The Arcade Fire

Funeral

The Arcade Fire

Può l’indie rock essere allo stesso tempo teatrale, solare e sinceramente malinconico? Il disco d’esordio degli Arcade Fire, “Funeral”, ne è la testimonianza. Creazione figlia della lezione pop e barocca dei New Order e degli ultimi Mercury Rev, sorella della sofisticata architettura dei Polyphonic Spree e tuttavia capace di ruvide deviazioni rock, l’opera d’arte della band di Montreal, Quebec è nata – romanticamente – da una stagione esistenziale controversa e contraddittoria per le anime-cardine degli AF. Da un lato, la gioia del matrimonio dell’haitiana Régine Chassagne e Win Butler, e dell’accordo con la Merge Records; dall’altro, la morte di tre parenti stretti degli artisti canadesi. “Funeral” è probabilmente il peggior titolo che si possa immaginare per un primo album: questa ne è la spiegazione. Lugubre battesimo: tuttavia, disco dall’essenza gioiosa. Possibile? Possibile.

Neighborhood #1 (Tunnels) è trascinante: sembra essere stata forgiata nella fucina di David Bowie, recupera sprigiona e tracima glam; evoca, rimanendo tra le nuove leve, il ritorno dei The Ark a queste sonorità.
Neighborhood #2 (Laika) sembra voler attingere, nel canto, al repertorio post punk dei primi anni Ottanta: il respiro del pezzo è invece più disteso, addirittura sinfonico, in certi frangenti. Une année sans lumière è sostanzialmente suddivisa in due momenti: nel primo è una ballata pop, elegante e ben calibrata: nel secondo vira decisamente nel rock, alchimia Mercury Rev, crescendo U2 prima maniera (“Where The Streets Have No Name”), dissolvenza. Testo anglo-francese: “Hey, the streetlights all burnt out. / Une année sans lumieres. / Je monte un cheval, / qui porte des oeilleres. / Hey, my eyes are shooting sparks, / la nuit, mes yeux t’eclairent. / Ne dis pas a ton pere / qu’il porte des oeillieres. / Hey, your old man should know, / if you see a shadow, / there’s something there”.

Neighborhood #3 (Power Out) non può non dispiacere a quanti hanno apprezzato il recente esordio dei The Killers: sonorità post-romantiche, scoperta nostalgia per il rock leggero primi Ottanta, per il sound degli U2 di “Boy” o di “War”.  Questo è uno dei pezzi di maggiore impatto di Funeral – il testo è piuttosto sarcastico: “Is it a dream? Is it a lie? / I think I’ll let you decide. / Just light a candle for the kids, / Jesus Christ don’t keep it hid! / Cause nothin’s hid, from us kids! / You ain’t foolin’ nobody with the lights out!”.
Quindi, Neighborhood #4 (7 Kettles) – compatta nostalgia pop, non particolarmente memorabile: si tratta di un andante grazioso e molto tenue (qualcuno amava molto Nick Drake). Sparklehorse ibridati Lofty Pillars nella sentimentale Crown of Love – viatico all’ottima Wake Up, che pure aveva tutte le carte in regola per precipitare nel kitsch, a partire dalla discutibile decisione di infilare coretti assai retrò a intervallare le strofe; invece il brano incide e si imprime nella memoria. Stesso discorso vale per la nona traccia, Rebellion (Lies) – è quando s’abbandonano al rock che i canad-Ark convincono di più. La conclusiva In The Backseat, interpretata dalla Chassagne, mostra cosa potrebbe accadere se Polly Jean Harvey collaborasse con gli ultimi Mercury Rev – puro rock barocco, lezioso ma piacevole.

Esordio spumeggiante e intelligente: ennesima buona promessa.
Manterranno? Esploreranno a fondo l’arte della spregiudicatezza e varieranno ancora modelli e ispirazione? Sprofonderanno nell’ancora fertile terra del neo-glam? L’impressione nitida è che gli Arcade Fire abbiano tecnica e stile – e che possano onestamente emozionarci per almeno tre dischi. Fuori uno.   

THE ARCADE FIRE

Win Butler. Cantante.
Régine Chassagne. Cantante.
Richard Parry. Chitarrista, tastierista.
Tim Kingsbury. Bassista.
Will Butler. Polistrumentista.
Sarah Neufeld. Violinista.
Jeremy Gara. Batterista.

DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE

Funeral, Merge Records, 2004.

Montreal, Quebec, 2003.  Nascono i The Arcade Fire.

Approfondimento in rete: sito ufficiale / fansite / Lyrics / Pitchforkmedia / Ondarock / Indipendente /

Gianfranco Franchi, Lankelot. Aprile 2005. Prime pubblicazioni: Supertrigger, Lankelot.com

ISBN/EAN: 
5050159821921

Commenti

Classico esempio di disco cult per pochi. Eppure pretendeva ascolti e apprezzamento. Ex disco dell'anno (indie) 2004. Assolutamente più che dignitoso.

Li aspetto sulla seconda prova. Questo si fa ascoltare per un po'(soprattutto per la voce di lei) .. Sicuramente meglio di tanta altra cacca che ci proprinano come disco dell'anno!!

Sottoscrivo. E noi ci siamo divertiti e non poco con loro, dai. Sono stati buon sottofondo. Almeno qualche pinta:).

attualmente pare che stiano incidendo in una chiesa sconsacrata, al confine con gli stati uniti. Hanno preso troppo sulla parola il loro FUNERAL. Personalmente li trovo molto freschi, diretti, ilari nel fare musica. Ho visto certi filmati su Youtube dove sono veramente una forza della natura sul palco. Per quanto riguarda Bowie: pettegolezzo dice che abbia messo la sua manina santa.

Quel Funeral sembra sia stato davvero l'antitesi di 4 weddings and. Ma in ogni caso - sono i canadArk, The Most Radical Thing To Do Is To Love Someone Who Loves You - a quella meta si arriva. C'è davvero la manina di Bowie? Ah ecco...

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