The Russos

Intervista a Ricky & Elisa Russo, anime rock di "In Orbita". Lato B

The Russos

Ricky Russo ed Elisa Russo sono due vere anime rock. Due anime rock capaci di plasmare, nel tempo, una delle poche esperienze radio-televisive indie di grande qualità e di respiro internazionale: “In Orbita”, appuntamento cult di Radio e Tv Capodistria. E intanto organizzano concerti, un bel po' di dj set, collaborano con quotidiani (come “Il Piccolo”) e riviste (“NTWK”, per parecchi anni). Esteticamente, qualcuno ha già scelto come ribattezzarli: sul Mucchio, Damir Ivic li ha chiamati “White Stripes Triestini”. Lo sguardo di Ricky, però, ricorda quello di John Malcovich.


Questo è il Lato B della loro intervista. Per il Lato A, qui.
 

GF: Tutto quel che di bello c'è nella Trieste alternativa. Locali per ascoltare grande musica, negozi di dischi, microcosmi per spiriti rock. Raccontate! Al “Friuli” avete detto: “Per la nostra città, Trieste, sono stati anni di risveglio e di densa attività live grazie all’operato di associazioni culturali come Tetris ed Etnoblog”. Diteci, diteci...

RUSSOS: Ad un certo punto, finite le stagioni dei concerti all’Hip Hop, c’è stato qualche anno di vuoto. Dal 2005 in poi è arrivata una nuova ondata di musica dal vivo. Per fortuna sono comparse sulla scena triestina due realtà importantissime: Tetris ed Etnoblog. Due Associazioni Culturali che hanno cominciato a lavorare assieme nella sede di Via Madonna del Mare e poi si sono divise. Oggi abbiamo: il Tetris in Via della Rotonda, l’Etnoblog in Riva Traiana, L’Ausonia (gestito da Radio Fragola). E poi la Casa delle Culture e molti pub e locali che offrono musica dal vivo. Un punto fermo come il Teatro Miela, che di recente ha portato il leggendario Marky Ramone (in collaborazione con una neonata ed attivissima associazione culturale: Trieste is Rock). Da citare poi l’operato dell’Associazione Jambo Gabri (nata in memoria del musicista triestino Gabriele Manfioletti, prematuramente scomparso); le serate danzanti di Whatever (i cui fautori – Carlo Apostoli e Michael Myers – organizzano anche il festival Hipster Expo); le proposte di Davide Casali e l’Associazione Musica Libera per gli amanti del prog e del rock più classico. Il fulcro del movimento, per una volta, è nel cuore della città, a pochi passi dalla centralissima Piazza Unità. Di carne al fuoco ce n’è parecchia. Ci sono sere in cui c’è l’imbarazzo della scelta. Per i negozi di dischi è invece un momentaccio. Hanno chiuso quasi tutti. Anche lo splendido Ohm Records. Oggi è tutto digitale e scaricato selvaggiamente, no? Tentiamo un azzardo: nei prossimi anni ci sarà una svolta e si ritornerà a valorizzare i supporti fisici e riapriranno i negozi. Sarebbe bello.
 
 
GF: Quali sono le migliori band emergenti, a Trieste? Quali quelle che avrebbero dovuto sfondare, e invece...?

RUSSOS: Supportiamo: i new wavers Trabant, il turbo r’n’r dei Gonzales, il cantautore folk Abba Zabba, i surfers Wet-Tones, l’hardcore di The Secret, il soulsinger Al Castellana, la diva dei musical Daniela Pobega, i Nylo, I Limes, gli Etoile Filante, i Fuel From Hell, i Doppia Personalità (prima rock band locale a conquistare il palco del prestigioso Politeama Rossetti). Poi alcuni musicisti: Franz Candura (Stop The Wheel, Jennifer Gentle, Beatrice Antolini…), Liviano Mos (Jennifer Gentle), Franz Valente (Il Teatro degli Orrori), Luca Turilli e Alex Staropoli (Rhapsody Of Fire), Lorenzo Fragiacomo (Butterfly Collectors), il batterista Paolo Muscovi, il tastierista Fabio Valdemarin. E per la scena elettronica: Glitch, Marco Bellini, Electrosacher. E dai che pian piano si sfonda tutti… magari la porta di casa! Bisogna perseverare. In assoluto uno che negli anni avrebbe dovuto raccogliere di più è Al Castellana, il più grande cantante soul in Italia.  
Quest’anno una cara amica triestina (di origine albanese) ha fatto un bel salto: la cantante Dorina che è stata tra i concorrenti di X Factor 4. Certo non siamo mai stati fan della trasmissione in onda su Rai 2, ma abbiamo seguito con immenso piacere le vicende di Dorina Leka, una rocker genuina, talentuosa e simpaticissima. È stata eliminata alla sesta puntata, ma forse è giusto così. La Maionchi le ha detto che deve imparare a contenersi. “Si contenga” l’aveva già detto qualcun altro, no?! Dorina è una selvaggia e incontenibile. Il rock non si può contenere! E allora è giusto che il contratto discografico da 300 mila euro vada all’ennesimo pupazzo fautore di dischi usa e getta costruiti in laboratorio. 

GF: Avete un modello come organizzatore di eventi? C'è un paradigma, per voi Russos?

RUSSOS: Dopo l’esperienza abbastanza stressante dell’Hip Hop, negli ultimi anni si è cambiato registro. In questi anni ci siamo appoggiati al Tetris di Trieste per una collaborazione fruttuosa e piacevole: sostanzialmente portavamo in un concerto serale le band che avevano passato la giornata con noi negli studi radio-tv di Capodistria. È stato il caso di Mojomatics, Beatrice Antolini, Paolo Benvegnù, Edda Rampoldi, Samuel Katarro, The Niro. Stessa cosa abbiamo fatto con l’Etnoblog, dove hanno suonato i Blake/e/e/e. Ciò ha permesso alle band di recuperare un po’ le spese di viaggio per arrivare in Slovenia (la tv offriva vitto e alloggio ma nessun rimborso spese). Al di là della tv, Ricky porta ogni tanto qualche artista al Tetris (Frankie Hi Nrg, Dargen D’Amico) o all’Etnoblog (Nesli). Sono delle collaborazioni con realtà collaudate e funzionanti, fino ad oggi molto soddisfacenti!
 

GF: Ricky, come dj hai curato di recente la rassegna “Happy Spritz” al museo Guggenheim di Venezia, con ospiti come Frankie Hi Nrg. Ci racconti com'è andata? È stata la tua migliore esperienza, come dj?

Ricky: I cinque aperitivi musicali di maggio 2010 al prestigioso museo Guggenheim di Venezia, sono stati un successo clamoroso e inaspettato. Ho invitato come DJ: Stoner, Frankie Hi Nrg, Miguel Selekta, Nanou, Dargen D’Amico + Two Fingerz, Electrosacher. Quattro sold-out, più di 5 mila presenze totali, grande entusiasmo, buona musica e ottime vibrazioni. Per farvi un’idea del calore e della partecipazione del pubblico, vi invito a guardare un pezzo della performance di Frankie Hi Nrg, qua. Grazie di cuore agli amici Ambrogio Ferrario e Marco Aimo, che fanno sempre il mio nome alle persone giuste! Detta così sembra una roba alla Sopranos. Credo, senza falsa modestia, di aver conquistato sul campo una discreta credibilità. Non mi considero un DJ ma un “selecter”, un selezionatore di brani. Il dj set che propongo, in bilico tra i classici del passato e le hit (underground) del momento, mantiene un’anima rock’n’roll, pur spaziando tra diversi generi: black, new wave, electro, indie, post-punk, world. La serata più divertente e surreale come DJ è stata lo scorso 11 settembre sul tetto della Sala Grande del Palazzo del Cinema di Venezia. Ho messo musica per la giuria, gli attori, i registi e lo staff dell’ultima Mostra. C’erano tutti: Quentin Tarantino, Sofia Coppola, Gabriele Salvatores, Fatih Akin… Me la sono goduta di brutto! 3 ore di set! E poi ho incontrato e scambiato due chiacchiere con la vera star della serata: Stanis La Rochelle/Pietro Sermonti di “Boris”. Sono un fan di quella serie tv: l’adoro, è geniale!
 
 
GF: Elisa: sei una delle massime esperte di Stefano “Edda” Rampoldi, ex Ritmo Tribale. Ci racconti qualcosa del tuo, del vostro rapporto con lui e con la sua musica?
 
Elisa: Edda è stato una specie di sogno, per me. Quando avevo 15 anni me ne sono (musicalmente) innamorata. Era il mio idolo da poster. La mia icona. Non c’era nient’altro che mi prendesse quanto la sua voce, che tocca corde speciali e arriva dove non arriva nient’altro (20 anni dopo, per me, è ancora così!). Nel 1991 vidi i Ritmo Tribale in concerto al Teatro Miela di Trieste, avevo Edda accanto ma non ebbi il coraggio di salutarlo: per me era un mito inavvicinabile. Nel 1996 andammo ad uno dei tanti concerti dei Ritmo Tribale, ma sul palco non c’era Edda. Sparito. Di lui non si seppe più nulla di ufficiale. Disperata, cercavo informazioni, scrivevo le mie lunghe lettere (con la penna stilografica!) ai suoi compagni di band. Niente notizie. Per anni. A Natale 2007, come per magia, ricompare con un video su You Tube. Una registrazione casalinga di una canzone intitolata “Religioso Spirito” suonata assieme all’amico Andrea Rabuffetti. Quando lo vedo piango: di gioia e commozione. Scopro che gli anni di black-out sono stati riempiti da tossicodipendenza, comunità, poi un nuovo lavoro molto duro sui ponteggi di Milano. Un lento riavvicinarsi alla musica, il cui merito va in gran parte a Walter Somà (Santo, Poeta, Autore di Testi e Musiche e molto altro: Walter nelle notti insonni compone brani ispiratissimi che gli passa direttamente Dio, è un “supermarket di canzoni” che poi rielabora a quattro mani con Edda). Tornando a Rampoldi, visti i video su You Tube decido di contattarlo con timore reverenziale, attraverso internet (che lui non ha, ma usa a casa di altri) e nasce una (almeno per me!) intensa amicizia. Scopro una persona ancora più bella di quanto avessi immaginato. Stefano ha il candore di un bambino: è impossibile non volergli bene. Poi ha un lato oscuro e autolesionista che lo getta nel baratro, nel “horror vacui che mi divora dall’interno soprattutto la domenica” come dice lui. In quei momenti stargli vicino è molto difficile. In questi anni ci siamo incontrati un po’ di volte tra Milano, Varese e Trieste e siamo sempre in contatto. Mi sentirò sempre in debito per tutta la Musica che mi ha donato. Il regalo più bello che mi ha fatto è stato venire a suonare alle In Orbita Sessions. Ha fatto un concerto davvero memorabile. Quando eravamo a Capodistria gli ho chiesto di inserire in scalettaanche “Suprema” di Moltheni. Mesi prima ascoltavamo assieme il cd di Moltheni a casa di Stefano a Varese e mentre ero lì decise di farne la cover. Un pomeriggio mi stavo asciugando i capelli e c’era un po’ di tensione tra noi (o meglio, lui era in preda al famigerato horror vacui). Allora ha tirato fuori la chitarra ed è salito al piano di sopra, dove vive l’amico musicista Andrea Rabuffetti. Hanno cominciato a provare “Suprema”. Quella che per me resterà, a vita, L’Esecuzione Totale. Ero al piano di sotto e mi sembrava tremassero le pareti, ero sconvolta dalla forza disperata della sua voce, dalla potenza, dal dolore lancinante che ne usciva. Non avevo mai sentito nulla del genere. Su questo incontro ho scritto un racconto (a quattro mani con Stefano stesso) che uscirà in un libro intitolato “C 60 Colonne Sonore di Amori Perduti”. Mi piacerebbe moltissimo scrivere un libro sulla storia di questo grande artista dalla vita travagliata. Avevo già cominciato a raccogliere del materiale, ma a seguito di alcune incomprensioni con l’etichetta di Edda, il lavoro è stato assegnato ad un altro autore. Vedremo. The Future is Unwritten. No?
 

GF: Libri rock. Quali sono i vostri libri rock di riferimento, e perché? Scommetto che c'è “Last Night A Dj Saved My Life” di Brewster e Broughton.
 
Ricky: Seguo tutto (o quasi) quello che esce in Italia. Mi piacciono parecchio le biografie rock, i manuali, le storie di movimenti o generi musicali, soprattutto di nicchia. Ora sto leggendo tanto sul PUNK! Adoro Lester Bangs, Peter Guralnick, Jon Savage, Simon Reynolds. Tra le ultime bio mi ha colpito quella di Marvin Gaye, a cura di Dan Ritz (Arcana). Il libro di Brewster e Broughton è un classico, utile anche per aggiungere brani nelle proprie playlist da DJ.

Elisa: Mi hanno scardinato i libri di Henry Rollins come “See a Grown Man Cry” e “Get in the van”: Poesia Pura. Ho amato e riletto Lester Bangs, dallo stile unico: “Guida Ragionevole al Frastuono più atroce” (Minimum Fax); “Deliri Desideri e Distorsioni” (Minimum Fax). Mi hanno dato molti spunti: Steven Blush “American Punk Hardcore – Una storia tribale” (Shake Ed.); Legs McNeil, Gillian McCain “Pleas Kill me – il Punk nelle parole dei suoi protagonisti” (Baldini e Castoldi). E poi mi piacciono molto le biografie dei miei idoli musicali: Johnny Cash “The Autobiography” di J. Cash with Patrick Carr (Harper Collins); Lemmy e Jannis Garza “La Sottile Linea bianca”, Alice Echols “Graffi in paradiso la vita e i tempi di Janis Joplin” (Arcana).
 
GF: Ricky: stai scrivendo la tua tesi sul movimento punk nella Storia del Cinema. Insomma, libro in arrivo? Qualche primizia, qualche anteprima?
 
Ricky: Ho appena iniziato a scrivere, mi stanno dando un sacco di suggerimenti, spunti preziosi e materiali inediti, alcuni giornalisti e scrittori italiani esperti in materia, come Luca Frazzi, Andrea Valentini, Stefano Gilardino, Roberto Calabrò, Giona A. Nazzaro, Roberto Curti. Sono sulla strada giusta per chiudere un lavoro più che dignitoso. L’obiettivo è di laurearmi nei prossimi mesi. Per il libro si vedrà, sicuramente realizzerò con tutte le interviste raccolte, uno special - in più puntate - sul Punk per Radio Capodistria.

 GF: Elisa: ogni settimana curi la rubrica radiofonica “Deliri Desideri e Distorsioni”. Lester Bangs: quanto è stato importante, nella tua formazione, e quanto sarebbe importante un Lester Bangs nella cultura rock italiana odierna?
 
Elisa: Lester Bangs diceva che “le rockstar sono persone”. Questa considerazione mi è stata particolarmente utile quando ho cominciato a lavorare in campo musicale. Avvicinarsi con rispetto sì, ma non pensare di trovarsi di fronte delle divinità. Lester Bangs andava oltre: a volte le rockstar le prendeva in giro, le insultava, ci litigava. Eppure le amava e le capiva, più degli adulatori. Diceva anche: “è difficile avere degli eroi. È la cosa più difficile del mondo. È persino più difficile che essere un eroe”. Ci sono pezzi di Bangs che ho letto miliardi di volte e che vorrei aver scritto io! Come il pezzo su Iggy Pop in cui dice “non ci si aspetta che un’apocalisse sia gestibile e quando il massacro è finito non è il pubblico a sanguinare”. Leggo e penso: cosa mai potremo aggiungere? Ha detto Tutto. “Le parole sono micidiali, porca miseria, e non si può scaraventarle in giro tanto per fare colpo”. In Italia i giornalisti musicali bravi si contano sulle dita di una mano, ormai. E sono quelli in pista da molto. Le nuove leve sono spesso approssimative (emblematico il caso di una giornalista del mensile Rumore che recensì i Death Cab For Cutie avendo in realtà scaricato e ascoltato un altro album). A volte mi sembra che imperi il copia-incolla di comunicati stampa preconfezionati come modus operandi. Vedo un sacco di errori ed imprecisioni. Poco cuore, poca cura e poca originalità. Spesso mi dico che il rock’n’roll non è un lavoro part-time. Purtroppo se non si lavora duro e non ci si immola al suo altare, non si hanno risultati. Chissà, forse un Lester Bangs oggi verrebbe emarginato come un outsider. Vorrei tanto che ci fosse uno che scrive con i suoi guizzi, i suoi sermoni, la sua sfacciataggine, il suo stile. Qualcuno che osasse andare oltre l’ovvio.
 
 
GF: Infine... Le band che vi hanno cambiato la vita. Quelle che potrebbero cambiarvela, con un po' d'impegno. Quelle che avete rinnegato.
 
Elisa: Mi hanno cambiato la vita: Ritmo Tribale, Upset Noise, Jingo De Lunch, The Gits, Alice in Chains (con Layne Staley) e Negazione. Uno che oggi mi dà qualche scossa è Fabri Fibra. E ovviamente c’è Edda Rampoldi, unico e insostituibile. Anche le composizioni casalinghe di Walter Somà: spero che possa realizzare un disco solista, accanto al secondo album con Edda a cui sta lavorando. I rinnegati? Di loro mi prenderei cura se potessi! Li porterei a casa come fanno i bambini con i gatti e darei loro una ciotola di latte. E poi magari li ri-educherei musicalmente.
 
Ricky: I Russos sono due gemelli siamesi e condividono molte passioni musicali: anch’io dico Ritmo Tribale, Upset Noise, Negazione, Fabri Fibra, tra i preferiti di sempre. Aggiungo il metal, che è stato il primo amore musicale (Iron Maiden, Kiss, Metallica, Guns N’Roses, Mötley Crüe…), i Litfiba, Jeff Buckley, gli Afghan Whigs, Johnny Cash, i Clash, gli Stooges, Elvis, e i classici del Soul/Funk come Sam Cooke, James Brown, Marvin Gaye, Otis Redding. Ho amato i Nirvana e gli Alice In Chains, ma da anni non riesco più a sentirli, mi fanno venire in mente troppi momenti tristi del passato.
 
 
GF: Grazie di cuore.
 
RUSSOS: Grazie a te Gianfranco, finalmente un Vero Intellettuale che ha creduto nei Russos! Siamo lusingati ed eternamente riconoscenti.

BREVI NOTE

Per approfondire:
il sito dei THE RUSSOS IN ORBITA, http://therussosinorbita.blogspot.com/
il sito di ELISA RUSSO: http://elisarusso.splinder.com.
LE PUNTATE DI IN ORBITA RADIO http://fairtilizer.com/users/inorbita
LE PUNTATE DI IN ORBITA TV http://www.youtube.com/elisarusso76
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2010.
ISBN/EAN: 
000

Commenti

[the russos. lato b] ecco la

[the russos. lato b] ecco la seconda parte dell'intervista!

[russos] Ben fata ! ( tu

[russos] Ben fata ! ( tu )

Sono bravi, miglioreranno ! ( i Russos )

Ciao

valerio

[valerio-russos] ehilà,

[valerio-russos] ehilà, valerio! Ben ritrovato. Come xe?

[russos] Pulito. ( ma no iero

[russos] Pulito.

( ma no iero andado ssai lontan, anyway )

PS : I Russos, se leggono: a me la novità più seria della scena triestina mi sembra siano i Vecchi LUC ORIENT

[valerio, russos] i russos ci

[valerio, russos] i russos ci leggono, sono appena andato a segnalare loro il tuo commento sui vecchi Luc Orient. Sentiamo cosa rispondono... [ma voi vi conoscete già, vi siete già visti, lavorando insieme da qualche parte?]

[russos] li conosco di fame.

[russos] li conosco di fame. Ma io sono anzyano. E non seguo più la scena rock triestina. I LUC , però, vanno meglio oggi di quando li aiutai ( poco, eh ) a lanciarsi nel variopinto mondo del r and r ... ( da cui furono espulsi dopo primi successi, prova che erano bravi... ). guarda qui

http://lucorient.it/lucorient/prima.html

[luc orient] quasi quasi ti

[luc orient] quasi quasi ti proporrei di scrivere un articolo su un disco dei LO che ami più degli altri. Con l'occasione potresti raccontare per bene la loro storia. Che dici?

[luc orient] Sepoffà. Ma

[luc orient] Sepoffà. Ma pian. E parlandone da vivi.

Per la prossima settimana son in giro, co' torno...

 

Grazie, ciao

[luc, valerio] optume. A

[luc, valerio] optume. A presto, allora!

[luc orient-russos-valerio]

[luc orient-russos-valerio] ecco qui la replica, Valerio: 

Ricky: I Luc Orient li abbiamo ospitati in radio + volte, presentati sul Piccolo, fatti suonare al Tetris per “In Orbita Party” ecc... Li ho invitati alle In Orbita Sessions. E aggiungo che ho un buonissimo rapporto con il loro leader Piero Pieri, che lavora in RAI.
Russos: Sono bravi, ma nel segnalare le nostre preferenze abbiamo fatto una scelta, altrimenti la lista era infinita e non aveva senso. Abbiamo lasciato fuori un sacco di gente validissima, tra cui i Luc Orient. Non potevamo far la lista della spesa, come sempre selezioniamo per gusto, affinità, attualità ecc... Secondo i ns personali criteri.

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