuff / Hot stuff / Hot stuff / Can’t get enough”. Un paio di interessanti a solo di Richards rendono ancora più coinvolgente la canzone, molto ritmata e commerciale, con Jagger che per lunga parte della canzone recita, più che cantare.
“Hand of Fate” è una ballata rock che sembra riprendere molto dal passato della band, soprattutto nel canto rabbioso e agitato di Jagger e nel coinvolgente ritornello (“The hand of fate is on me now / It picked me up and it kicked / me right down / It kicked me right down / It kicked me right down”). Sempre bella la chitarra di Richards, il pezzo decolla soprattutto quando è lui a trascinarlo con le sue note avvolgenti.
“Cherry oh Baby” è una canzone stranamente e inutilmente reggae: il suono e la voce di Jagger si adattano al genere, e dovrebbero offrire un brano spensierato e ballabile, ma che non riesce ad attirare l’ascoltatore, risultando banale e per lunghi tratti ridicolo.
“Memory Motel” è delicata e melodica. Apre il brano un pianoforte, seguito da una chitarra elettrica leggermente pizzicata. Jagger canta con passione una dolce canzone d’amore (“You’re just a memory of a love that used to mean so much to me”), ma l’effetto è quello di un pezzo degli Aerosmith riuscito male. Una ballata che non riesce a coinvolgere, pur essendo molto gradevole e armoniosa.
La successiva canzone è “Hey Negrita”, con il chitarrista Ronnie Wood, un bel rock ritmato e diretto che offre un paio di splendidi a solo lasciando ampio spazio ai gridolini rabbiosi di Jagger nel ritornello (“Oooh! / Hey negrita / Hey now / Hey negrita / Do it right now / (Come on, boys) / Shake it up”).
“Melody” è una elegante canzone dallo splendido pianoforte, molto leggera e dalle atmosfere molto lontane dal rock a cui ci hanno abituato gli Stones. Splendido è il sassofono di Billy Preston. Ma non sembra un pezzo dei Rolling Stones. E Jagger sussurra, grida, recita: “Melody / It was her second name”.
Parte con un suono delicato di pianole e pianoforte “Fool To Cry”, altra ballata commerciale e potenzialmente in grado di scalare le classifiche dei singoli – come infatti farà. La voce di Jagger è calda, passionale, vibrante, in una canzone di pop rock melodica dal ritornello ammiccante (“She say Oh daddy you’re a fool to cry / You’re a fool to cry / And it makes me wonder why”). Anche questa ballata, con i suoi falsetti, è poco “stones”, ma è oggettivamente piacevole da ascoltare.
In “Crazy Mama” tornano le chitarre più potenti, in un ritmo coinvolgente dal sapore puramente rock. Una canzone che chiude il disco in bellezza, con uno sguardo nuovamente al passato della band, che in canzoni come queste dà il meglio di se stessa.

Le otto canzoni contenute in “Black & Blue”, album dei “Rolling Stones” del 1976, sono quasi tutte positive, anche se lontane dal solito suono della band, con alcuni picchi eccellenti (“Hot Stuff” e “Hey Negrita”) ma anche alcune mediocri cadute di stile (“Cherry oh Baby” e “Memory Motel”). Nel complesso è un disco ascoltabile e godibile, ma per apprezzare a pieno la devastante bravura della band è preferibile, prima di questo, l’ascolto dei capolavori assoluti di Jagger e soci: azzardando un consiglio, direi Aftermath (1966), Beggar’s Banquet (1968), Let It Bleed (1969) o Sticky Fingers (1971). E, solo dopo avere apprezzato queste pietre miliari della musica rock, passare a questo “Black & Blue”.

TRACKLIST
Hot Stuff
Hand of Fate
Cherry oh Baby
Memory Motel
Hey Negrita
Melody
Fool To Cry
Crazy Mama

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
Bridges To Babylon (1997)
Voodoo Lounge (1994)
Steel Wheels (1989)
Hot Rocks 1964-1971 (1986)
Tattoo You (1981)
Love You (1977)
Black And Blue (1976)
Exile On Main Street (1972)
Sticky Fingers (1971)
Let It Bleed (1969)
Beggar’s Banquet (1968)
Their Satanic Majesties Request (1967)
Between The Buttons (1967)
Aftermath (1966)
The Rolling Stones (1964) 

Impossibile racchiudere in poche righe la storia di una delle rock band più importanti di tutti i tempi. Nata agli inizi degli anni Sessanta, la band di Mick Jagger si afferma subito grazie a potenti 45 giri e ad uno stile musicale diretto e coinvolgente, molto influenzato da blues. “Aftermath” nel 66 è il primo disco importante, ricco di splendide canzoni, con il quale i Rolling Stones diventano famosi in tutto il mondo. Dell’anno dopo sono due album, “Between the buttons” e “Their Satanic Majesties Request”. Nel 1968, sull’onda dei moti studenteschi, esce “Beggar’s Banquet”. La band sale alla ribalta delle cronache per i modi anticonformisti, i testi violenti, gli arresti per droga di Jagger e Richards e, soprattutto, per la morte di Brian Jones, nel 1969, trovato misteriosamente annegato nella sua piscina. Si è parlato di overdose d’alcool e stupefacenti, ma anche di omicidio o suicidio. Il gruppo si rialza con “Let it bleed” del ‘69, per poi proseguire la carriera in maniera altalenante, tra album favolosi (“Sticky Fingers” e “Exile On Main Street”) e dischi mediocri (“Bridges To Babylon”, “Voodoo Lunge” e “Tattoo You”). 

Antonio Benforte, 13 luglio 2005

ISBN/EAN: 
0724383952021

Commenti

disco minore, ma sempre un piacere ascoltare le pietre rotolanti.

sì ma la copertina è imbarazzante :D

ahah:))) - segno di (quei) tempi.

[The Rolling Stones]

[The Rolling Stones] copertina, tags, archivio TRS x 3 pz

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.