Rice Damien

O

Rice Damien

FRAMMENTI DI EMOZIONI

Una mano insicura, quasi infantile, sembra aver appena scarabocchiato due sagome umane sulla copertina del cd: “You” e “Me”, indicano le didascalie disegnate a matita sulla testa delle figure, simboli di un amore distante e impossibile. Ma chi ha realizzato quei disegni, in realtà, non è un bambino, ma adulto di trent’anni e passa, d’origine irlandese, amante della musica e perenne viaggiatore senza meta, diviso tra Dublino, Toscana, il sud dell’Italia e la Francia.
Un viandante, un flâneur, un collezionista appassionato di emozioni e di impressioni. Damien Rice è un cantautore delicato ed intimistico, estraneo alle logiche dello star system, ma desideroso di portare in giro per il mondo la dolcezza urlata e, allo stesso tempo, sussurrata delle sue canzoni.
Damien Rice è cantautore folk–rock salito improvvisamente alla ribalta agli inizi del 2003, grazie allo splendido album intitolato, semplicemente, “O.
Dopo una breve esperienza con la rock-band Juniper, un lungo periodo di riflessione lontano dalle scene: poi la fama improvvisa e inaspettata. Tanto che il suo disco d’esordio, uscito agli inizi del 2002, ha ottenuto la celebrità dopo tempo e quasi per caso, grazie ad un lungo ed interminabile passaparola. E dopo essere salito alla ribalta, non sono mancati paragoni importanti, da  Elton John a Neil Young, fino a Nick Drake e
Jeff Buckley.
Nel proprio disco d’esordio, questo intrigante ed intenso “O”, Damien Rice offre dieci tracce affascinanti e delicate, dieci frammenti di emozioni, urlati con passione. Sono canzoni che parlano d’amore, di gioia, di sofferenza e di dolore. In quelle note semplici, in quegli accordi essenziali, sembrano essere incastonate la polvere e la terra di tante strade percorse da solo, i profumi ed odori sentiti in mille paesi diversi, gli occhi di tante donne per le quali l’amore non è riuscito a durare, e sono diventate solo lontani ricordi sui quali piangere.

Una chitarra lontana e leggera introduce “Delicate”, traccia che apre il disco, e si ripete morbida ed lineare per tutta la canzone. La voce di Damien è roca , come di ritorno da un lungo viaggio, ricorda un po’ Jeff Buckley, con una estensione vocale minore ma forse la stessa espressività. La chitarra è l’asse portante, ma la leggera batteria rende tutto più magico, mentre Damien sussurra: “So why do you fill my sorrow / With the words you’ve borrowed / From the only place you’ve known / And why do you sing Hallelujah / If it means nothing to you/Why do you sing with me at all?…”.
La seconda, intensa traccia del disco, “Volcano”, mi offre la conferma di trovarmi di fronte un piccolo capolavoro cantautoriale, con quell’abile intreccio di chitarra e voce, suadente e cadenzato, che sfocia in un ritornello fluido e caldo come lava proveniente dalle profondità terrestri. In questa magica canzone Damien è accompagnato, oltre che dalla sua chitarra, da una splendida voce femminile, Lisa Hannigan, sua compagna anche nella vita.
The blower’s daughter” è profonda, sentita, appassionata, con la solita, semplice chitarra a sostenere da sola il peso di mille virtuosismi musicali. Così bella e struggente da essere scelta, a quasi quattro anni dalla sua registrazione, per essere inserita nella colonna sonora dell’ultimo film di Mike Nichols, “Closer”. Damien canta: “And so it is The shorter story / No love, no glory No hero in her sky I can’t take my eyes off of you…”. Il ritmo si fa sempre più incalzante, la chitarra più rabbiosa, finche non spunta, come un miraggio nel più caldo dei deserti, la bellissima voce di Lisa, fresca, solare e incantatrice, pronta a traghettarci dall’altra parte di questo fiume di emozioni in piena.
Cannonball” è di una grazia incredibile, orecchiabile e poetica, trasuda commozione da ogni accordo ed è pervasa da un senso di spettacolare emozione, grazie ad un canto sussurrato e confidenziale. Rice, commosso fino alle lacrime, mormora con dolore: “There’s still a little bit of your taste in my mouth / there’s still a little bit of you laced with my doubt / it’s still a little hard to say what’s going on…”. Drammatico grido d’amore.
Older cheats” è un altro frammento di incredibile intensità, con la chitarra sempre al centro dell’armonia essenziale; in questa canzone la voce di Damien diventa quasi recitazione di un testo teatrale, su una base di violini delicati: “like time / there’s always time / on my mind / so pass me by / I’ll be fine/ just give me time”. Sul coro composto dalle voci di bambini, in sottofondo, la splendida voce di Lisa rende ancora più splendida la conclusione.
Amie” è una disperata canzone d’amore che si alza leggera su un tappeto di violini e semplici accordi di chitarra, mentre le lacrime strozzano gli acuti più alti del ritornello: “Amie come sit on my wall & read me a story of old / tell it like you still believe that the end of the century / brings a change for you and me”.
Canzoni sentite e intense, dove l’introspezione e la voglia di raccontarsi prendono il sopravvento e creano immagini armoniche e poetiche: poesia che si sviluppa e raggiunge vette altissime nello strano e confuso incipit di “Cheers Darlin’”, che si arricchisce di alcune note di sax, un ritmo cadenzato che anticipa una canzone viva e carica delle emozioni di un viandante che si affaccia sull’alba un mondo triste e reale, cercando, ad ogni costo, le risposte ad alcuni interrogativi che logorano il cervello ormai straziato dal dolore: “What am I darlin’? / a whisper in your ear? / a piece of your cake? / what am I darlin’? / the boy you can fear? / or your biggest mistake? / what am i?”. Un pianoforte ubriaco e stanco suona le ultime note al tramonto.
Lo stesso pianoforte apre la gelida Cold water, canzone emozionante ed essenziale, nella quale Damien ci accompagna per mano lungo una strada nascosta tra gli alberi, un sentiero di amore e sofferenza: c’è anche Lisa, la sua voce è incredibilmente angelica, mentre il canto profondo e baritonale di un coro intona: “hallelujah…”.
Lisa suscita emozioni e commozione anche durante le prime, abbaglianti note di “I remember”, che evoca ricordi lontani e immagini infelici; il canto è essenziale e magnifico, risente di influenze folk e rock, si rifugia tra le pieghe più nascoste del cuore, ci apre una finestra sulla sofferenza di Damien: il finale di chitarra e urla violente lascia senza parole.
L’ultima traccia dell’album, “Eskimo”, sorprende per ben tre volte: dapprima per l’efficacia e la profondità di quattro minuti e mezzo di altissimo spessore cantautoriale, con un finale lirico e bellissimo, impreziosito da una maestosa voce da soprano, poi per una prima ghost-track, nella quale la voce di Damien si inerpica su sonorità cupe e desolanti, e infine per una splendida “Silent Night” rivoluzionata dalle nuove liriche e dalla splendida voce di Lisa, magnifiche in una semplice registrazione a cappella.

È con questo canto di Natale che si conclude uno dei più emozionanti e affascinanti album degli ultimi anni.
Un disco che rivela ad ogni ascolto mille sfumature, mostrando come sia possibile regalare emozioni con un album pop-rock semplice ed essenziale, e come il mercato musicale spesso non sia in grado di decretare l’effettiva qualità di alcuni cantautori: “O”, uscito agli inizi del 2002, sconosciuto ai più e poco considerato agli inizi, ha ottenuto la meritata consacrazione soltanto molti mesi dopo.
E, senza alcun dubbio, il disco d’esordio di Damien Rice è un’opera intensa ed emozionante, che parla direttamente al cuore, con rabbia, grinta e disperazione e commuove per l’instabile fragilità che si diffonde in ogni sua nota.
Di Damien Rice, insomma, sentiremo certamente parlare ancora, nel prossimo futuro.

Tracklist
1. Delicate
2. Volcano
3. The Blower’s Daughter
4. Cannonball
5. Older Chests
6. Amie
7. Cheers Darlin’
8. Cold Water
9. I Remember
10. Eskimo

DISCOGRAFIA ESSENZIALE
“O/B-SIDES” (CDG EastWest, 2004)
“O” (CDG EastWest, 2002)

BREVI NOTE BIODISCOGRAFICHE
Damien Rice, giovane cantautore di origine irlandese, è un artista giramondo e sognatore.
Compone e suona canzoni dall’età di tredici anni, inizia a suonare con la rock band Juniper, a cavallo degli anni Novanta, per abbandonare ben presto il progetto ed intraprendere una carriera solista, accompagnato dalla propria, inseparabile chitarra. Vive un po’ ovunque in Europa e nel mondo – Toscana, Napoli, Inghilterra, Francia – vagabondando e cantando per le strade, dedicandosi unicamente alla musica. Ora vive a San Francisco.
Il suo primo album da solista, “O”, nel quale è accompagnato dalla corista e compagna Lisa Hannigan, esce agli inizi del 2002 in Inghilterra, per poi essere diffuso, nel 2003, anche in USA e nel resto d’Europa.

Riferimenti principali:
http://www.ondarock.it; http://www.damienrice.com/

Antonio Benforte, 27 dicembre 2004.
Recensione apparsa originariamente sul sito ciao e lankelot.

ISBN/EAN: 
5050466478856

Commenti

Molto bello questo passo: "In quelle note semplici, in quegli accordi essenziali, sembrano essere incastonate la polvere e la terra di tante strade percorse da solo, i profumi ed odori sentiti in mille paesi diversi, gli occhi di tante donne per le quali l?amore non è riuscito a durare, e sono diventate solo lontani ricordi" > il disco è facile da riascoltare, è intenso e pacioso.

Sì, lo riascolto sempre volentieri anche io: chissà se ne registrerà un altro, a breve.

Sì, e con una major, vedrai.

Eppure il disco è di quasi 5 anni fa...

Come ho detto anche nel forum, è uscito il nuovo disco, "9".
Una piacevole conferma.

Rootless Tree, Dogs e Me, My Yoke And I le migliori, per il momento.
Ma tutto il cd è di altissimo livello, più curato di O negli arrangiamenti ed anche più vario.

(aspettiamo recensione completa)

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