1993.
Perso. Tra gli scaffali di un negozio di dischi. Incontrai loro.
All’attivo un solo album, “Gish”, che fu indubbiamente un notevole debutto. L’esplosione. Incredibile. Meritata. Splendida.
Il secondo, indiscusso capolavoro, di questo quartetto made in Chicago.
Siamese Dream. The Smashing Pumpkins.
7 milioni di copie vendute, nello stesso periodo di
Nevermind dei Nirvana. Un grandioso successo.
Guidati dal menestrello
William Corgan.
Leader indiscusso della band.
Voce e chitarra ed unico o quasi compositore dei pezzi.
Il gruppo era poi completato da
James Iha alle
chitarre,
D’Arcy al
basso e
Jimmy Chamberlain alla
batteria. Le distorsioni delle chitarre, la melodia, l’incredibile capacità di Chamberlain sono sicuramente le meraviglie che giungono subito all’orecchio.
Cherub Rock è la giusta accensione.
Rullatone di batteria, poi chitarre, il basso, Distorsioni. Esplosioni. La sua voce tutta nasale. Strana, complicata, incredibilmente affascinante. Ululante. Urla sui ritornelli, distorti.
Come un muro colorato. Il suono dei Pumpkins.
Colpisce la melodia vestita di rumore.
Quiet segue la scia della prima traccia. 4 accordi. Distorsione. Canto, poi il cambio. Ancora la strofa che corre veloce. Sferraglia. Ammalia ancora la ricerca della melodia in questa incredibile sensazione di saturazione a base di chitarre. Sfizioso il solo. Potente continua. Mentre la chitarra di James Iha rincorre la voce di Corgan. Finisce in un feedback emozionante.
Come un Carillon la chitarra.
Entra dentro.
Today inizia così.
Per poi ancora una volta travolgermi in un mare distorto. Il cantato sulla strofa si muove sulla chitarra e la batteria, che emozionanti aspettano l’entrata del basso, che enorme precede il ritornello rumoroso. Giocando molto su questi alti/bassi, su questo pulito/distorto, la canzone si apre, dopo un potentissimo Ponte, con la melodia dell’inizio che vorticosamente ti gira intorno. Sorprendendo ogni volta.
Melodia rumorosa.
L’inizio campionato arabeggiante che introduce Hummer viene spazzolato via da un duetto chitarristico Corgan, Iha.
Che lento decolla. In un bellissimo assolo iniziale. Riatterra in un corposo giro di basso e batteria che viene deliziato da gocciolanti accordi di chitarra.
Voce.
Rumore.
Poi ancora calma, apparente.
Perché forte le chitarre riecheggiano, distorte.
Nel lungo ritornello che porta dritto al cuore di un altro assolo che rischia di saturarsi.
Quando tutto sembra collassare. Le chitarre rombano ancora insieme alla voce.
Per poi spogliarsi e diventare estremamente melodiche. In questo arpeggio, in questo momento sonoro pulito. La voce di Corgan è quasi sussurrata.
Lenta. Finisce. In sussurri. In echi.
Le note si sciolgono via.
Meravigliosa la batteria. Una delle mie preferite.
Riff in Re. Inizia Rocket.
Il basso, enorme, mi gira intorno. Il canto quasi si nasconde, dietro a tre, quattro chitarre che si inseguono e si rincorrono, alla ricerca della melodia. Belli, troppo belli gli inserti chitarristici di James Iha durante il cantato nelle strofe e nei ritornelli. Deliziosa la parte in cui tutto scompare per far uscire fuori la chitarra che bellissima rilancia ancora la canzone nel finale dove le armonie piano rallentano.
Per poi scomparire rabbiose, come meteoriti esplose in volo. In un curatissimo Spazio musicale.
Disarm.
Archi. Uno squarcio acustico.
Devastante. Di una bellezza unica.
Che solo ascoltando si può capire fino in fondo.
Per l’emotività incredibile di Corgan nel cantato. Per il trascinante, travolgente incedere della canzone che si riempie di suoni ogni secondo che passa. Che diventa enorme nel finale, traboccante d’emozioni che sfuggono via lasciandosi comunque assaporare.
Soma.
Profuma di Chorus.
Inizia lenta. Con le chitarre pulite. Il basso e la batteria che piano accompagnano, quasi timorosi di fare troppo rumore. Sussurrante, la voce di Billy.
Si sente anche un pianoforte in lontananza.
Il suono poi prende corpo. Nascosto un feedback di chitarra mette in scena un assolo. Arpeggio. L’esplosione vestita come una Tempesta.
Ora, mi inonda. Rabbiosa.
Rompe la quiete, un assolo. Drammatico. Malinconico.
Meravigliosamente si rivolge alla voce che ora piange pioggia insieme a lei. Trascinante.
Un arcobaleno. Torna il sereno, il profumo di chorus è ora ancora più forte. La voce si scioglie diventando un eco lontano.
Sale di nuovo alto il rumore. Geek U.S.A.
Solida. Corre veloce. Sensazionale la batteria.
Potente, la canzone scorre. Poi succede quello che non t’aspetti. Ma che i nostri sanno fare a mestiere. Sembra che tutto cada in un imbuto. Le distorsioni spariscono.
Basso e batteria. Lento. Chitarre solo sussurrate.
Splendida l’impennata che riporta tutto indietro. Soli che tagliano e cuciono l’effetto sonoro che ora devasta incredibilmente, sgorgando rumorose melodie.
E come se non bastasse ancora un cambio di ritmo. Qui il basso gira grandiosamente, pompando alla grande un finale che ancora devasta per potenza e bellezza. Da applausi.
La mia preferita in assoluto. Mayonaise.
Inizia lenta. Le due chitarre iniziano sole.
Una arpeggia, l’altra canta la melodia.
La canzone entra nella strofa distorta, ma ha dentro una melodia che è una piccolissima meraviglia da gustare. Il solo è un cocktail micidiale di effetti.
C’è spazio anche per una chitarra acustica che da sola rilancia ancora le distorsioni del finale. Dove le voci sembrano rincorrersi. Dove l’alchimia sonora trova soddisfatta la sua casa. Lenta come l’inizio. Finisce.
Perfetta.
Spaceboy è un’altra chicca totalmente acustica. Trascinante come Disarm.
Voce e chitarra sulle strofe. Il suono pieno sui ritornelli, con l’aggiunta molto bella degli archi. Un pezzo da viaggio. Che si lascia ascoltare, ad occhi chiusi.
Da sinistra inizia le danze una chitarra. Si unisce a lei un ritmo tribale di batteria.
Un’altra chitarra si accende sulla destra. Il basso gira vorticoso al centro.
Rumore, ancora. Le chitarre poi si spengono. Entra la voce.
Ed io sono dentro Silverfuck. Che riesplode ora, in una sorta di ritornello, seguito da un lungo momento distorto che nel culmine sonoro sprofonda in un inquieto e strano momento karmico. Basso, voce e charleston. Lontane, si odono esplosioni di feedback. Piovono armonici di chitarra, che alimentano la tensione.
Un momento infinito.
Cresce dentro questo lago, il vortice rabbioso che termina in un delirio rumoroso di grande impatto sonoro. Che cade dentro Sweet Sweet, una ninnananna di un minuto e mezzo. Molto simpatica da ascoltare. Mi avverte che manca solo un pezzo alla fine di questo mio ascolto. Inizia infatti Luna, che degnamente conclude questo capolavoro. Una canzone suonata con chitarre pulite, molto effettate, con la classica struttura strofa, ritornello. Carina, niente di più. Con la presenza ancora di archi e di suoni synth.
Un dolce fine ascolto.
Siamese Dream.
Smashing Pumpkins:
Billy Corgan Voce e Chitarre
James Iha Chitarre
D’Arcy Basso
Jimmy Chamberlain Batteria
Butch Vig Produzione Artistica.
Buon ascolto.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
Machina / The Machines of Gold, Caroline, 2000.
Adore, Caroline, 1998.
Mellon Collie and the Infinite Sadness, Virgin, 1995
Siamese Dream, Virgin, 1993.
Gish,Virgin, 1991.
I Am One, singolo. Limited Potential, 1990.
Chicago, Illinois. 1988-2000.
Fabio Mele, Novembre 2004 apparsa in precedenza su lankelot.com
Commenti
Riletta con piacere. Ti rispondo così: vecchi amici si ritrovano per settimane di vacanza sul Tirreno; uno viene da Milano, uno da Pesaro, uno da Trieste e l'altro è romano. Quell'estate là - è il 1997 - tre i cd che vanno a rotazione: "A Northern Soul" dei Verve; "Siamese Dreams" degli Smashing Pumpkins, "Ok Computer" dei Radiohead. Oltre al singolo di "Bitter Sweet Symphony" e a un cazzatone tipo Bailando, Bailando, Amigos Adios, Adios.
Questo disco qua è: "Disarm", "Today", "Mayonaise". E le parole di Patrick. Che mi tengo per me. Grazie, Fà'.
disco spettacolare. si dice che le tracce siano state suonate, durante la registrazione, interamente da Corgan, per problemi interni al gruppo...in 7 anni quest'uomo si è consumato...poi...discesa. l'album uscito quest'anno è, mi sembra, avanti rispetto alle ultime cose,ma. mediocre. vabbuò..
Ho ascoltato qualcosa di Zeigeist o come cavolfiore si chiama.
Orrore :)
ne ho scritto qua, di zeitgeist:
http://unpoapolide.splinder.com/post/13415886#comment
se ti va;-)
ciao.
ndr
(e diglielo, ndr, che speravo diventasse un articolo...:) )
Ciao Andrea. Ho letto la tua rec su Zeit. La trova davvero spassionata. Da una persona che ama davvero i Pumpkins.
Li amo anche io. Ma proprio per questo, mi portano a storcere parecchio la bocca sentendo, per farti un esempio, Tarantula. RAbbrividisco. Ma poi, come hai detto tu, sono impressioni soggettive :) Alè..
guarda, oggi lo riascoltavo, zeitgeist, perché volevo davvero capire cosa è successo. lo ascoltavo. poi. i pumpkins erano "vari", i loro album erano una varietà di emozioni. in questo, non dico che non ci siano emozioni, che si sa, son cose soggettive. ma non c'è varietà, ecco. non so. tristezza.
6. e 7. Mah... Se non sapessi che sono gli Smashing direi che si tratta di un buon disco hard-rock. Dozzinale ma ben suonato. Dico Zeitgeist. Ma a Corgan, dopo Adore, hanno rotto troppo le palle, critica e pubblico. Per non parlare della crisi creativa.