Stiamo per inoltrarci in quello che forse è stato uno dei più interessanti e fecondi generi musicali, ma di cui in realtà il grande pubblico non conosce la sostanza, chiuso come è stato fra il fragore della musica punk e l’elettronicità degli anni ’80, scivolando come genere di nicchia.
L’onda nuova, la New Wave, non fu propriamente un genere musicale stabilito a “tavolino”, ma piuttosto è la titolazione di un insieme di suoni che senza coscienza comune si proposero di superare l’urto che il punk portò tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80; molti gruppi trascinarono alcune caratteristiche musicali del punk arricchendolo di nuove sonorità e melodie, concentrandosi su una inedita dimensione musicale dove il testo si legava alla ricchezza delle parti strumentali – pur scartando la talvolta prolissità del genere progressivo degli anni ’70 – innestando l’avvio di un processo creativo per il quale la musica prese a legarsi negli anni con l’estetica ed il concetto dei pezzi, traghettando la semplice canzone “leggera” assieme al nuovo concetto “totale” di musica politicizzata del punk – seppur il punk fosse politico solo nel senso di ribellione sociale – al moderno approdo dei tempi nostri, dove la musica ed i testi, l’immagine delle band e quella delle cover e dei booklets degli album, formano un tutt’uno in cui ogni parte è imprescindibile per comprendere il messaggio della musica suonata. Come un movimento sotterraneo, la nuova onda si generò trascinando molti gruppi che alla superficie apparivano differenti, ma in realtà accomunati dal medesimo obiettivo di rinnovamento; gruppi appartenenti al Dark-Gothic ed altri legati all’elettronico, tutta musica che trovò il proprio minimo comune denominatore nella volontà di innovazione dopo la rottura del punk, cercando un nuovo canale musicale di espressione.
La New Wave quindi si radica tra Oltre Oceano – Television, Talking Heads primissimi dischi, Blondie e Pere Ubu – e l’Inghilterra con Siouxsie and The Banshees, Echo and The Bunnymen, Psychedelic Furs, oltre a molti altri. Gli Psychedelic Furs iniziano a suonare nel 1977, crescendo nell’alveo di gruppi come i Roxy Music, David Bowie, i Velvet Underground. Il primo album è appunto questo omonimo, “Psychedelic Furs” pubblicato nel 1980.
Il pubblico accolse con favore questo disco, nel fascino delle composizioni dominate dal timbro aspro del cantante Richard Butler e dalle atmosfere raffinate e ipnotiche degli intrecci tra chitarre e sax.
L’album si caratterizza per una fascinosa commistione tra lo stile delle lyrics e il sound globale del gruppo, dove si unisce una oscura profondità sonora ad una salda ossatura post-punk di basso e chitarre raschiate.
Come per molti altri gruppi della New Wave si staglia la figura del cantante con la sua personale scrittura dei testi: “my baby paints herself red/ she paints her hair/ her hair is dead/ she's living in the city/ with the bodies that scream/ we are all Jesus/ we all dream/ see the dancer in there reeling/ paint the sky upon the ceiling/ four useless gods upon a day/ so blinded by the filth on Sunday/ saying the words for the idiots/ you are miracle drivel/ optical sewer/ listens to the flowers fall/ paint the words upon the wall/ this is the pulse of fools like you/ who sound so red and turn so blue the sound of uselessness in summer/ the war is over if you want”
(Pulse)
Tra decadenza ed ipnosi sulla scia della musica, non manca la critica tagliente al sistema e alla sua fissità: “I’m in love with the nuclear bomb it falls/ I’m in love with shopping city dreams/ I’m in love with real men/ they go through the air for oxygen/ love is just a car like you/ that turns so blue and turns so blue/ no blue cars will run my world/ no playboys will black my word/ I would walk a million smiles/ for one of your miles bob/ hey/ stop stop stop stop stop stop”
(We Love You)
“The Psychedelic Furs” è un album dal sound spesso moderno; la sesta traccia “Soap Commercial” parte con un giro di chitarra decisamente innovativo, fuso ad una struttura tipica della musica di quel periodo, dove le chitarre galleggiano assieme alla pulsazione continua del basso.
Sono proprio le chitarre e l’uso sapiente del sassofono a caratterizzare ed impreziosire questo album, già eccentrico nelle parti cantate, queste ultime divise tra rabbia e decadenza: ("Fall")“you will have a dress of white/ you will have a ring of gold/ you will have a paper snow/ we'll fall/ see the wall, the wall is black/ we will have a heart attack/ we will be alone and we'll fall/ we'll fall/ we'll fall/ …/ we will lie upon the lawn/ needles on the beach at goa/ we will have another flower/ we will be a part of structure/ you will have a face of structure/ we will make ourselves a scene/ we will live our stupid dream".
Questo disco di sicuro colpisce per la sicura direzione che la band ha voluto intraprendere nella scrittura della propria musica;decisamente all’avanguardia per l’epoca, è un album maturo che non lascia spazio eccessivo alla critica. Musica diretta ma non di grezza composizione, ruolo centrale della voce e del suo messaggio, atmosfera in cui nuotare o affogare, come una gigantesca onda che prende solleva e fa naufragare continuamente, un mare scuro stagliato verso la linea luminosa di una nuova costa. Il consiglio di questo band e del suo primo disco è perciò motivato dalla profonda qualità dell’opera.
Oltre a conoscere le primissime radici del rock, abbuffandosi di musica “seventy” e blues, è necessario assaporare l’anello più vicino al rock di oggi.
Se perciò il rock odierno rifonda una musicalità fatta di chitarre ruvide ma melodiche, cercando l’estetica di una band che dal palco muova le masse, allora la New Wave ed in questo caso gli Psychedelic Furs materializzano la fonte da cui molti dischi dell’ultimo periodo attingono, pur inconsapevolmente.
BIODISCOGRAFIA
The Psychedelic Furs, CBS 1980
Talk Talk Talk, CBS 1981
Forever Now, CBS 1982
Mirror Moves, CBS 1984
Midnight to Midnight, CBS 1986
Book of Days, CBS 1989
World Outside, East West 1991
Gli Psychedelic Furs si fondano già nel 1977 come quartetto composto dai fratelli Richard e Tim Butler (negli anni poi il primo alla voce, il secondo al basso), il chitarrista Roger Morris e il sassofonista Duncan Kilburn.
Nei due anni successivi passeranno a sestetto con l’entrata di John Ashton alla chitarra e di Vince Ely alla batteria.
Iniziano con il primo singolo del 1979 “We Love You”, antecedente alla pubblicazione del primo album “The Psychedelic Furs” del 1980.
Gli anni successivi vedono la pubblicazione del successo di pubblico “Talk Talk Talk” 1981 e nel 1982 di “Forever Now”. In quegli anni la line up si riassume con le defezioni di tre componenti, rimanendo perciò i due fratelli Butler e Ashton accompagnati nei concerti da musicisti di supporto.
Gli anni segnano però il passo, e con l’ultimo disco “World Outside” del 1991 si chiude la loro esperienza; resteranno i due fratelli Butler che formarono i Love Spit Love, gruppo che collezionò due album, “Love Split Love” e “Try Some Eatone”, rispettivamente del 1994 e del 1997.
FONTI in rete: per completezza segnaliamo il sito da cui abbiamo attinto utili informazioni per la parte biodiscografica e per i testi delle canzoni.
Per le fonti cartacee è stata utilizzata la “Grande Enciclopedia del Rock”, Giunti, Firenze, edizione 2002.
Andrea Vergani
Commenti
Prima pubblicazione: lankelot.com
" L?onda nuova, la New Wave, non fu propriamente un genere musicale stabilito a ?tavolino?, ma piuttosto è la titolazione di un insieme di suoni che senza coscienza comune si proposero di superare l?urto che il punk portò tra la fine degli anni ?70 e l?inizio degli ?80"
> Non tutte le nouvelle vague nascondo alla stessa maniera.
Grande contestualizzazione.
"La New Wave quindi si radica tra Oltre Oceano ? Television, Talking Heads primissimi dischi, Blondie e Pere Ubu ? e l?Inghilterra con Siouxsie and The Banshees, Echo and The Bunnymen, Psychedelic Furs, oltre a molti altri."
> quanta GRANDE musica...
" Musica diretta ma non di grezza composizione, ruolo centrale della voce e del suo messaggio, atmosfera in cui nuotare o affogare, come una gigantesca onda che prende solleva e fa naufragare continuamente, un mare scuro stagliato verso la linea luminosa di una nuova costa."
> Questo devo comprarlo, è ora. Ne riparliamo tra un paio di mesi.
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http://www.bol.it/musica/scheda/ea509975063622.html