Renoir

Ovunquealmeno (con intervista)

Renoir

Un rock leggero, tutto impatto e immediatezza; una giovane band italiana emergente, reduce da anni di concerti e di vivace contatto col pubblico; sonorità mai spogliate della melodia, e tuttavia non puramente pop; un disco a tratti metamorfico(si pensi alla rabbia punk di “Chiodi spezzati”, o al ritmo brit pop, alla Suede, di “Risvegli”), fedele agli stilemi della contaminazione, cari al nostro tempo. I Renoir, gruppo rock veneziano, debuttano con questo primo album, “Ovunquealmeno”, segnalandosi per la ricerca di una convergenza tra il rock dei Marlene Kuntz, degli ultimi Litfiba e del primo Priviero e il pop dei Bluvertigo; assimilata la lezione di certo rock statunitense, dagli Aerosmith degli anni Novanta ai Guns, i Renoir regalano al pubblico un disco piacevole e fondamentalmente disimpegnato.

Tra le canzoni di maggior interesse, “Chiodi spezzati”, traccia aliena dallo spirito del disco, che contribuisce dunque a personalizzarlo e a lasciare aperte le porte per una (auspicata) ricerca rock più estrema, in futuro: affascinano, come in ogni debut album, il contrasto, la contraddittorietà, qualche incoerenza interna. È magma.

“Insonnia paranoica” è un brano dal ritornello accattivante e orecchiabile, giocato su una chitarra graffiante e un testo ossessivo(forse un richiamo a “Ho ucciso paranoia” dei Marlene Kuntz),“Ovunquealmeno”, ballata lenta e suggestiva, è confessione e introspezione del cantante, Coppetta Calzavara.

Molto buona l’esecuzione del bassista, Rodighiero, dotato di un buon ritmo, ne “I tuoi capelli”. Interessante e ben arrangiata la breve visione de “Siamo i tuoi sogni distorti”; pezzo probabilmente più onirico dell’album; assieme a “Chiodi spezzati”, mi sembra rappresenti una delle strade potenzialmente più affascinanti che il gruppo può intraprendere. Per scoprire se si è trattato di frammenti impazziti, o di episodiche esplorazioni di altre sonorità, dovremo attendere il secondo disco, a fine 2003: allora capiremo se si è trattato della manifestazione del lato oscuro del gruppo, o se è stato l’embrione di una nuova ricerca espressiva. 

“La tua gioia” ha un taglio più rabbioso e amaro; “Dicembre” è un pezzo dall’autentico respiro pop; “Polvere”, invece è una ballata che credo non avrebbe sfigurato in una tracklist di Grignani.      

Nota negativa del disco è costituita dai testi: a volte si precipita in qualche rima facile, come “stelle/pelle”, ad esempio, o in rime non eufoniche: ad esempio, “giorno/contorno”, “mare/arrivare”. I concetti a volte si rivelano fumosi “Polvere, che soffoca l’aria inutile”, o d’argomento un po’ artefatto: è il caso di “Mary Jane”, ad esempio: dove, al di là della strana scelta anglofila del nome, si dice “Come sei, cuore di giava che non parlava mai”, o “Non hai più canzoni che ti consolino di notte/ascolta queste note”. Questo brano rappresenta, per l’argomento, una caduta di stile ed una strana strizzata d’occhio alle proto-adolescenti; peccato, perché musicalmente era ben ideato e ben congegnato. Nessuno pretende testi alla Ferretti, alla Gazzè, alla Battiato-Sgalambro o alla Godano, per carità: in Italia, oltretutto, siamo costretti a tollerare autentiche porcherie e nefandezze varie nelle canzonette della stragrande maggioranza degli autori; nominarne qualcuno è superfluo. La nobile tradizione cantautoriale sembra spegnersi; i tratti più originali, nei testi, appartengono di norma a certo rock o a certi musicisti poliedrici e ispirati, come Gazzè. Se si sceglie il rock, cercare distinzione nei testi può rivelarsi una strategia intelligente.  

Preferire il senso e il significato delle parole al puro suono delle parole stesse è, almeno, consigliabile.

 

I Renoir meritano d’essere incoraggiati e seguiti con interesse; questo primo disco stabilisce delle premesse affascinanti, per il futuro, e ha un sound accattivante e piacevole. Aspettiamo con fiducia il secondo album per analizzare le nuove tendenze e i nuovi orientamenti della band. 

 

Veniamo all’intervista: Fortu, determinato e carismatico chitarrista del gruppo, risponde a nome dei Renoir.

 

G.F. “Un rock contaminato dal pop; un ibrido tra Marlene Kuntz, Suede e Bluvertigo. Quanto vi riconoscete in questa definizione?”

Fortu: “Sicuramente nelle nostre canzoni la melodica è molto presente, perché, come dico spesso, siamo un gruppo italiano e qui da noi il ‘modo di cantare’ è molto importante…del resto anche certe canzoni dei Nirvana, per farti un esempio, sono basate su una melodia molto orecchiabile, rivestita di suoni rabbiosi.

I Marlene sicuramente ci hanno ispirato molto nel primo anno di vita del gruppo, essendo un ascolto comune a noi 4, così come gli Afterhours; però è già da un po’ che siamo alla ricerca del nostro suono, per avere uno stile nostro, il più possibile personale.

Gli Suede?…ovviamente li conosco, anche se non li ho mai ascoltati più di tanto. Forse le affinità derivano dal fatto che noi cerchiamo di dare alla canzone una sonorità tipicamente inglese.

Per quanto riguarda i Bluvertigo: il fonico dello studio dove abbiamo registrato il disco, Lorenzo Caperchi, è anche il fonico live e da studio dei Bluvertigo….. hai già capito tutto…”.

 

G.F. “Provenite da una lunga gavetta, da tante performances dal vivo. Qual è la sensazione che si prova vedendo prima stabilirsi, quindi migliorare e crescere il legame col pubblico? Vi capita di creare un pezzo immaginandone da subito l’impatto dal vivo, durante un concerto?”

Fortu: “C’è una sostanziale differenza con il pubblico, da quando abbiamo fatto il disco. Prima venivano a sentirci amici o quanti capitavano lì per caso, e spesso se ne andavano dopo poco o venivano a chiederci cover di artisti famosi(‘Io vagabondo’ ha sempre il suo fascino, ho notato!!). Ora invece, oltre agli immancabili amici, viene gente per sentire i nostri pezzi, e magari cantano anche. Questa è veramente la cosa più importante”.

 

G.F. “Renoir sta a suggerire la ricerca dell’impatto, della suggestione, della freschezza; ma Renoir era anche avanguardia, ribellione, oltraggio all’accademia. Avete inteso comunicare qualcosa del genere in ‘Chiodi spezzati’, pezzo al limite del postpunk, tra “Territorial Pissing” dei Nirvana e ‘Hang the Pope’ dei Nuclear Assault? O è stata una concessione all’estremismo di qualcuno di voi, o un richiamo alle vostre origini?”

Fortu: “Nel nostro primo disco sono confluiti pezzi molto vecchi. Pensa che ‘Chiodi spezzati’ la suonavo con Paolo nel 1995; anche “Siamo i tuoi sogni distorti” non è recente…In “Ovunquealmeno” abbiamo cercato di esplorare diversi generi, anche perché sinceramente non avevamo un’idea precisa sulla linea da seguire. Ecco quindi che compaiono brani quasi hard-core (‘Chiodi spezzati’), brani elettronici, (‘Insonnia paranoica’), e la classica ballata (‘Dicembre’).

Ma penso sia esperienza comune di molti gruppi, all’esordio: fare un po’ un the best con i brani migliori composti negli ultimi anni, a discapito forse della coerenza del disco, che forse non è molto catalogabile”.

 

G.F. “Qual è il significato del brano ‘Ovunque almeno’? È  un canto di rinuncia, di coscienza o di consapevolezza d’identità? Come si riflette nello spirito del gruppo un pezzo del genere?”

Fortu: “Rispondo con una frase della canzone che non abbiamo potuto inserire per problemi tecnici: ‘Mi pongo dei limiti, anche se amo l’infinito…’. Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro…”

 

G.F. “Veneziani come un grande gruppo di prog rock italiana, “Le orme”. Come interpretate il passaggio, sulla scena veneziana, dalle sonorità de “Le orme” alle vostre? È un segno di cessato sperimentalismo, oppure ritenete improponibile un confronto con i vostri illustri conterranei?”

Fortu: “Sono sincero, non riesco a ascoltare la musica prog, sia italiana che straniera, non mi sono mai piaciute le suite di 20 minuti, mi annoiano tremendamente…Conosco ovviamente gruppi come gli Area, le Orme (il cui cantante tra l’altro abita non lontano da casa mia), però a continui cambi di tempo, parti strumentali infinite preferisco 3 minuti e mezzo di rabbiose schitarrate, o un basso e una batteria “duri e puri” in 4/4 che ti fanno sobbalzare il cuore…

A Venezia comunque, o più in generale nel Veneto non c’è questa grande scena rock.. a parte gli Estra, a memoria non ricordo nessun gruppo che si è realmente fatto conoscere in tutta Italia in tempi recenti. Da noi va molto il reggae e lo ska, o magari i cantanti in dialetto, che preferisco (anche se non di molto) al prog”.

 

G.F. “Scena rock underground o emergente italiana: chi vi sembra promettere maggiormente? Quali vi sembrano essere le nuove tendenze? Quali i gruppi di maggior personalità e maggior carisma?”

Fortu: “Guarda, continuamente appaiono nuovi gruppi, sia nella scena underground, sia nella scena ‘classica’ emergente italiana. Proprio ieri, guardando MTV, ho visto il video di due nuove band italiane, neppure ricordo il nome...ed è proprio questo il punto.

Magari all’inizio certi nomi della scena emergente avranno più pubblicità, più passaggi televisivi o radiofonici; ma fra un anno, ci saranno ancora? No, ci sarà il ricambio con altri.

Invece ho notato che la scena underground ha molta più difficoltà a farsi sentire, ma ha un pubblico molto più fedele, che non dimentica.

Bugo, per esempio, fra un anno o due ci sarà ancora, perché si sta facendo un pubblico a forza di concerti, come hanno fatto gli stessi Marlene all’inizio, o magari i Litfiba.

Per i gruppi che magari adesso hanno un tormentone radiofonico, e dal nulla sono diventati qualcuno, sarà la stessa cosa?”

 

G.F. “Domanda antipatica, ma pretendo una risposta. Vi domando di indicarmi, nell’ambito del rock contemporaneo italiano o occidentale in genere, il nome di qualche artista che ritenete sopravvalutato o, piuttosto, detestate francamente. Sparate pure, tanto rimane tra noi…”.

Fortu: “Guarda, sinceramente non sopporto molti dei nuovi gruppi che arrivano dall’Inghilterra..un nome su tutti: i The Music.

Per carità, la canzoncina che hanno fatto è simpatica, ballabile, però oltre  a questo?…e poi, rapportiamo il fenomeno in Italia. Da noi potrebbe funzionare un gruppo che si chiama “la musica” e fa una canzone che si chiama “la gente”? Ci metteremmo a ridere.

È proprio un problema di mentalità. Tutto ciò che  è straniero, da noi è oro colato e chi se ne frega se, una volta tradotti i testi di certi gruppi considerati innovativi, notiamo frasi del tipo: “io amo la mia ragazza, la amo tanto tanto…”, oppure “ieri sera ho scopato la mia ragazza, ed è stato molto bello.. oh yeah!”

Eh sì, questi sì che sono trasgressivi!”

 

G.F. “Quale, tra i vostri pezzi, giudicate il più rappresentativo? In quale, altrimenti, vi riconoscete di più, e perché?”

Fortu: “Sicuramente “Insonnia paranoica”, il nostro secondo singolo, di cui abbiamo girato il video. Pezzo trasmesso anche in parecchie radio del circuito nazionale (su tutte Radio Deejay); che poi è anche la direzione che vorremmo prendere, ossia un rock moderno, molto aggressivo, che comunque deve suonare alla Renoir.

A parte “Insonnia paranoica”, tutti noi abbiamo un brano preferito, i miei per esempio sono “Dicembre” e “I tuoi capelli”- quest’ultimo lo associo al concorso di “Rockrevolution”. Mi ricordo ancora la notte insonne che ho passato aspettando che pubblicassero nel sito i nomi dei vincitori…”.

 

G.F. “Cerchiamo di stabilire debiti di riconoscenza e affinità elettive della vostra musica: quanto conta la lezione di Vasco, quanto l’esperienza di Ligabue, quanto la ricerca di Massimo Priviero e l’eredità di Massimo Riva?

Soprattutto: quanto pesa l’affinità, almeno primitiva, con i Marlene Kuntz?”

Fortu: “Sinceramente? Nulla, per quanto riguarda i nomi che hai detto. Mi spiego meglio: Vasco è stato il mio eroe in gioventù, e tuttora è per me il  migliore cantautore in Italia, però la nostra musica obiettivamente è diversa. Per quanto riguarda i Marlene Kuntz…vale il discorso che ho fatto nella prima risposta.

All’inizio, quando ancora non c’è una direzione precisa, è molto facile cadere nelle influenze di altri artisti: e i Marlene sono tra questi.  Nel disco si sente, magari in qualche modo di cantare. Però, a ben pensarci, anche loro all’inizio hanno preso molto dai Sonic Youth per poi distaccarsi,(anche se non moltissimo) progressivamente”.

 

G.F. “Il primo album ha ricevuto un buona accoglienza da parte del pubblico e delle radio. Qual è la direzione del progetto Renoir? Cosa vi attendete dal secondo album? C’è qualche nuova influenza in particolare?”

Fortu: “Il nostro primo album ha fatto conoscere, magari, il nome del gruppo. Sicuramente molte persone hanno sentito ‘Insonnia paranoica’, ma non sanno associarlo a noi. Bene: con il secondo disco dobbiamo fare in modo che il prossimo singolo venga associato al nostro nome, come per dire: ‘Ci siamo anche noi!’

Cerchiamo una conferma…

Per quanto riguarda le influenze, beh, lo scopo è appunto non averne, distaccarci il più possibile da artisti che apprezziamo per ricercare il nostro suono. E penso, a sentire i pezzi finora pronti, che siamo a un buon punto. Sicuramente, come ho già detto, sarà un disco molto più omogeneo, con pezzi composti nell’ultimo anno appositamente per questo disco. Non ci saranno pezzi alla ‘Chiodi spezzati’, che abbiamo visto appartenere più che altro al nostro passato. La direzione è ‘Insonnia paranoica’, e molti ritmi medi, con  chitarre magari meno pesanti, ma dal suono più ricercato”.

 

G.F. “Molto dibattuta è la questione dei prezzi dei dischi. Qual è la vostra posizione in merito? Ritenete che sia positiva l’influenza della rete sulle carriere dei gruppi emergenti, o temete che la diffusione capillare di mp3 possa impedire la sopravvivenza commerciale della musica degli artisti più giovani?”

Fortu: “Considerando che noi abbiamo vinto il concorso Rockrevolution, grazie ai voti della gente che ha scaricato ‘I tuoi capelli’ e dopo ci ha votato su internet, penso che capirai quanto sia d’accordo con la distribuzione della musica in rete.

Molti gruppi hanno solo questo mezzo per farsi conoscere…leggevo, tempo fa, di un gruppo che ha firmato un contratto discografico dopo aver raggiunto il record di circa 75.000 download da Vitaminic.

E poi, diciamocelo, se l’artista merita veramente, il disco venderà, senza dubbio. Io stesso, magari prima di comperare qualcosa di un gruppo nuovo, scarico qualche canzone e se mi piace il passo successivo è prendermi il cd”.

 

G.F. “Concludiamo con un saluto al vostro pubblico, e un invito a quanti ancora non avessero ascoltato ‘Ovunquealmeno’”.

Fortu: “Saluto di cuore tutte le persone che ci seguono, ci apprezzano e scrivono quotidianamente nel nostro forum…a tutti gli altri voglio dedicare una frase che avevo scritto nell’ultima newsletter per gli iscritti alla mailing-list renoir2001:

‘Prima di comprare nuovamente l'ennesima versione di ‘Dark Side Of The Moon’ dei Pink Floyd,(che resta comunque un capolavoro) perché magari non ci accorgiamo della musica NUOVA che proviene dai gruppi italiani?”

 

dedicato a tutti i gruppi che come noi si sbattono per emergere….

 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE E GENESI DEL GRUPPO.

 

Ovunquealmeno, Urlo Music-Universal, 2002.

 

I Renoir, gruppo rock d’origine veneziana, sono formati da Paolo Coppetta Calzavara (voce e chitarra), Fortunato Cacco (chitarra e cori), Giovanni Rodighiero (basso) e Andrea Bertoldo (batteria).

La storia della band ha inizio nel 2000, quando Andrea Bertoldo e Giovanni Rodighiero, provenienti da altri gruppi (“Piccoli aiutanti di Babbo Natale” e “Dafne museum”), si uniscono a Paolo Coppetta Calzavara e Fortunato Cacco(già attivi da oltre dieci anni, nei progetti “Desarmo” e “Stato confusionale”) dando vita al gruppo. Il nome, scelto dalla band, è un chiaro omaggio al pittore impressionista della “Colazione dei canottieri”, e non al figlio cineasta. Fortunato spiega le ragioni: “Renoir aveva una concezione dell'arte fresca e immediata; una limpida vocazione al bello, e alla piacevolezza. Noi cerchiamo di seguire quell'esempio con la nostra musica, sperando di mantenere freschezza e immediatezza".

Sempre nel 2000, il gruppo partecipa ad Arezzo Wave e inizia a proporre un demo con nove pezzi, tra i quali brani come “La solita violenza”, “Chiodi spezzati” e “Il vaso di Pandora” che venivano suonati, con arrangiamenti diversi, già nel progetto “Desarmo”. Il demo ottiene ottime recensioni e varie segnalazioni da diverse riviste, tra le quali “Rockstar” e “Tutto Musica e Spettacolo”. Tra le canzoni proposte, ritroviamo alcune poi riarrangiate in “Ovunquealmeno”: “Insonnia paranoica”, “Risvegli”, “I tuoi capelli”, “Dicembre” e “Chiodi spezzati”.

Nel 2001, i Renoir si aggiudicano il primo posto al concorso “Rock Evolution” indetto dall’associazione “Massimo Riva e Bollicine”, dedicata all’indimenticabile chitarrista di Vasco Rossi: così, sostenuti dall’entusiasmo del popolo della rete e degli spiriti rock, conquistano l’opportunità di aprire una tappa della tournèe di “Stupido Hotel”.

In quell'occasione i Renoir convincono sia i 25.000 spettatori che il padrone di casa. Ne derivano, a fine stagione, trentadue concerti. Nel frattempo, Fortunato Cacco ha modo di dar vita ad un suo progetto parallelo, da cantante e chitarrista: i “Rosacroce”. Il cd, dal sound decisamente più acustico e pulito, esce, totalmente autoprodotto, in questo periodo.

Nel 2002, il gruppo concentra le esperienze di due anni di ricerca artistica nella registrazione del primo album, “Ovunquealmeno”. Due mesi in sala di registrazione, tra aprile e maggio.

Il singolo di maggior successo è stato “Risvegli”, giunto al terzo posto nella classifica delle radio alternative e programmato da Radio Rock, Radio Popolare New e dalle altre emittenti del circuito underground/alternativo per diverso tempo.

Attualmente i Renoir sono impegnati nella preparazione di un nuovo disco, che dovrebbe uscire entro la fine del 2003. Sembra siano pronti circa 10 pezzi, totalmente nuovi. Il gruppo dovrebbe entrare in sala di registrazione per fine ottobre. A detta del chitarrista, sarà “un disco sicuramente più omogeneo di Ovunquealmeno”.

Prevista ancora qualche data in estate, per lo più nei festival: i fan sono avvertiti, il sito ufficiale fornirà ogni ulteriore informazione.

 

Sito Ufficiale dei Renoir:  http://www.renoir2001.it/default.asp

 

Lankelot, Gianfranco Franchi, aprile del 2003. Prime pubblicazioni: Ciao, Lankelot.com

ISBN/EAN: 
000

Commenti

(questo pezzo forse sarà più capito e apprezzato da quanti provengono da ciao.com degli anni belli;) ).

Mi sembra sia attualmente reperibile qui:
www.italysound.com
e qua e là troverete pessime notizie, nel web, sulla Urlo Music - etichetta del loro esordio. Speriamo che i Renoir siano sopravvissuti al casino...

Fortu è qui, ora:
http://www.myspace.com/3erre

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