Sigur Ros

Agaetis Byrjun

Sigur Ros

E' sempre la solita storia. Non conosco la lingua Islandese. Arrivo a casa. Sono le 2 e mezza, non ho l'orologio. Non mi ricordo in che condizioni ero.
Lento, mi riesco a mettere sul letto. Stanco, mi metto sotto le coperte.
Mi viene automatico premere il tasto Play.
Non riesco a dormire se non ascolto musica. Cioè non riesco a stare bene se non ascolto musica, se non la suono.

Queste sono tutte abitudini, che non servono a niente. Scordatevi ciò che ho scritto. Premo play. E questo capolavoro inizia a cantare.
"Ágaetis Byrjun". Sigur Rós. E tutto fuori e silenzio. Tutto è in sospensione.

"Intro". Sembra suonare al contrario. E voce ed elettronica. Poi e rumore lieve. "Svefn-g-englar" incomincia poi.
E' feedback di chitarra. E' batteria che sussurra insieme al basso. Xilofoni.
È arte, allo stato puro. Mi sorprende ogni volta, ad ogni ascolto. Parlo di centinaia di ascolti.  E' uno dei due singoli di questo album. Fa parte anche della colonna sonora di:"Vanilla Sky". E' perfetta. Notturna. Intima. Delicata.

Ha una musicalità la voce di Jón þór Birgisson detto Jónsi che mette i brividi addosso. Pelle d'oca ed oltre.
E poi quella chitarra suonata con l'archetto (usata per i strumenti classici tipo violino, viola ecc.ecc.) è devastante, drammatica, incredibile.

9 minuti. Scivola via lenta, meravigliosa.
E poi stai lì ad ascoltarla ancora, e ancora, ancora.
("Sonnambuli")

"Starálfur"
Archi, tastiere. Voce. Inizia così. E subito avvolge.
Spettacolare l'armonia canto/archi. Particolarissima la parte centrale quando entra una chitarra "pulita" a dividere in due momenti la canzone.
Nel Finale ci sono solo archi che cantano nel buio della mia stanza.
("Un elfo mi osserva")

"Flugufrelsarinn"
Tastiera.  Un arpeggio di basso. Rullante suonato con le spazzole.
E ancora Feedback di chitarra che entra ed esce di scena, accompagnando la voce di Jónsi, quasi "yorkiano" in questo canto.
La spettacolarità di questa canzone è il moto perpetuo, inarrestabile. Il muro che ne sembra uscire fuori.
Anche se si tratta di un pezzo molto lento.
E' magia l'apertura sonora di metà canzone.
Una luce. Una incredibile alchimia strumentale.
Quasi, psichedelia. Si gioca su queste incredibile aperture, intervallati da questi momenti di calma, di armonici in movimento.
Perfezione. "La mosca più libera" Strumenti a fiato.
A metà.

"Ny batterí"
In lontananza. Una tromba. Nervosa, cresce facendo partire un altro arpeggio di basso, da panico. Che meraviglia, cribbio!!!!
Poi il canto, delizia, di nuovo.
Una canzone costruita ancora sulla lentezza notturna iniziale che si accende e arde quando la batteria sembra un animale che cammina, sbilenco.  Ferito.

Macina, poi, e devasta, insieme a tutti gli altri strumenti. Spegnendosi, e accendendosi di nuovo. Inondando di suoni, melodia, incredibili sensazioni tutta la parte strumentale. Ancora quasi ubriaca sul finale.
Ubriaco di musica. "Nuove batterie"

Hjartað Hamast (bamm bamm bamm)
Piano, Armonica e Basso. Piatti. E una cascata e armoniosa distorsione di chitarra. Poi solo voce sussurrata, sofferta e basso.
E la tensione che sale, piano. La batteria è nascosta e accompagna ritmicamente. Grandiosamente.
S'infiammano gli archi che giocano con la voce. Si fondono in un'unica voce. Il pianoforte è micidiale. Scurissimo.  Ancora brividi. E non per il freddo. ("il cuore batte:Bamm bamm bamm")
"Viðrar Vel Til Loftárása"
Silenzio. Rumori.
Un piano in lontananza che prende luce, corpo, colore forma e bellezza.
Mentre attendo.  Orchestra. Basso. Pianoforte. E' tutto così dilatato. Soffice. In sospeso. Batteria. Voce.

10 Minuti da ascoltare ad occhi chiusi.
10 minuti di musica meravigliosa.
10 minuti di sospiri. Sogni. Pensieri. Respiri.
!0 minuti per riflettere, guardare le luci fuori dalla finestra spegnersi durante il maestoso, splendido strumentale finale che devasta, distrugge pensieri, nuvole, parole.
Le parole in questi casi non servono.
Ascoltare, in silenzio.
("È un tempo adatto a un bombardamento aereo")

"Olsen Olsen"
Gira il mio arpeggio preferito di basso di questo album.
In un delicato tappeto di batteria.
Nascondendo la voce. Che si sente in lontananza, ma che ha incredibile forza e bellezza. Nella prima apertura melodica gli archi cantano ora, insieme ad un flauto(?) e la sensazione di delicatezza è magnifica.
Tutto collassa. Solo basso.
M'incanto quando poi la canzone riprende quota, tra archi, pianoforte, cori, strumenti a fiato, voci e forti sensazioni.

"Ágaetis Byrjun"
Ospitata anche questa nella colonna sonora di "Vanilla Sky".
E' un arpeggio di chitarra, delizia, xilofono, delizia, basso, delizia e canto e batteria e magia. Scorre. Ammalia e incanta per la semplicità e la melodia. Spaziale. Acustica. Da ascoltare in silenzio.

Questo è un buon inizio cioè un "Ágaetis Byrjun".
Questo diceva la band del loro primo disco "Von".

"Avalon"
E' la fine. Uno strumentale che riprende le note di "Starálfur"
Notturna. Dilatata. Conclude questo gioiello di rara bellezza.

SIGUR RÓS
Jón þór Birgisson (Jónsi) - voce, chitarra, tastiere. 23/04/1975.
Kjartan Sveinsson (Kjarri) - pianoforte, tastiere, chitarra, flauto02/01/1978.
Georg Hólm (Goggi) - basso, tastiere 06/04/1976.
Orri Páll Dýrason (The Animal) - batteria, pianoforte. 04/07/1977.

Note.
I SIGUR RÓS
Si sono formati nel 1994 lo stesso giorno in cui nacque la sorella di Jónsi; SIGURRÓS che in islandese vuol dire: "Rosa della Vittoria" e sembra che sia un nome molto diffuso in Islanda.
Jónsi, suona la chitarra solo con l'archetto, facendo un suono che praticamente ha inventato. Credo…

Il gruppo suona con un quartetto d'archi totalmente femminile alle spalle. Delle pazze che aprono il concerto con pezzi propri.

 

Il concerto che ho visto all'Auditorium di Roma è stato un evento, almeno per me, irripetibile e allucinante, incredibile".

Mele Fabio, Recensione apparsa su Ciao.it a firma Dr Caraffa

ISBN/EAN: 
5024545118827

Commenti

Bella Pe tutti, so tornato...

Finalmente! Welcome to the jungle!

privatissimo: sei un grande

Ritornato e presente da una mansarda romana...modificando anche i commenti...che spettacolo!!!!!!!!!

ahhaah! c'era da sospettarlo!

E che te lo dico affà.. stò a sudà tutta la Pater Lieven che stò beve.. Forse pure quella de Franco!

Forza regà! Te gli intellettuali e i pirati!

Dopo aver ascoltato... ora posso dirti vaf.... ma prima non sapevo! :)

:)

Stanotte mi leggo i primi pezzi di lanke 2.0 di fabione. Intanto sappi, frater, che godo ascoltando OPERA OMNIA di HOPE SANDOVAL.
E' ufficiale, Fabione è Dio.

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