Il sound moderno è legato da un insano cordone ombelicale agli anni a cavallo della fine Settanta – inizio Ottanta, quando a Londra scoppiò la violenta e radicale rivoluzione Punk!
Un insieme di pulsioni che sconquassarono le orecchie e le menti dei giovani di allora, proponendo un’insurrezione sonora ed una più ampia rivoluzione di costume. Crescita e declino furono brucianti e tutta l’energia incosciente del Punk si diffuse in mille derivazioni che nutrirono i successivi anni ’80.
L’enorme Big Bang musicale del Punk generò allora intere galassie concentriche a loro volta in piena evoluzione; la New Wave fu laboratorio di idee e sperimentazioni, sia concettuali che compositive, dal punk l’elettronica trasse inizialmente simboli ed estetica, mentre il Post-Punk continuava ad irradiare nuove atmosfere da cui si nutrirà il Dark.
Certo sulla superficie poi si ritrovò come sempre il pop e la musica di massa (non solo quella dei Depeche Mode) ma il nerbo del punk pulsava ancora; l’attitudine punk nei ‘90 ha poi contribuito alla creazione del Grunge, quantomeno a livello concettuale - Plug in la tua chitarra, distorci e urla, per quanto banale questa combinazione è stata espressione d’arte pura – fino al 2000 e gli anni dello stile di band come Hives, Interpol, Strokes e Libertines. Insomma “That’s Rock’n’Roll”, puro assalto che si tradusse finalmente nel linguaggio punk, e perciò da quella copertina verde e gialla dal titolo che suona come un ingenuo pugno in faccia possiamo tornare ad una delle fonti importanti della musica rock d’oggi.
“Nevermind the Bollocks”, i Sex Pistols.
Della biografia dei singoli membri del gruppo è inutile parlare, basta solo nominare l’eccesso ed il furore. Ma ciò che conta è quel suono che un album del 1977 riesce a scagliarti addosso; molto più trasgressivi della serie di Blink 182 e Sum 41, i Sex Pistols hanno una carica impressionante che ancora oggi infiamma. Ed in questo si sono fatti storia - chi non ha mai sentito lo stralunato accento di Johnny Rotten oppure il fantastico muro distorto di Steve Jones alla chitarra, come il basso imperioso e grezzo di Sid Vicious e la basilare percussione della batteria di Paul Cook.
Chiunque è tenuto a conoscere i pezzi “Anarchy in the U.K.” e “God Save the Queen”; nessuno può dimenticare la promozione di quest’ultima con un concerto notturno su di un battello del Tamigi, nessuno deve ignorare il tremendo tour americano conclusosi nel 1978 e documentato dal live “Winterland Concert” pubblicato nel 1996. Se poi solo si andasse ai testi si potrebbe restare spiazzati; certo non esempi di poesia ma schiaffi decisamente sgradevoli.
La prima, “Holidays in the Sun”, dal tono politico, o la seconda, “Bodies”, imperniata sull’aborto della ragazza di Birmingham, l’egoistica e narcisa “No Feelings”… seguendo direttamente la sequenza dei pezzi non si hanno pause ed alcuna quiete. L’importanza dei Sex Pistols e del loro unico album “Nevermind The Bollocks” non si limita perciò a qualche tinta di capelli stravaganti o ad una particolare trasandatezza da parte degli sciapi seguaci delle neo punk-rocker Avril Lavigne, ma ad un’accelerazione del battito dell’irruenza giovanile; i Sex Pistols come gli altri grandi del rock hanno saputo aprire un’ulteriore porta dalla quale elementi nuovi hanno devastato parti intere del “vecchio mondo”.
Dai loro atteggiamenti selvaggi e dalla loro musica “primitiva” sono nate libertà e possibilità sulle quali le generazioni successive hanno potuto basarsi; certo anche molto di negativo è stato espresso dalla loro violenza, ma questi aspetti negativi sono del resto stati poi sfruttati da ambienti economici che hanno integrato e assorbito la forza dei Sex Pistols.
Quindi alla fine il bilancio è pari. Non certo angeli, ma reietti di sé stessi che hanno però avuto la forza di creare un’espressione nuova della quale nessuno non può dirsi coinvolto. Quindi non tiratevi indietro, non pensate al punk come all’insipida brodaglia da MTV per adolescenti in travaglio ormonale, comprate invece questo disco perché è davvero storia della cultura musicale e non solo.
Ed è fuoco puro.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
Never Mind The Bollocks Here’s the Sex Pistols, Warner Bros, 1977.
Andrea Vergani, novembre 2004.
Commenti
God save the Queen
She ain't no human being
There's no future
In England's dreaming
Don't be told what you want
Don't be told what you need
There's no future, no future
No future for you
Sex Pistols, Nirvana, The Clash, Ramones, da un lato.....Green day, Avril Lavigne, Offspring, Blink dall'altro: i primi hanno aperto la strada, i nuovi si sono inseriti come interpreti del genere ma non dello stile! Non so se è chiaro!
"proponendo un?insurrezione sonora ed una più ampia rivoluzione di costume. Crescita e declino furono brucianti e tutta l?energia incosciente del Punk si diffuse in mille derivazioni che nutrirono i successivi anni ?80."
> tanto costume e poca musica, a livello Sex Pistols. Ma aveva senso proprio questo, la negazione del pop e la ribellione disarmonica; pure negli eccessi (appunto: costume, tutto molto ludico. Poi purtroppo s'è andati oltre...)
"Dai loro atteggiamenti selvaggi e dalla loro musica ?primitiva? sono nate libertà e possibilità sulle quali le generazioni successive hanno potuto basarsi;"
> sicuramente nel postpunk, a partire proprio da Manchester primi Ottanta tardi Settanta. In generale - ma è facile - direi che l'acme è firmato poi dai Clash. Il resto è medio o commerciale, senza eccezioni memorabili. Magari i più onesti ("sinceri", come dite voi musicisti) non sono riusciti nemmeno a farsi notare...
leggevo da altre parti che non ricordo sinceramente, che furono etichettati come "la più grande truffa del rock". Costume, presa di posizione o musica?
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energia e rivoluzione. Interessante. Solo che credo che i Clash siano un poco superiori, date e preso atto delle mie note ignoranze musicali
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2. Avril? ma per favore. Me intriga la pasionaria canadese (credo), un paio di pezzi anzi sono notevoli per le mie orecchie. Però insomma. credo che su i Green Day avrei qualcosa da contestare. Postmoderni e commerciali, vabbé, ma me pare che anche i Sex Pistols ed i Clash abbiano avuto le medesime accuse. Capisco che i Nirvana vi abbiano stregato, allora, ma. Non dimenticare che sono americani, provengono da un'altra "formazione".
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commento e note da un semplice amatore ovviamente :-)