Stanotte. Premo play e faccio scorrere il primo album. EDC.
E una voce colorata di alcool e sigarette mi introduce all’interno della prima traccia.
“Mr Brown”
Esplode lenta. Tra chitarre iper effettate. E la voce soul di Shawn.
Quel che si ascolta è un ibrido soul/psicadelico di grande gusto.
Una continua scalata verso la saturazione delle chitarre che suonano “maledettamente” bene.
La ritmica Basso/batteria è davvero compatta.
Un “incipt” di grosso valore. Che emoziona per l’intera esecuzione della band.
“Equilibrium”
Se vogliamo è la naturale continuazione a ciò che abbiamo ascoltato prima.
Inizia tra i ruggiti di una chitarra e una corposa sezione di elettronica che mangia tra la batteria – rendendola bella pomposa – e le tastiere che addolciscono e beatificano le chitarre che sono sconvolgenti, per come cantano durante tutto il pezzo. La voce di Smith è un falsetto decisamente esaltante; Un piacere ascoltarla mentre, duettando con la chitarra, si arriva alla fine di questa traccia.
“Taste it”
Impressiona l’intro chitarristico alla Alice in Chains. Spigolosa, a dir poco, la ritmica. Nervosa la voce di Shawn che passa da un vocione incredibilmente alcolico/fumato ad un falsetto sempre ben pennellato. Un episodio di Grunge rumoroso fatto per bene. Con i suoi bei Sali e scendi.
Con una contaminata parte centrale fatta di schizzi di chitarre “sbragratissime” d’effetti e di selvaggi “fill” di batteria. Bella e grossa, si lascia ascoltare a ripetizione.
“Trouble Come Down”
Istintivamente mi fa pensare ad un viaggio in macchina di notte.
Sconvolge per la semplicità ma è da questo particolare che ne esce sempre una canzone bella e vincente.
E’ un battimano. Una ballata ipnotica di pianoforte che diventa ben presto una crepa in testa.
Penso di averla messa in repeat per 10 volte(mezz’ora) e di avere ancora voglia di ri-ascoltare.
Una rincorsa di batteria elettronica. Una filastrocca cantata. Una impedibile ipnotica sollecitazione all’ascolto notturno. Trouble come down…
“More ways than 3”
E’ bella corposa. La ritmica chitarra/basso/batteria spacca parecchio. Sembra un pezzo dei
Tool dei primi dischi. Un sacco di saturazione, distorsioni. E, se sulle strofe la situazione si fa più leggera, negli incisi e ritornelli il suono è potente.
Bellissimo l’arrangiamento nel collasso sonoro:un’orgia di tastiere, voci, chitarre e suoni elettronici, che lancia il solo di chitarra che canta stridulo perduto tra questo tappatone distorto/elettronico, dando un effetto particolarissimo. Cade tutto poi alla fine. Entrando nella delicatissima traccia successiva.
“Hollywood”
Delicata. Rarefatta. Tra striscianti inserti di pianoforte che cantano illuminando la voce di Smith e la batteria che suona intima.
Fumo di sigarette. Luci al neon.
Soffuso ed incredibilmente magnetico il cantato è disperso in questi cori di tastiere dissonanti.
Un episodio di galattica bellezza. Da ascoltare, diverse volte.
“O”
Appena il basso entra in corpo alla batteria si ha la sensazione di una bellezza che sconvolge, fondamentali a questo fantastico dipinto sono gli inserti di fiato e la voce che gioca a rincorrere questi suoni e diventa dilatata o corposa con estrema facilità ed è un piacere ascoltarla.
Un incontro tra jazz e rock. Un bellissimo esperimento. Un’altra piccola perla. Micidiale il lavoro percussionistico che colora ancor di più tutto il pezzo, rendendolo se vogliamo ancora più scuro.
“Mr Pink”
E’ un’altra fulminante illuminazione grunge. Melodia pura, distorsione che graffia. Piccoli diamanti gli arrangiamenti di chitarra che devastano e cullano.
A volte mi fermo a scrivere e mi chiedo se sono io che mi faccio colpire troppo forte lo stomaco dalla musica. Se sono io che mi faccio prendere troppo la mano dalle note.
Quando sono suonate così bene. Quando, gli Dei cantano e ballano perché quello che stai sentendo è troppo bello. E le sigarette sono sempre poche o troppe. Quando il whisky è buono. E La notte ti sussurra di scrivere, di ballare, alzare il volume – e chissenefrega se qualcuno si sveglia!.
Sono queste, a volte le cose che mi rendono felice. Un Basso enorme come questo. I cori messi bene all’interno del ritornello, la chitarra che “spinge” come un’assassina, la batteria che ti fabbrica un muro invalicabile a cui è bello appoggiarsi. E la melodia, Cristo, la melodia la vorresti toccare con le dita per assaggiarla con il gusto, perché l’udito non ti basta più. Ecco cosa vorrei.
“Built 4 it”
Ha una cadenza particolare. Un incrocio tra i chitarroni alla Page e le ritmiche più indie. La melodia la fa ancora da padrona e il cantato di Shawn è delicatezza preziosa.
Nervoso a dir poco il ritornello incalzato da un ritmo più serrato e da un’atmosfera generale più cupa.
Scivola via, gradevole. Sempre in costante equilibrio tra la saturazioni/distorsioni e la melodia.
“Mr Blue”
E’ un simpatico e sdentatissimo rospo sonoro che balla e canta vicino ad un ruscello d’acqua.
Frutto del suono del basso con il wha-wha (che è di dimensioni bibliche e ritmo portante del pezzo), e di un allucinato arrangiamento delle chitarre e dell’elettronica sparsa e variopinta.
Uno piccolissimo pazzo strumentale che porta alla parte finale del disco.
“Willow”
E’ un “ballatone” di rara bellezza sonora. Un’altra dimostrazione di gran classe.
E’ un continuo e sinuoso filo sonoro di chitarra. Un selvaggio ruggito di batteria.
Una melodica intersezioni di voci. Un unico e raro canto talmente bello, che emoziona. Emoziona forte. Sublime il finale, che è la saturazione armonica e controllata di questa traccia, con le chitarre che sono struggenti e drammatiche e si perdono anche loro in questa colata sonora.
“The Root Almighty”
Pianoforte. Batteria. E sembra che a cantare c’è Prince.
Un piccolissimo dono che i Satchel fanno al cantante di Minneapolis(Dicono che Shawn Smith c’abbia una grande fissa per lui).
2 minuti di Soul. Fatto sempre bene. Scuro e magnetico.
Particolare. Colpisce anche questo.
“Suffering”
E’ la ciliegina sulla torta. Un ultimo incredibile episodio di elevata bellezza musicale.
Un prezioso arrangiamento di pianoforte e una bellissima interpretazione vocale di Smith.
Un continuo salire di emozioni. Rallentamenti. Ed ancora salite.
Poche chitarre. Un organetto.
Una ballata coi controfiocchi. Struggente e scacciapensieri.
L’esplosione finale illuminante.
Riascolto. Sopraffatto da qualsiasi sonno o stanchezza.
Satchel:
Regan Hagar - Batteria
Shawn Smith – Voce, pianoforte, macchinari vari
John Hoag - chitarra
Cory Krane – basso
DISCOGRAFIA ESSENZIALE E BREVI NOTE:
EDC (Epic, 1994),
The Family (Epic, 1996)
Approfondimento in rete:
Mele Fabio. Settembre 2006
Commenti
Non riesco a capire l'impaginazione :) E' buona o anche no ?
Condivido sulla pregevolezza del prodotto, sull'avanguardia. Non è il mio ascolto quotidiano ma appoggio.
(stasera me la leggo per bene:). )
Brad, Satchel, Temple of The Dog, Mad Season.
Tutta una stagione di progetti fatti da "mescolate di musicisti", come scrivi tu. Questo disco mi manca, ma deduco che siamo chiaramente a livello delle altre tre bandone.
Grazie per questa scrittura appassionata, partecipata e notturna ("la melodia la vorresti toccare con le dita per assaggiarla con il gusto, perché l?udito non ti basta più. Ecco cosa vorrei" > questo passo, e in generale tutto il paragrafo su Mr Pink, sono da pelle d'oca).
Segno e Domenica te lo porto per "assaggiarlo" ;)