The Flaming Lips

Yoshimi Battles The Pink Robots

The Flaming Lips

Il colpo d’occhio è importante, forse per questo si lascia avvicinare la curiosa e colorata copertina dell’album “Yoshimi Battles the Pink Robots” dei “Flaming Lips” – inutile che scriva qualcosa a proposito del titolo dell’album – poi quei caratteri giapponesi sulla copertina…curioso gruppo americano, questo di Wayne Coyne, Steven Drozd e Michael Ivins, i cui esordi si rinvengono in una serie di primissimi concerti in un locale per transessuali.

Nati come band nel 1983-84 su impulso dei fratelli Wayne e Mark Coyne, la loro storia si snoda fino al 2002, anno di pubblicazione dell’album di Yoshimi; nel loro cammino vari cambi di line-up e ad oggi un’attività live che prosegue senza pause. I Flaming Lips suonano una musica decisamente melodica che incanala tutti quei suoni che negli ultimi anni hanno delineato il profilo delle nuove rock band; che siano suoni creati da “macchinette” o da chitarre filtrate da “pedalini”, o ancora tastiere o processori digitali, sono i suoni del nuovo rock. Ed in questo rock fatto da band inglesi e d’oltreoceano, i “Flaming Lips” hanno riportato le tracce della tradizione acustica americana, sapientemente mixata con gli influssi di musica più complessa, che come in questo loro ultimo album non trascura lo sviluppo di concept musicati.
Infatti dalla copertina ai testi, passando per la musica, si ricrea la vicenda della lotta di Yoshimi contro i Robot rosa, che nelle ultime
lyrics si trasfigura in una ricerca di senso ben più profonda; molto vicini alla musicalità degli Wilco, i “Flaming Lips” hanno registrato con questo disco un’opera fortemente orecchiabile, ed allo stesso tempo decisamente rivolta al limite dell’avanguardia, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo dei suoni nella loro caratteristica commistione tra elettroacustico ed elettronico.

Se quindi la prima traccia ricorda troppo “Father and Son” di Cat Stevens, del resto la quarta “Yoshimi Battles teh Pink Robots pt. 2” brilla per l’anticipo dato ai Radiohead di “Hail to the thief” con “A Punchup at a Wedding” – tutto il resto si lascia ammirare. Non c’è traccia che indugi su passaggi musicali fini a sé stessi ed in ogni canzone la voce canta melodie intense; le parti elettroniche si intrecciano sapientemente attraverso tutte le undici canzoni dell’album, e spesso sono proprio questi ad evidenziare all’ascolto un pezzo.

Nello sperimentalismo dei Flaming Lips chissà poi che non sia possibile rinvenire l’ombra dei Beatles – mi mantengo volutamente cauto per l’importanza del gruppo citato – oltre ai  numerosi segnali di una latente inclinazione verso gli aspetti più delicati della psichedelia. Alla fine in ogni caso, ciò che conta è il risultato, e come ultimo album “Yoshimi Battles the Pink Robots” sigilla degnamente la discografia di questo gruppo; nei suoi suoni esso si incunea tra mille definizioni, quantomeno in quell’angolo dell’alternative contiguo ai migliori frutti del rock-pop.
Alternativi ed “indie” per la loro collocazione laterale ai principali canali musicali-pubblicitari, velatamente pop nella loro accattivante e musicale melodicità; una band che da anni è presente sulla scena musicale, e che di certo ha maturato le proprie sonorità crescendo sino a quest’ultimo album pregevole.

A finire, solo un dettaglio dalla loro discografia. Nel 1997, giunti al loro nono album, i “Flaming Lips” scagliano il segno preciso della loro musica: “Zaireeka”, opera composta da quattro cd che vanno ascoltati contemporaneamente su altrettanti lettori.
Unicamente eclettici, da ascoltare nel loro suono del 2002, da adorare nella loro arte musicale decennale.

biodiscografia.

Yoshimi Battles The Pink Robots, 2002 Warner Bros.
The Soft Bulletin, 1999 Warner Bros.
Zaireeka, 1997 Warner Bros.
Clouds Taste Metallic, 1995 Warner Bros.
Transmissions From The Satellite Heart, 1993 Warner Bros.
Hit To Death In The Future Head, 1992 Warner Bros.
In A Priest Driven Ambulance, 1990 Restless.
Telepathic Surgery, 1989 Restless.
Oh My Gawd!!!…The Flaming Lips, 1987 Restless.
Hear It Is, 1986 Pink Dust.
The Flaming Lips, 1985 LSD miniLP.

La nascita della band si sbilancia tra il 1983 e il 1984 ad Oklahoma City sull’impulso dei fratelli Mark a Wayne Coyne che assieme a Richard English e Michael Ivins iniziano a suonare dal vivo.
Nel 1985 la loro carriera prende inizio ufficialmente con il miniLp “The Flaming Lips”; da qui inizieranno anche le numerose variazioni all’interno della formazione, dalla quale si allontana per primo Mark Coyne. Negli anni successivi il gruppo si fece conoscere come band dell’ambito del rock alternativo, proponendo sonorità tra psichedelia e sperimentalismo sonoro alla Sonic Youth; al quarto album, “Telepathic Surgery”, Richard English abbandona il gruppo – siamo nel 1989.
In quell’anno subentrano Nathan Roberts alla batteria e Jonathan “Dingus” Donahue alla chitarra.

Quest’ultimo poi farà parte dei Mercury Rev, come lo stesso Dave Friedmann, produttore dell’album “In A Priest Driven Ambulance” del 1990. Nel 1992 i Flaming Lips firmano il contratto con la Warner Bros e smussando in parte le asperità dei suoni precedenti, avviano la seconda metà della loro brillante carriera; entrato Drozd nella line-up nel 1993, il gruppo avvicenda ancora cambi di formazione e nuove sperimentazioni, il cui culmine sarà il quadruplo album “Zaireeka”, da ascoltare su quattro lettori  contemporaneamente per gli altrettanti cd che lo compongono.

Con la svolta del 1999 di “The Soft Bulletin”, dove le chitarre si relegano in secondo piano rispetto agli arrangiamenti di archi e tastiere, si preannuncia l’ultima parte della loro carriera artistica, sviluppata appieno nell’album “Yoshimi Battles The Pink Robots” del 2002, gioiello di suoni elettroacustici combinati con echi di elettronica pura.

Fonti e Links: nella scrittura di questa recensione, ci si è rivolti al sito ufficiale dei Flaming Lips www.flaminglips.com, oltre alla sempre completa “Grande Enciclopedia del Rock” della Giunti, a cura di Federico Guglielmi e Cesare Rizzi.

 


Andrea Vergani.
ISBN/EAN: 
0093624814122

Commenti

Prima pubblicazione: Lankelot.com

"Alternativi ed ?indie? per la loro collocazione laterale ai principali canali musicali-pubblicitari, velatamente pop nella loro accattivante e musicale melodicità; una band che da anni è presente sulla scena musicale, e che di certo ha maturato le proprie sonorità crescendo sino a quest?ultimo album pregevole."

> Sai che - sulla base dell'ascolto di Transmissions From The Satellite Heart del 1993 - li ho trovati incatalogabili, come genere, e dispersivi sino all'eccesso? Non è pop e non è rock, è pock :)

(appassionante piuttosto l'eclettismo di Dingus, tra loro e i Mercury Rev. Lui è una figura che andrebbe riscoperta e analizzata per bene. Qualcosa dei Mercury Rev in catalogo abbiamo, da queste parti...;) )

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.