Scena underground americana. Fine anni Ottanta – primi anni Novanta.
Divampa e si dissolve, nell’arco di due album destinati a inaugurare la storia del post-rock, la fiammata sperimentale e irriverente degli Slint.
Lasciamo che a illuminare e guidare il sentiero sia il maestro Piero Scaruffi: “Gli Slint furono uno dei complessi più influenti della loro epoca. Con loro nacque l’idea di una musica che conservava la tensione e le nevrosi dell'hardcore ma che aveva perso del tutto non solo la sua passione ma anche un qualsiasi cenno di logica narrativa. Quelli dei brani degli Slint erano suoni fini a se stessi, suoni né eleganti né cerebrali né manieristici: semplicemente suoni. Il gruppo suonava come un gruppo di musica rock, ma senza che venisse rispettato uno solo dei dogmi del rock (eccetto la strumentazione). Non era cantato, non era cadenzato, non era centrato su una melodia. Era un buco nero in cui cadevano i ‘segni’ del rock, in cui idealmente finiva la storia della musica rock”.
Il neo-progressive rock, l’indie rock, la psichedelia degli ultimi quindici anni hanno una matrice comune: Slint. “Spiderland” è un album che non riesce ad invecchiare. Considerare oggi innovative le sperimentazioni oniriche e allucinate di band come Mogwai e Sigur Ros impone onestà e fedeltà alla matrice: la fonte originale proviene da Louisville, e ha proposto al pubblico le sue creazioni con un decennio abbondante di anticipo. Mentre il grunge dirottava la corsa del punk e del post-punk contro l’ultimo muro, chiudendo nel sangue un’era – nel sangue di Cobain, e di Staley – nei garage del Kentucky si cercavano soluzioni diverse: per l’evoluzione, e non per la variazione sul pattern o la riproduzione del passato.
L’incipit del disco è Breadcrumb Trail. Giostra lisergica di malinconia ed estraniazione, è il racconto prog e kingcrimsoniano d’una lettura del futuro. Brian McMahon accompagna l’ascoltatore, con un parlato basso e schivo, fino al momento della rappresentazione della perdita del controllo: “Creeping up into the / sky. / Stopping, at the top and / starting down. / The girl grabbed my hand, / I clutched it tight. / I said good-bye to the ground (…) Spinning ’round, my head begins to turn. / I shouted, and searched / the sky for a friend. / I heard the fortune teller, / screaming back at me. / We stuck out our hands, and met the winds”.
Ancora un crescendo distorto e psichedelico che inquieta e rapisce; il parlato a suggellare la fine della storia, disteso: gli Slint scolpiscono intervalli e precipizi, prigionieri del fascino del contrasto tra la deviazione nel disordine e nel malessere e la stasi paludosa dell’intimismo.
Nosferatu Man indovina un basso prepotente e cupo e un riff di chitarra delizioso e distorto. La voce di McMahon si mantiene sempre sulla soglia dell’intelligibile, bassissima e mefitica e perturbante; fino a sprigionarsi, furiosa e gotica: “Like a bat I flushed the girl / And I flew out my back door / And I came to no one no more”. Neo-Bauhaus, ma con diversa eleganza e classe cristallina. “There’s nothing more to save” – il rito si conclude come da tradizione, undead-undead-undead. Questo pezzo ha il respiro d’una cerimonia: è macabro e irresistibile.
Don, Aman è un incubo notturno e postindustriale: incomunicabilità e distacco totale tra l’io e l’alterità. I primi versi tratteggiano lo stato del protagonista della canzone e introducono nel clima del brano: “Don stepped outside. / It feels good to be alone. / He wished he was drunk. / He thought about something he said, / And how stupid it had sounded. / He should forget about it”. È assolutamente ossessiva, non si libera dello stesso giro di chitarra per sei, interminabili minuti. Illude un’accelerazione: l’isolamento e la depressione di Don devono andare a tormentare l’ascoltatore, reiterandosi a oltranza, nel pieno rispetto della lezione dei Suicide. Don non trova più modo di riannodare il contatto con la realtà. È estraneo a tutto. Niente cambia, niente cambia, niente più. E così, prima d’andare a dormire, Don ride di se stesso. Quindi, s’avvicina l’epilogo dello psicodramma: “Don woke up, / And looked at the night before. / He knew what he had to do. / He was responsible. / In the mirror, / He saw his friend”.
Entriamo nella seconda metà di Spiderland. È il momento di Washer, probabilmente la canzone più rappresentativa del disco. È suddivisa in due diversi momenti: nel primo, è una ballata romantica e sentimentale: per dare un riferimento all’ascoltatore, posso accostarla a qualcosa di simile agli esercizi dei Deus prima maniera. Arpeggi dolcissimi, batteria quasi jazzata. È evocativa, non rappresentativa: perde equilibrio e vacilla, e sembra inchiodarsi nelle ripetizioni; attorno a 05:38 subentra, in coincidenza con l’ultima strofa, il principio d’un crescendo… distorsione e rottura e assolo di chitarra e suono che cancella ogni parola e ad esse si sostituisce, per rappresentare quel che non riesce a essere espresso – il dolore di un distacco indesiderato, l’ultima carezza di due amanti. Poesia post-rock.
For Dinner… è una transizione strumentale, dolcissima e notturna.
Clausola di questo folgorante Spiderland è un letterario e visionario omaggio alla Rime of the Ancient Mariner di Coleridge, come si potrà intuire da queste notevoli strofe: “I’m the only one left. The storm, took them all, / He managed as he tried to stand. / The tears ran down his face. / Please, it's cold. / When he woke, there was no trace of the ship. / Only the dawn was left behind by the storm. / He felt the creaking of the stairs beneath him. / That rose, from the sea, to the door”.
Esteticamente coerente rispetto al resto dell’album, Good Morning, Captain gioca su una introduzione fiume fondata sul parlato e su sonorità inquinate da una seducente ripetitività e su un epilogo aggressivo, esplosivo ed estremo. Disorienta e cattura.
***
A questo punto, non rimane che accennare al lettore che sembra che gli Slint abbiano intenzione di riunirsi, dopo quattordici anni nel corso dei quali ogni membro della band s’è dedicato ad altri progetti di indie e alternative: il frontman Brian McMahon s’è dedicato ai The For Carnation, il chitarrista Dave Pajo ha suonato con i Tortoise, il batterista Britt Walford s’è unito agli Evergreen.
Cominciamo a pregare gli dei del rock: nell’attesa, godiamoci l’eterna giovinezza di Spiderland.
SLINT
Brian McMahon. Chitarrista e cantante.
Britt Walford. Batterista.
Todd Brashear. Bassista.
David Pajo. Chitarrista.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
Spiderland, Touch & Go, 1991.
Tweez, Jennifer Hartman, 1989.
Louisville, Kentucky. 1987 – 1992.
Biografia della band:http://www.southern.com/southern/band/SLINT/biog.html
Approfondimento in rete: Piero Scaruffi / Southern Records / Onda Rock / Kalporz.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio 2005. Prime pubblicazioni: Supertrigger, Lankelot.com
Commenti
Let me in, the voice cried softly,
from outside the wooden door.
Scattered remnants of the ship could be seen in the distance,
Blood stained the icy wall of the shore.
I'm the only one left. The storm, took them all,
He managed as he tried to stand.
The tears ran down his face.
Please, it's cold.
When he woke, there was no trace of the ship.
Only the dawn was left behind by the storm.
He felt the creaking of the stairs beneath him.
That rose, from the sea, to the door.
There was a sound at the window then.
The captain started, his breath was still.
Slowly, he turned.
From behind the edge of the windowsill,
There appeared the delicate hand of a child.
His face was flush and timid.
He stared at the captain through frightened eyes.
The captain reached for something to hold on to,
Help me, he whispered, as he rose slowly to his feet.
The boy's face went pale,
He recognized the sound.
Silently, he pulled down the shade against the shadow.
Lost in the doorstep of the empty house.
I'm trying to find my way home.
I'm sorry...
...and I miss you.
I miss you.
I've grown taller now.
I want the police to be notified.
I'll make it up to you,
I swear, I'll make it up to you.
I miss you.
*
SLINT. Good Morning Captain.
http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendI...
Meraviglioso scritto per un album che. Pietra Miliare.
e chissà che a breve non si riesca ad ascoltarlo nella speciale cornice del Circolo...
eh eh .. avoja !!
Pare davvero fico. Lo ascolterò e in caso lo comprerò.
mi saprai dire:)
[Slint] Ho ritrovato questa
[Slint] Ho ritrovato questa tua vecchia recensione, mentre ero alla ricerca di informazioni. E' uno dei dischi della mia vita, che ebbi la fortuna di ascoltare in prima liceo, grazie al fratello più grande di un mio compagno di viaggi in treno. Emozionanti anche dal vivo, credimi.
[slint, spiderland] immagino,
[slint, spiderland] immagino, and. questo disco, invecchiando, migliora. Qualche sera fa ci siamo rimessi ad ascoltarlo con degli amici - ha qualcosa di magnetico, era assolutamente d'avanguardia.