Nonostante le proibitive condizioni climatiche lo sconsigliassero, mercoledì scorso al termine di un’affaticante giornata di lavoro sono tornato a percorrere la strada che la scorsa estate mi aveva più volte portato a Macerata in occasione della stagione lirica dello Sferisterio, per assistere al Teatro Lauro Rossi per la prima volta in vita mia al Jacob Lenz del compositore tedesco Wolfgang Rihm. Si tratta di un’opera da camera su libretto di Michael Frohling, prodotta da Georg Buchner nell’ambito del progetto “Palcoscenico Marche – le parole della musica” che è stato concepito dal Polo Lirico-Sinfonico M3 con il contributo tra gli altri del Ministro per i Beni e le Attività Culturali allo scopo di offrire maggiore visibilità alle vocazioni culturali e musicali delle Marche.
L’opera costituita da un unico atto articolato in dodici quadri ed un epilogo, fu rappresentata per la prima volta allo Staatsoper di Amburgo nel 1979. Narra la vicenda del grande poeta tedesco Jakob Lenz, antesignano di quel primo romanticismo marezzato da una profonda inquietudine spirituale, nel momento in cui, giunto preda della disillusione nei confronti della natura umana e travagliato dal morbo accecante della passione amorosa, decide di mettersi in cammino alla ricerca del proprio io. Dal confronto con la vacua retorica predicatoria del parroco Oberlin e con il pensiero pragmatico del filantropo Kaufmann, emergerà l’inconciliabilità dei propri sentimenti con i limiti imposti dal tempo e dalla ragione, facendolo piombare negli abissi più profondi ed irreversibili del delirio. Rispetto alla partitura originale questo allestimento curato da Henning Brockhaus si contraddistingue per l’inserimento all’interno dei tredici quadri brevi del parlato, che al di là dello scopo didattico finisce per appesantirlo inutilmente, privando il linguaggio musicale di quella suggestione evocativa e poetica cui tanto ambiva Rihm.
Lo spettacolo risulta tuttavia coinvolgente anche visivamente grazie alla scenografia che ben ricostruisce l’atmosfera livida ed inquietante di un incubo che avvolge i protagonisti in una comune e delirante schizofrenia. Tra gli interpreti occorre magnificare la prova di Thomas Mowes che ha vestito i panni di Jacob Lenz rivelando di possedere una notevole capacità interpretativa unitamente ad una voce baritonale dal timbro sicuro e superbo.
L’orchestra filarmonica marchigiana, qui composta da soli undici strumentisti in ossequio agli intenti del compositore che non prevedeva l’impiego di violini e flauti, è stata diretta con mano sapiente da Giuseppe Ratti, evocando molto spesso citazioni bachiane. L’ensemble delle sei voci corali e delle due voci bianche, che fungono da doppio della personalità del protagonista, si sono cimentate con lodevole capacità nelle diverse forme del linguaggio polifonico previste come il mottetto e il madrigale.
Gian Paolo Grattarola
28.X.2007
JACOB LENZ
di Wolfgang Rihm
Macerata
Teatro Lauro Rossi
24.X.2007
Libretto di Michael Frohling
Opera da camera in dodici quadri ed un epilogo
Direttore Giuseppe Ratti
Regista e scenografo Henning Brockhaus
Costumista Giancarlo Colis
Commenti
Amices!
Segnalo nuovo contributo del nostro ispiratissimo Gian Paolo.
A voi!
"Nonostante le proibitive condizioni climatiche lo sconsigliassero, mercoledì scorso al termine di un?affaticante giornata di lavoro, sono tornato a percorrere la strada che la scorsa estate mi aveva più volte portato a Macerata in occasione della stagione lirica dello Sferisterio, per assistere al Teatro Lauro Rossi per la prima volta in vita mia al Jacob Lenz del compositore tedesco Wolfgang Rihm."
> Domanda. Sei anche musicista?
"Narra la vicenda del grande poeta tedesco Jakob Lenz, antesignano di quel primo romanticismo marezzato da una profonda inquietudine spirituale, nel momento in cui, giunto preda della disillusione nei confronti della natura umana e travagliato dal morbo accecante della passione amorosa, decide di mettersi in cammino alla ricerca del proprio io."
http://it.wikipedia.org/wiki/Jakob_Michael_Reinhold_Lenz
Ti piacerebbe recensire qualche sua opera, da queste parti? Te ne saremmo grati, GPG.
"L?ensemble delle sei voci corali e delle due voci bianche, che fungono da doppio della personalità del protagonista, si sono cimentate con lodevole capacità nelle diverse forme del linguaggio polifonico previste come il mottetto e il madrigale."
> Credo che tu e il nostro Lupus avrete ore di colloqui di fronte, prima o poi. Proverò a sottotitolarli per i neofiti:)
non conoscevo l'autore....l'ho scoperto e lo leggerò spero presto...........il dolore e la disillusione che spesso entrano nell'arte fanno riflettere.....................tutto quello che è quotidiano se resta tale diventa follia ....scrive ...sconfitto da allucinazioni, povertà ed emarginazione...........