Ora ci si mette pure Riccardo Bertoncelli a fare le marchette. Il padre putativo della critica musicale rock in Italia su del rock.it scrive, a proposito di Luigi Tenco-Inediti, raccolta di pezzi mai apparsi prima e curati con amorevole attenzione da Enrico De Angelis, che siamo di fronte ad un gran disco.
Ora, è vero che il Riccardo nazionale comincia ad avere la sua bella età, ma stentiamo a credere che possa essere diventato improvvisamente sordo. Sarebbe un bel paradosso.
Andiamo allora ad esaminare con cura questo ‘gran disco’. La confezione è composta da due cd. Il primo: inediti di Tenco recuperati da vari archivi personali e dalle teche Rai che vedono lo sfortunato cantautore (mi sono sempre chiesto perché mai si sia ucciso: così esageratamente bello, così affascinante, così preparato, così sensibile. Ma è davvero credibile che ci si possa togliere la vita per una canzone che non entra in finale al festival di Sanremo? Se lo avessero fatto altri strimpellatori improvvisati di questo strano paese, ora saremmo circondati da assai meno pseudo artisti da convegni andrologici) alle prese con provini (forse quello più bello è la versione ‘prima’ di un suo classico Se stasera sono qui), con esecuzioni live, con registrazioni improvvisate e con registrazioni RCA mai apparse prima.
Pensiamo sia stato un lavoraccio del curatore, ma non so se davvero ne è valsa la pena, perché se togliamo appunto la primiera versione del suo classico ripreso poi in un’esplosiva versione live da Mina, se togliamo il pezzo da brivido de Les temps file ses jours (versione francese de Un giorno dopo l’altro che i più ‘vecchi’ ricorderanno con un quintale di nostalgia perché sigla degli sceneggiati tv di Maigret con Gino Cervi), se togliamo la traduzione de Le diserteur di Boris Vian, diventata Padroni della Terra (l’ultima versione della canzone è stata fatta, anche come omaggio indiretto, da Ivano Fossati), se isoliamo dal ‘contesto’ il divertissement di Morgan che in una versione inglese tradotta dallo stesso Tenco rifà Vola colomba, il resto, personalmente, lo trovo un’accozzaglia di cianfrusaglie musicali che possono attirare solo i devoti e quelli che hanno ancora il santino di Tenco nel portafogli (sempre che esistano). Compresi i due brani finali del Sestetto Moderno Genovese dove Tenco, diciottenne, suona il sax (ma dai!) e l’intervista di Sandro Ciotti al cantautore scomparso (maro’).
Il secondo cd è di una tristezza allucinante (e non è colpa di Tenco, figuriamoci): vi sono raccolte le esecuzioni di artisti che nel corso delle varie edizioni del premio Tenco hanno espresso la loro riverenza al ‘suicida’. Si va dall’immarciscibile Vecchioni (ma quand’è che la smetterà di allapparci le orecchie con le sue stupide tiritere) con una noiosissima Ho capito che ti amo, all’Alessandro Haber (ci mancava!) con Mi sono innamorato di te. Si passa da un Cristicchi almeno faceto con Vita sociale ad un debilitante Shel Shapiro con Cara Maestra (con un testo su cui stendiamo un velo pietoso e che ricorda curiosamente A livella di Totò). Per non parlare poi di quei mesti menestrelli, quell’esercito di sfigati dell’intellettualismo di maniera che riempiono almeno la metà di questo secondo, funereo, cd: Giovanni Block (chi??), Paolo Simoni (chi??), Gerardo Balestrieri (chi??), Ardecore (chi??).
Si salva in questo carosello di mestizia Vinicio Capossela (ma la sua Lontano lontano è un po’ di maniera alla sua maniera), Alice, sempre un po’ femme fatale con la puzzetta sotto il naso (Se sapessi come fai, Ricky Gianco che almeno rispolvera il suo ‘antiquato’ rock’n’roll (Vorrei sapere perché) ed il caro Eugenio Finardi, anche lui alle prese con Lontano Lontano.
Svetta su tutti, in una versione swing riuscita con un discreto tasso di anarchia musicale, Uno di questi giorni ti sposerò degli Skiantos, con la voce sempre aggressiva ed unica di Roberto Freak Antoni (a proposito, ma quando questa discografia dei miei coglioni, in uno sprazzo improvviso di intelligenza, vorrà ripubblicare quel capolavoro assoluto che fu Che ritmo! del 1981, dove il ‘Freak’ si presentò col nome di Beppe Starnazza e i Vortici?).
Insomma, nel suo complesso Luigi Tenco-inediti è un’operazione discutibile e piuttosto noiosa (tra l’altro con sorprese, se proprio vogliamo dirla, negative. Basta leggere il testo di Giornali femminil per capire l’idea che Tenco aveva, magari in determinate situazioni, delle donne: Leggendo certi giornali femminili/verrebbe da pensare che la donna/si interessi ben poco dei problemi più grandi/la sua prima esigenza/sembra una vita comoda/magari un po’ di lusso/per essere invidiata. Magari più che negativa, in un contesto mignottesco come il nostro, questa idea del cantautore scomparso ci pare anche preveggenza). Considerando poi che si tratta di due cd, vista la crisi, l'acquisto ci sembra pure un po’ oneroso.
Sul giudizio di Bertoncelli poi mi riservo una protesta formale.
Luigi Tenco e altri
Luigi Tenco-inediti
Warner music
2009
Commenti
neo AL! (ocio - non appariva
neo AL!
(ocio - non appariva perché mancava il tag "musica", obbligatorio per questa sezione; nelle altre, "letteratura", "cinema", "scienze". no tag no party - ci risentiamo quando torno)
Ho avuto modo di ascoltarli e
Ho avuto modo di ascoltarli e fa sinceramente pena, come gran parte di queste operazioni che sono solo puro e semplice marketing. Ricordo anche un tributo a Piero Ciampi che faceva abbastanza schifo, come anche tributi a De Andrè.
Su una cosa però mi piacerebbe dissentire, quella frecciata al Tenco maschilista. Non mi turba più di tanto. Anche perchè se si facessero le pulci agli artisti non si finirebbe più. Sono esseri umani come tutti gli altri.
Il povero Ciampi più che di
Il povero Ciampi più che di tributi aveva bisogno di dischi pubblicati come dio comanda, negli anni Novanta almeno, e nei primi Duemila. In giro non esisteva niente. Ma parliamo dell'era della musica distrutta dall'mp3, adesso non ho idea di come venga trattato.
Oh Al - avevi letto la
Oh Al - avevi letto la biografia di Tenco uscita per Arcana un paio d'anni fa? Non era male...
[tenco] Non sono una
[tenco] Non sono una femminista, e anche a me ripugna la degenerazione delle donne nel “contesto mignottesco” odierno come lo definisci tu, ma non posso non reagire quando si attribuisce a Tenco un’opinione totalmente opposta alla sua. Basta ascoltare le sue risate alle affermazioni di superiorità maschile per capirlo, oltre che al finale, palesemente chiaro : “questa canzone io non la so cantare”. http://www.youtube.com/watch?v=Av0pA7d1hCE&feature=related Se poi ci si vuole fermare a leggere soltanto l’inizio del brano della canzone, senza voler capire dove essa vuole arrivare, per estrapolare e decontestualizzare una frase al fine d’esprimere opinioni personali è un altro discorso, ma abbi almeno il buon senso di non attribuire le tue opinioni a Tenco.
(Tenco) Mi pare la tua una
(Tenco) Mi pare la tua una polemica fuori posto. Il brano in questione è brutto e 'ambiguo'. Bastano le canzoni d'amore di Tenco per capire il suo messaggio e il suo rapporto con le donne. Ma quella canzone andava segnalata.
Sarà "brutto e ambiguo" per
Sarà "brutto e ambiguo" per te, per me invece è significativo e limpidissimo. Il suo significato dovrebbe essere palese a chiunque l'ascolti :
http://www.youtube.com/watch?v=Av0pA7d1hCE&feature=related
Per evitare polemiche basterebbe soltanto non immettere impropriamente affermazioni proprie nella bocca altrui.
(Tenco). Sei noiosa come una
(Tenco). Sei noiosa come una mosca che ti gira attorno e non riesci a scacciare. Dice Tenco: 'forse è una canzone che non dovevo cantare'. L'avesse fatto, c'avrebbe risparmiato una bruttura. Il video poi fa veramente ridere. Accoppiare le sacrosante immagini dei diritti delle donne con quella stupidina tiritera crea un effetto 'perturbante', come avrebbe detto Freud. In fondo, ammettere che Tenco ha scritto anche brutte canzoni mica è un delitto. Suvvia. E questa è particolarmente brutta e 'ambigua'.
[stefania] amice al, altro
[stefania] amice al, altro che noiosa, stefania è una letterata di genio! Leggi i suoi articoli qui su Lanke, almeno quello su Dujardin.
M'inchino al suo genio, ci
M'inchino al suo genio, ci mancherebbe altro. Ma la sua polemica è sterile.