“The Treatment” è il secondo album del gruppo romano Soul of the Cave composto da Paolo Boni (chitarra), Giovanni De Sanctis (basso e voci), Giacomo Serri (chitarra e voci) più Flavio Gamboni alla batteria, prodotto da Adriano Angelini e che arriva a distanza di quattro anni di distanza dal precedente “Asphalt”.
"The Treatment" è un disco potente, da ascoltare a tutto volume nello stereo, che scandaglia le emozioni più scure dell’animo umano e che pur mescolando sonorità già sentite che spaziano dal grunge al post-rock, dal (post) metal allo stoner e con delle linee vocali che ricordano Chris Cornell, Maynard James Keenan, Layne Staley e Brian Molko, se ne appropriano rielaborandole in maniera autonoma e riuscendo per questo motivo a realizzare un album che ha il merito di essere ascoltato dal primo all’ultimo brano.
“Foxes & Fruits” ricorda nell’attacco gli Smashing Pumpkins per poi addentrarsi nei territori esplorati dai primi Soundgarden con una voce sofferente che cita Cornell ma più "emo", più sofferente; “New Sonic Dreamers” è più sui Placebo/Alice in Chains e con chitarre che svalvolano e ti entrano in circolo, “Close your eyes, be a star // move your arms and see the shine”; “Karimba Ramba”, terzo brano, è forse un po’ inferiore per intensità ai primi due brani e scorre via, con quei controtempo, un po’ così così; “Friend Sheep” è apparentemente più disteso ma con esplosioni di furia hardcore, “I won’t leave you ever // spend our life together”, che spezzano il fiato fino ad un furioso e liberatorio finale ; “The present” è una ballatona rock intensamente stainleyana “I’ve just kill my self without a reason // in the best way I could”; “My Sweet Deafness” è un delle vette dell’album, un brano mantrico, esplosivo e decadente insieme, “I’m becoming deaf // traffic jam seems a huge sleeep”, e dove la voce ti entra sottopelle, proprio dentro allo stomaco; “Muddle” è la seconda vetta dell’album, un brano strumentale che mescola psichedelia e postrock e con tanto di imitazione della voce di Berlusconi; “Robin In Do Hood” è una canzone molto grunge vedderiana e forse il brano più derivativo e insicuro dell’album”; “The Treatment” è un altro brano che potrei dire alla Soul Of The Cave, ci senti tutto l’album dentro, la voce malata, sofferente e le atmosfere buie; “Azathot” è un brano gelido, post-metal, che ricorda i Tool più aenimatici e si rivela il vero gioiellino dell’album, brano tostissimo, violento, persino commovente, bellissimo insomma nel suo cuore aperto di “I feel desease” e che chiuderebbe l’album se non fosse per la bonus track di “Scream” che a dire il vero poco aggiunge al resto dei brani.
"The Treatment” è un album consigliatissimo a tutti coloro che sono cresciuti ascoltando questo genere di musica ma che sono abbastanza stanchi di ascoltare dischi dozzinali che non aggiungono nulla a quanto già sentito e che anzi innervosiscono proprio per la loro stucchevole ripetitività e mancanza di idee perché troveranno nei “Soul Of The Cave” un gruppo vero, solido, sincero, tostissimo e mi auguro dal radioso futuro.
Discografia essenziale e brevi note:
Soul Of The Cave, "The Treatment", New Sonic Records, 2012
Sul web: Sito dei Soul Of The Cave: FacebooK
Video di Scream:
Andrea Consonni, gennaio 2012
Commenti
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