The Cure

4:13 Dream

The Cure

Ci sono delle band che oltre a fare della semplice musica riescono ad imporsi nel contemporaneo immaginario comune ad un livello simbolico che va ben oltre l'effimera venerazione che da sempre domina la musica pop, riuscendo invece nella ben più ardua impresa di raggiungere una compiutezza estetica capace di competere con la cosiddetta “cultura alta”. I Cure di Robert Smith rientrano sicuramente all'interno di quella cerchia di artisti che ha avuto il merito di rendere il rock'n'roll un fenomeno che va ben al di là del semplice (e rivoluzionario) significato sociologico che lo caratterizza all'interno dei fenomeni e delle mode del ventesimo secolo, riuscendo invece ad affermarlo come fenomeno musicale con un proprio intrinseco valore culturale. Ci sono riusciti grazie ai testi di stampo romantico-esistenziale di Robert Smith, e grazie ad una capacità di rendere in musica tutta una gamma di emozioni che di solito nella vita reale si affida ai gesti, agli occhi o al semplice tono della voce.

Cambiando di volta in volta la propria pelle e rinascendo più volte dalle proprie ceneri, è dal 1976 che i Cure cavalcano i palchi di tutto il mondo. E, a quasi trent'anni dal loro debutto, tornano adesso con un nuovo album, 4:13 Dream, che pur non presentando alcuna novità dal punto di vista prettamente musicale, mostra una sincerità di intenti disarmante, riuscendo così a far dimenticare il brutto passo falso compiuto dal precedente e omonimo album, che pagava il pegno di una pessima produzione scelta più per un motivo di mettersi al passo coi tempi che da un'autentica ispirazione artistica. Come negli ultimi live, anche in 4:13 Dream la formazione si presenta senza tastierista, ottenendo così un suono più ruvido, che in alcuni episodi ricorda i momenti più viscerali di Wish. Certo, non mancano i passi falsi come le imbarazzanti Freakshow e It's over, ma il risultato generale è comunque positivo, grazie soprattutto a brani come Hungry Ghost e la splendida canzone di apertura, Underneath the Stars che rievoca i fasti di quello che comunque rimane l'ultimo vero capolavoro della band, Bloodflowers del 2000.

Tracklist:

  1. Underneath The Stars
  2. The Only One
  3. The Reasons Why
  4. Freakshow
  5. Sirensong
  6. The Real Snow White
  7. The Hungry Ghost
  8. Switch
  9. The Perfect Boy
  10. This. Here And Now. With You
  11. Sleep When I'm Dead
  12. The Scream
  13. It's Ove

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE

Three Imaginary Boys, Fiction, 1979.
Seventeen Seconds, Elektra, 1980.
 
Faith
, Elektra, 1981.  
Pornography, Elektra, 1982.  
Japanese Whispers, Elektra, 1984. B-sides.  
The Top, Sire, 1984.  
The Head on the Door, Elektra, 1985.  
Kiss me Kiss me Kiss me, Elektra, 1987.  
Disintegration, Elektra, 1989.  
Mixed Up, Elektra, 1990. Remixes, re-recordings.
Wish, Elektra, 1992.
Paris, Elektra, 1993. Live.
Wild Moon Swings, 1996. Fiction / Elektra.
Bloodflowers, 2000. Fiction / Elektra.
The Cure, 2004. Geffen.

Approfondimento in rete: Sito ufficiale / Myspace

Giovanni di Benedetto

Articolo apparso su Radio F2, novembre 2008.

THE CURE in LANKELOT:

 

ISBN/EAN: 
0602517642256

Commenti

Ave Giovanni!
Benvenuto tra noi.

Ciao Gianfranco!
Grazie per l'accoglienza. Proprio ieri ho visto in libreria questo testo sui Cure. Sembra essere molto interessante. Un canzoniere con i testi di Robert era necessario. Spero che esca un'edizione economica.

In economica sarà tosta... forse, con un po' di fortuna, becchi qualche 30 percento di sconto in libreria, tra qualche mese.
Oppure: verso il 10 gennaio prova a ordinare direttamente in casa editrice, scrivendo a info@arcanaedizioni.com (o .it? mica mi ricordo). Sconto dovrebbe esserci sicuro.

grazie per i consigli!
A proposito del pezzo, invece, mi dispiace non essere riuscito a giustificare il testo. Pur seguendo il comando "incolla da word", il testo non è formattato.
Comunque, sono contento di aver scoperto questo sito e di poter iniziare a collaborarci. E' un bellissimo progetto. Appeno, lo vedrò, ringrazierò Antonio Benforte che me lo ha consigliato.

;) Antonio è uno della vecchia guardia, sta qui dal 2003, dagli anni del punto.com. I suoi amici sono sempre benvenuti. (quanto alla formattazione, ci vuole una pazienza pazzesca. wordpress è un colabrodo)

Giustificato!

Ho quarantatre' anni ed i Cure appartengono ad una parte della mia generazione. La loro era, nei primi anni Ottanta, fra la musica giovanile che piu' proponeva pensieri e parole extra-modalioli, anzi ricollegabili a parnassiani, Neogotici e Romantici inglesi, eccetera. Bei ricordi. Bella musica. Anche se ora sto con il nostro Vivaldi e Beethoven - ritornando alle origini.

@ angela: grazie! :)

@ sergio: io ho scoperto i cure a 16 anni, in un periodo in cui ero pieno delle parole di Werther e Lotte, dei versi di Wordsworth e altre cose così. Ritrovarmi tra le mani quei testi con quella musica, ha segnato profondamente la mia sensibilità. Anche se non amo particolarmente fare accostamenti "testi per musica/poesia", ho sempre pensato che Robert fosse il naturale erede di tutta la tradizione romantica inglese.

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