Accomodati.
Pensa ed immagina. Fumo ed alcool. Camere scure. Poca luce.
Probabilmente il peggior pub che ti potesse capitare. Forse.
Ora bevi ed ascolta.
Ora è amore. Nelle sue mille sfaccettature.
Musica soffusa(?). Come sentiremo, a tratti sì.
Ho sempre pensato a questi ambienti e questi sentimenti ascoltando gli Afghan Whigs del camaleontico ed energetico Greg Dulli.
Ultimamente molto noto in Italia per la partecipazione al disco dei ‘nostri’ Afterhours:”Ballate per piccolo iene”. Non solo ha partecipato alla stesura di alcuni pezzi. Ma ha suonato. Co-prodotto con Manuel Agnelli l’album. E poi tradotto e riarrangiato i testi in inglese per l’uscita nel resto del mondo del disco. Ma sono altre storie, concentriamoci al 1993. Anno in cui uscì il quarto album di questa band di Cincinnati.
Gentlemen girava. Gira e girerà. Perché così vuole. Così sarà.
Inizia a bere e fumare. Ed ascolta con me. (Non consigliato a chi non vuole bere e fumare)
“If I Were Going”
Vento. Percussioni lontane e cimbalo, che si avvicinano e accarezzano.
Poi la trama. Chitarra. Canto, di una profondità sensuale sconvolgente.
Ed i picchi di coinvolgimento vocale sono parole che si sperdono come il fumo di una sigaretta.
“And it don't bleed, and it don't breathe/It's locked its jaws & now it's swallowing/It's in our heart, it's in our heads/It's in our love, baby, it's in our bed”
Poi le chitarre iniziano ad incrociarsi e fare l’amore insieme fino alla fine. Lentamente scivola via deliziosa e notturna.
“And it don't rest/And it don't breathe and it don't bleed/It's locked its jaws and now it's swallowing/It's all a lie, it's nearly dead/It's in our hope, baby, it's in our bed”
Ancora vento. E’ solo l’inizio.
Una batteria in lontananza…
“Gentlemen”
Sventaglia e sveglia. Contorcendosi su questa prepotente batteria che esplode in cascata insieme agli altri strumenti.
La musica sostiene il canto. Ora più ritmato e nervoso.
“Your attention, please/Now turn off the light/Your infection, please/I haven't got all night/Understand, do you understand?/Understand, I'm a gentleman”.
Sono ancora le chitarre a farla da padrone. Sovrapponendosi, prendendosi per le corde guidano le strofe. Aprendosi meravigliose nel ritornello con una suadente e massiccia armonia.
“I waited for the joke, it never did arrive/And words I thought I'd smoke”.
Il solo è un rigurgito di Wah-Wah che spazza via tutto con potenza e classe.
Parole che sento. Che spesso sono me allo specchio.
“You got indecision, and indecision is my enemy”.
“Be Sweet”
E’ possible immaginarla.
Assomiglia. Lo ‘sculettare’ di una bella donna.
E’ l’andamento.
Mi preme dirlo, si inizia a fare sul serio, veramente.
L’oscillare del ritmo. Dico. E’ suggestivo.
Il basso dondola e le chitarre entrano ed escono.
Penetrano il canto di Dulli. Ora quieto.
“Ladies, let me tell you about myself/I got a dick for a brain/And my brain is gonna sell my ass to you/Now I'm OK, but in time I'll find I'm stuck/'Cause she wants love, and I still want to fuck”.
Il passaggio di una tempesta. Una crepa sul muro. O si è solo rotto un tacco da 12?.
La sensazione può somigliare all’entrata di questa chitarra distorta.
Che rende per un attimo inquieto il canto.
Di una bellezza che apri le braccia e cerchi il suono. Di controllarlo, possederlo.
“Now that I'm ashamed, it burns/But the weight is off/Now that you're out of the way”
Perché poi tutto ridiventa calmo e dondolante. Fino a quando il ‘sound’ s’inquina, ancora per poco.
Dondola ora. E poi bambina mia diventa dolce.
Ora che la canzone si emoziona ed eccita a dismisura.
Incalza. Cavalca. Queste note. Ora che il suono. E’ così enorme.
“To understand my little self/To understand my little self/And baby you be sweet”
“Debonair”
Inizia con un’aria Funkeggiante per lasciarsi subito dopo prendere per mano dalle chitarre che rilanciano il suono. Una granitica, calorosa apertura sonora che porta nella strofa.
Dove il basso è finalmente enorme e portante insieme ad una bella batteria.
L’aperture di melodia sono canti chitarristici ancora clamorosi.
Piccole tele che diventano di un avvolgente incredibile.
Il basso è un treno ora, che passa a 300 all’ora e diventa corpo e melodia assieme.
“'Cause it don't bleed and it don't breathe/It's locked its jaws and now it's swallowing/It's in our heart/It's in our head/It's in our love/Baby it's in our bed”
Da gustare, l’incremento del suono.
Decine, centinaia, infinite chitarre che s’intersecano, avvolgendola voce.
“Tonight I go to hell/For what I've done to you/This ain't about regret/It's when I tell the truth”
Di nuovo, rallenta in questo ritmo allucinato e trascinante.
Dove ricominciano ad inseguirsi le chitarre che splendide, davvero, SPLENDIDE.
Portano nel finale. E ad un deciso repeat con sigaretta.
“When We Two Parted”
Da drizzare i peli l’incipt “chitarrifero” con lo ‘slide’.
Un lento da Sesso in camera. Ovunque.
La voce di Greg è calda, praticamente a luci rosse e diventa stupenda e sofferta nella prima lenta salita. Un trip di canto e chitarraSlide da assaggiare su un basso avvolgente, strisciante e un frusciante ritmo di batteria sui tamburi. Un sensuale tribale. Una S al posto della schiena per seguire questo ritmo. Le due fossette, poco sopra il sedere, schianto. Solo da immaginare.
“You're saying that the victim doesn't want it to end/Good. I get to dress up and play the assassin again/It's my favourite/It's got personality”.
Poco dopo la salita è più decisa.
La batteria suona piena e le chitarre sono pioggia, grandine, neve ma di un calore incredibile.
E’ Wha- wha che si perde nel mare.
Sono stelle che scendono, cadono giu.
E’ quiete.
Ora solo quiete.
Danzando su una spiaggia.
Sabbia, rum, sigarette, erba.
La luna che diventa enorme, immaginala così adesso che il suono incalza, ora che.
La notte abbraccia.
Cazzo, che splendida che sei. Suona ancora per me, baby. Suona ancora fino all’alba.
Che spettacolo.
“Baby you can open your eyes now/And please allow me to present you with a clue/If I inflict the pain/Then baby only I can comfort you/Out of the night we come/And into the night we go/If it starts to hurt you/Then you have to say so”.
“Fontains & Fairfox”
Inizia tra tamburi, basso e chitarre che s’ntrecciano. Molto nervoso ed inquieto lo scenario.
Il canto, adesso.
“Angel, I'm sober/I got off that stuff/Just like you asked me to/Angel, come closer/So the stink of your lies/Sinks into my memory”.
Il ritmo incalza sulla prima apertura sonora rilanciando poi di nuovo la strofe e riprendendo poi a martellare. La voce di Greg ora è molto sofferta. Mentre le pulsazioni di pianoforte che si fanno sempre più spazio tra questo magma.
“Let me drink/Let me tie off/I'm really slobbering now/Let it stink/Let it dry up/It's impossible How?”.
Abbracciami e baciami, in questo momento di pura, incredibile poesia musicale.
Godi tra questi archi che cantano con le chitarre sature di meraviglia.
Salvami. Ora salvami da questa discesa negli inferi.
“Angel, forever/Don't you promise me what you cannot deliver/Angel, together/I'll be waiting for you on Fountain and Fairfax”.
Accarezzami. Perché ora strilla, inseguendo il finale, incalzante.
Che svuota. Svanisce. Così com’era iniziato.
“What jail is like”
E’ una scarica di chitarra satura che colpisce subito forte.
Lasciando la scena poi, al piano e alla voce accompagnati, dal fare ‘sostanzioso’ del basso e della batteria.
Il ritmo incalza, con la progressiva rumorosità delle chitarre che scoppiano in armonia deliziosa.
Aprendo il suono. Meravigliosamente. Appese da un muro di batteria.
“And it goes down every night/This must be what jail is really like/And I will scratch my way out of this pen, again”.
La caduta sulla nuova strofa è un bosco di pianoforte. Che intreccia la melodia. Schiantata dalla nuova apertura. Ora furibonda e devastante colma di suono e canto.
E un muro di. E’ perfetto. Piano. Di nuovo cauto. Pianoforte. E finisce.
“My Curse”
Ora apri il cuore.
Che sta per iniziare.
Ora respira le note.
Ora ascolta il profumo.
Ora assaggia l’amore.
E’ tempo di lasciarsi andare Chérie.
Ora tocca le parole.
Ed immergiti piano, dentro di me.
Descrivimi questo momento speciale come non hai fatto mai.
Guarda il gusto di questo bacio.
Avvolgimi ora che questa chitarra acustica inizia a suonare.
Ed il canto di Marcy Maysinizia così caldo.
Come amore sotto le coperte in autunno di quelli belli passati.
“You hurt me baby/I flinch so when you do/Your kisses scourge me/Hyssop in your perfume/
Oh, I do not fear you/And slave I only use/As a word to describe the special way I feel for you”.
Stringimi forte, ti prego. Adesso. Che sta per esplodere. Che il canto di questa chitarra ti emozioni come sta facendo con me. Accompagnando ancora la voce. Ritmo, corpo, anima, sangue, cervello.
“You look like me/And I look like no one else/We need no other/As long as we have ourselves/But I won't cry about it/Every time you get obsessed/Every time I came undressed”.
Baciami ancora in questo ritmo strusciante. In questo solo di chitarra ‘strappato’ e ‘slabbrato’, Dolcemente acido. Fiele, Miele.
“All ugly thoughts are gone/I'm sure we'll all be friends/I'll try to break your back/You'll try to make amends/Curse softly to me baby/And smother me in your love/Temptation comes not from hell but from above”.
Lascia cadere dolcemente la testa sul mio petto. Trasforma pian, piano la quiete. Lasciandola salire tra questo incedere di chitarre che diventano meraviglia, ancora. Voglio sentire la tua lingua, i tuoi denti. Il Paradiso. Mordimi. Il tuo sorriso.
“And there's blood on my teeth/When I bite my tongue to speak/Zip me down, kiss me there/I can smile now/You won't find out ever/Hurt me baby/ I flinch so when you do/Your kisses scourge me
Hyssop in your perfume/Oh I do not fear you/And slave I only use as a word to describe/The way I feel when I'm with you”.
Stracolmi di questo suono che continua a scorrere, e fluire copioso. Che continua ad emozionare incredibilmente.
Lasciami addormentare stretto a te. E svegliami ancora. Di baci.
“If I have to lie about it everytime I came undressed”
L’amore è qui dentro. Ascolta. L’arte. La musica. Che vibra e fa emozionare.
Nient’altro.
“Now You Know”
Lascia le sonorità mordibe del brano precedente.
Non perdendo la sensualità, che si tasta a tonnellate.
Un mix di voce e musica perfetto.
Entrando, bella massiccia e corposa. Colma di chitarre. Basso. Batteria.
Ora Dulli alla voce dopo l’ospite vocale di ‘My Curse’.
Un brano decisamente gustoso. Che si muove tra sentieri melodici divini.
Costruiti anche da un bel Pianoforte che canta splendido.
L’interpretazione vocale di Greg è arte allo stato puro.
Devastante. Quando prende corpo. Forma. Incisiva e possente.
Insieme a tutto il sound che è veramente bellezza vera.
“Listen up/Drive it off/Punctuate it with a smoker's cough/Light it up/Stick around/I told you somebody's going down now/Spit it up/Get it out/Let me kiss that beautiful mouth/Tell me is it the same?/My sweetness, my everything/And is this condescending a comfort at all to you?/We bit into a rotten one/Now didn't we?/Well, baby now it's through”.
Trascinante. Fino alla fine. Ora che.
“I keep Coming back”
Si volge al termine. O quasi. Con questa cover di Tyrone Davis scritta nel 1970 da Austell/Graham. Che ignoro profondamente.
In questa versione e vestita di calma e luci soffuse.Appoggiata su un bel basso e una spruzzata di chitarra e batteria. Il canto è fumoso quanto basta.
Quasi anni ’50 nell’andamento vive della schizofrenia vocale di Dulli e da dei passaggi un po’ più vivi di batteria.
“Brother Woodrow/Closing Prayer”
Finisce. Strumentale.
Iniziando tra archi e chitarre in micidiale saturazione.
Una melodia che strazia. Una litania. Acida. Che sprofonda. Incessante.
Splendidi dei piccoli inserimenti, solo accennati, di batteria. Spazzole.
Che poi diventa profonda e costante. Accarezzando appena la pelle del rullante.
Delizia quando entra il piano a colorare, dipingendo soavi melodie.
Da chiudere gli occhi. Viaggia. Da me. Just one time.
Buona notte…
The Afghan Whigs sono:
Hanno partecipato:
Jody Stephens - cori in Now You Know
Marcy Mays - voce in My Curse
DISCOGRAFIA E BREVI NOTE ESSENZIALI:
Gli Afghan Whigs si sono formati la notte di Halloween del 1986. In Ohio, Cincinnati.
Dall’ unione del chitarrista e cantante Greg Dulli e dal bassista John Curley.
Poco dopo completano il gruppo Rick McCollum alla chitarra e Steve Earle alla batteria.
Earle sarà poi sostituito da Paul Buchignani dal 1995.
Fabio Mele, Maggio 2007
Recensione apparsa su Ciao.com al nick Dr.Caraffa.
Commenti
Afghan Whigs! Che sorpresa...
Devo i pochi ascolti a Closer e a te, le uniche altre volte in cui li ho trovati nominati è stato - prima della collaborazione di Dulli con gli Afterhours - sulle riviste specializzate. Quanto sarebbero diversi gli scaffali dei dischi dei nostri concittadini, se almeno sapessero...
Che disco fantastico. Li ho conosciuti per la cover degli Smiths "How soon is now". Strepitoso.
Fa', c'è un gran bisogno dei tuoi pezzi dedicati al rock. Il tuo è davvero un grosso contributo. Danke amice.
Grazie a te Fratè. ;)Cerco di fare sempre del mio meglio. Questo disco se non ce l'hai, te lo porto io. Al prossimo incontro serale alcolicodiscografico ;)
A posto:). Magari, sì...
Prima che le strade si iniziano a squagliare!! :D
A frà ma come mai ho inserito in testi in blu e sono usciti in nero? me ne sono accorto adesso ..
Non lo so... so soltanto che da quando uso firefox e seguo a menadito le istruzioni di Luca ( http://www.lankelot.eu/?page_id=32 ) per pubblicare quel che ho scritto in .doc mi va tutto liscio o quasi. Sicuramente c'è qualcosa che non va con explorer...
mmmh, ora spizzo allora ;)