“Casa La Vita”, da un punto di vista squisitamente editoriale, rappresenta l’inizio delle pubblicazioni sotto la guida di Valentino Bompiani, a seguito dell’intermediazione di Corrado Alvaro.
Il libro esce in prima edizione il 18 giugno 1943 ma i venti di guerra non arridono alla sua fortuna, nonostante tutte le speranze dell’autore. Nell’intensa prefazione da lui stesso redatta, Savinio si stupisce del successo di pubblico delle biografie contenute nell’immediatamente precedente “Narrate uomini la vostra storia” e si sente ferito nell’orgoglio per l’attenzione destata non tanto dal suo stile, ma dai protagonisti dell’opera.
Complice le condizioni dell’epoca e l’idea forte di un’approssimarsi della morte, “Casa La Vita” rappresenta una fase di transito biografica in cui chiama a raccolta le sfaccettature della sua personalità mettendole a colloquio con la sua anima.
Savinio si traveste e trasfigura se stesso in una multiforme sfaccettatura di personaggi che saranno il corpo vivente dei suoi fantasmi biografici e letterari.
L’autore gioca con l’ironia sottile, a volte dissacrante, comunque spiazzante, che sottrae alla morte la patina seria e la riveste di leggerezza, arrivando a sconcertare e deviare il lettore dalle sue reali intenzioni.
Se da un lato il suo stile si è fatto più “ordinato”, organico ed immediato, attraverso un uso sapiente e mescolato di pathos e ironia, dall’altro la potenza evocativa delle parole spinge il lettore a seguire il percorso sotterraneo della sua poetica più intensa e profonda.
Il libro è, di fatto, una raccolta di racconti legati da quel doppio binario tra la realtà e il sogno i cui contorni restano tra le sue pagine sempre sfumati.
In essi vive ancora l’arte di Savinio nelle splendore della sua potenza e poliedricità: la pittura nelle illustrazioni che accompagnano la lettura, la musica nei ricordi o negli oggetti inseriti come intarsi preziosi, la poesia con quei brevi intermezzi in forma di “occhio” che aprono il passaggio da un racconto all’altro, la letteratura fitta di impressioni, digressioni e reminiscenze che richiamano tutta l’opera amplificandola in quell’autobiografia universalizzata che diviene “Casa”, la vita in cui “gl’inquilini non s’arrestano”.
Ogni racconto, dunque, è una sezione purissima di quel transito che attraversa le fasi della vita, nel magma dei ricordi, con tutta la tenacia di un artista che sentiva forte la sensazione di non aver più molto tempo a disposizione. E allora Savinio si trasforma assumendo, di volta in volta, le sembianze o meglio il nome di un personaggio diverso: Omero Barchetta, Animo, Malino, il signor Münster, Aniceto o Nivasio Dolcemare che torna in una molteplice varietà di storie, tra un io narrante in prima o terza persona, tutte da scoprire.
Ne citerò qualcuna a caso, per impressioni empatiche con quello che i singoli brani rappresentano dell’universo saviniano.
Non posso dimenticare, tra tanti, l’incipit della raccolta dall’ambiguo titolo “Figlia dell’imperatore” in cui l’alter ego “Animo” ci riporta alla sua giovinezza parigina, in compagnia di Apollinaire. Erano quelli tempi di trastulli e incertezze, di sogni e illusioni che si riversano plasmati in un amore idealizzato, un amore che si sveglia o si risveglia per ciò che non vede o non vedrà mai e la potenza cresce, di volta in volta, circondando i mobili e le suppellettili che si rivestono di vita in presenza o in assenza dell’oggetto del suo sentimento: la baronessa, sorella di un caro amico. La loro è una storia che non si dimentica, tra colpi di scena e buffonate alla Savinio e la verità sta là, in un oggetto trovato per caso, nella toilette della signora. Impossibile svelarne il segreto, impossibile non restarne affascinati.
Arriva poi il racconto “Flora” in cui ad animarsi sono le statue, simbolo – culto nella pittura dei de Chirico: “Flora raccontò la vita misteriosa delle statue; le quali non sono materia inanimata come crede il volgare, ma creature che già furono vive e poi imbalsamate nella pietra, ov’esse abitano per sempre, in compagnia della loro anima e dei ricordi della loro vita mortale” (pag. 267). L’animazione degli oggetti, in “Formoso” si farà personaggio nel tour che farà in Roma in compagnia di Leonardo e Raffaello, a bordo di una mitica “Topolino”; e ancora metempsicosi nei suoi ospiti in “Un maus in casa Dolcemare”.
Quindi, “Walde – mare”, che lo riporta ai giardini dell’infanzia e a quell’associazione tra il mare e la madre, giocando sulla pronuncia della parola francese mer o mère. E un giorno proprio il Signor Mare in persona, “assurdo e magnifico”, si presenta alla sua porta:”due liquide volute gli nascevano dall’ombelico, si allargavano via via che salivano, e all’inizio delle braccia si arrotolavano in boccioli di spuma, per far spalline. Camminava su due onde inginocchiate, e nel mezzo della faccia glauca, due piccole meduse gli fungevano da occhi” (pag.284). Il Mare gli sillaba “amare del mare le amare maree” (pag. 285) prima di allontanarsi, senza null’altro proferire.
Il mare carico di eternità tornerà nelle sue visioni nell’omonimo eccezionale racconto che dà il titolo alla raccolta: Savinio, nella duplice veste di Aniceto e di se stesso.
Splendida la parabola del cane “Trololò”, un trovatello che accompagna per un tratto l’infanzia dei bambini Andrea e Giorgio, nonché dell’intera famiglia. È una storia d’altri tempi che sussurra parole amorevoli alle orecchie del lettore piacevolmente sorpreso e inaspettatamente commosso. Non vado oltre, perché è uno dei migliori racconti imbastiti e il colpo di scena è sempre in agguato.
Certamente ancora da menzionare “Angelo” o anche “Il Signor Münster” ossia colui “che non ha vita” (pag. 443), ma non si può concludere senza rammentare il racconto “Mia madre non mi capisce”, in posizione centrale che pare catalizzare l’attenzione su di sé, a partire da quel titolo che nasconde molte verità. Il rapporto con la madre è stato sempre oggetto delle sue attenzioni letterarie, confuse in quel doppio sentimento di amore – odio che solletica l’essenza della sua vita. Qui Savinio restituisce una visione metafisica e trasformista, non bastandogli una semplice dimensione ultraterrena. In visita alla casa genitoriale si trova a disagio di fronte ai terribili silenzi della mobilia spenta che lo circonda. Le memorie sono tutte là, tra le gambe di un tavolino o in un cuscino abbandonato sul divano, ma è in una stanza segreta che trova una gallina e con lei il vero aspetto delle cose “Nivasio si avvicina alla piccola gallina, le si china accanto, cerca anche lui di farsi piccolo piccolo. Ci riesce. E nell’oscurità di quella stanza che credeva di non conoscere e che è invece la camera nella quale è venuto al mondo, Nivasio dà sfogo silenziosamente alle lacrime da tanti anni tenute a freno, e al pianto di un’intera vita. Allora la gallina cessa il suo lamento. Ha ritrovato il suo pulcino” (pag. 357).
Non c’è pezzo, frammento e sezione che non andrebbe ripreso e studiato a dovere per afferrarne appieno la bellezza, ma essa si nasconde tra le sue pagine, tutte da scoprire. Straordinario.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene 25 agosto 1891 – Roma 5 maggio 1952) fu scrittore, pittore, saggista, critico, musicista, compositore.
Alberto Savinio “Casa La Vita”, in “Casa La Vita e altri racconti”, Adelphi, Milano, 1999, pagg 197 - 502. A cura di Alessandro Tinterri e Paola Italia.
Commenti
"Occhio n.1"
Bell'occhio guardatore
Sali anche stamattina
In cima al tuo bel fiore
E cantaci la brina
Cantaci la mina
Cantaci l'ondina
Canta l'aspirina
Al mal del nostro amore
:))
SPECIALE SAVINIO:
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2949.0
aggiornato!
Mancano pochi titoli. Se qualcuno volesse prenotarsi (possibile, per dire, che "Achille innamorato" rimanga libero?) è il suo momento:)
"?Casa La Vita?, da un punto di vista squisitamente editoriale, rappresenta l?inizio delle pubblicazioni sotto la guida di Valentino Bompiani, a seguito dell?intermediazione di Corrado Alvaro.
Il libro esce in prima edizione il 18 giugno 1943 ma i venti di guerra non arridono alla sua fortuna, nonostante tutte le speranze dell?autore. Nell?intensa prefazione da lui stesso redatta, Savinio si stupisce del successo di pubblico delle biografie contenute nell?immediatamente precedente ?Narrate uomini la vostra storia? e si sente ferito nell?orgoglio per l?attenzione destata non tanto dal suo stile, ma dai protagonisti dell?opera."
> Ottima contestualizzazione:). Ben fatto.
" Non c?è pezzo, frammento e sezione che non andrebbe ripreso e studiato a dovere per afferrarne appieno la bellezza, ma essa si nasconde tra le sue pagine, tutte da scoprire. Straordinario."
> Annoto:)
3. Bompiani scrive a savinio per chiedere di ammettere il suo libro nelle edizioni in saldo, passando da L.350 a L.100, onde permettere lo smaltimento delle numerose scorte di magazzino.
Ancora non ho letto La nostra anima e Tutta la Vita che si pongono in collegamento, ma ritengo Casa La Vita la sua opera migliore.
4. Muoio dalla voglia di rivelare i "misfatti" e le sorprese da sketch del buon Savinio in questo libro...
e soprattutto ho sentito una certa vicinanza tra la struttura di Monteverde e questo suo :)
5, 4. Ma dai? :))
6. ma sì..:))